Rinnovo del contratto per oltre 200mila dipendenti della Pa: aumento salariale di 117 euro lordi

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È stato raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto dei lavoratori delle funzioni centrali delle amministrazioni pubbliche che riguarda ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come l’Inps.

La pre-intesa, che riguarda il triennio 2019-21, è stata firmata da Aran e da tutti i sindacati del pubblico impiego tranne Usb e prevede un aumento medio salariale pari a 117 euro lordi (che corrispondono a 90 euro netti).

“È fatta. La firma di oggi all’Aran della pre-intesa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto funzioni centrali 2019-2021 mi rende felice e orgoglioso. Rispettiamo l’impegno che avevo preso il 10 marzo siglando con i sindacati il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale. Con il contratto, linfa del cambiamento, ridiamo centralità e dignità al capitale umano che muove la macchina amministrativa del Paese e che è stato protagonista indiscusso della tenuta italiana davanti alla tragedia della pandemia. La firma odierna, apripista per gli altri comparti, a partire da sanità ed enti locali, è la conclusione di un percorso di negoziati basati sulla fiducia reciproca, sulla responsabilità e sulla partecipazione”, spiega in una nota il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta.

L’accordo regola per la prima volta anche lo smart working. Come segnala PA Magazine, verranno introdotti due tipi di lavoro agile: lo smart working propriamente detto e il lavoro da remoto. Nel primo caso si tratta del classico meccanismo dello smart working, quello per obiettivi.

La prestazione lavorativa viene eseguita in parte all’interno dei locali dell’amministrazione e in parte all’esterno di questi, senza una postazione fissa e predefinita, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. La giornata sarà divisa in due fasce: quella di contattabilità e quella di disconnessione.

La fascia di disconnessione va dalle 22 della sera alle 6 del mattino. Durante queste ore il dipendente non può essere contattato.

La fascia di contattabilità, durante la quale invece possono essere inviate mail ed effettuate telefonate, non può comunque durare oltre l’orario medio giornaliero. Oltre al lavoro agile propriamente detto, sarà possibile optare anche per il “lavoro da remoto”, dove il dipendente ha gli stessi vincoli di orario dell’ufficio.

In questo caso, a differenza dello smart working per obiettivi, il lavoratore avrà diritto a permessi e buoni pasto.

In sintesi – spiega una nota del ministero della Funzione pubblica -, l’accordo prevede l’introduzione di una quarta area, ossia “l’area delle elevate professionalità” in cui saranno assunti i dipendenti altamente qualificati; la regolamentazione del lavoro agile, nel rispetto della soddisfazione di cittadini e imprese, un’attenzione maggiore alla formazione del personale, cruciale per sostenere la transizione digitale; una rivisitazione di alcuni istituiti normo-economici previsti dal precedente CCNL, come le assenze per malattia in caso di gravi patologie.

Sul piano economico, la preintesa garantisce benefici economici a regime, decorrenti dal 1° gennaio 2021, pari a circa 105 euro medi per 13 mesi e prevede l’utilizzo di risorse aggiuntive, stanziate nella legge di bilancio per il 2022, a decorrere dal 1° gennaio di tale anno, per finanziare il nuovo ordinamento professionale e il superamento dei limiti all’incremento dei Fondi risorse decentrate, consentendo un ulteriore beneficio complessivo a regime di circa 20 euro medi al mese. L’intesa riconosce anche arretrati contrattuali medi, per il periodo 2019-2021, pari a circa 1.800 euro.

Testo preintesa

Di particolare significato, anche per gli sviluppi che si potranno avere negli altri comparti (ed in particolare in quello di
nostro interesse, Istruzione e Ricerca) le parti afferenti l’ordinamento professionale – con l’area delle elevate
professionalità – e la disciplina del lavoro agile“, commenta Anquap.

Viene rivisto il sistema di classificazione e la struttura retributiva per l’area delle elevate professionalità diventa identica
a quella dei Dirigenti (stipendio tabellare, retribuzione di posizione e retribuzione di risultato).

Per la retribuzione di posizione all’interno degli incarichi dell’area del personale delle elevate professionalità si prevede
un valore annuo lordo tra un minimo di 11.000,00 ed un massimo di 29.000,00 euro.

L’introduzione di questa nuova area costituisce oggettivamente un successo dovuto all’iniziativa e all’azione intrapresa
dalla CIDA, con la presentazione di uno specifico documento sul middle management al Ministro Brunetta nella riunione
a Palazzo Vidoni del 12/3/2021“, conclude.

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