Rinnovo del contratto, Pacifico (Anief): già 17 incontri all’Aran senza vedere luce, è grave

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“Il rinnovo contrattuale dei docenti, del personale, amministrativo ed educativo va firmato, perché stiamo rivendicando un contratto scaduto da 48 mesi e gli stipendi sono rimasti fermi, mentre quasi un milione e mezzo di lavoratori della scuola ha continuato a lavorare e l’inflazione è diventata a due cifre. La situazione è grave se si pensa che tutti gli altri dipendenti pubblici nel frattempo hanno invece rinnovato il loro contratto”: a dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante un intervento all’emittente Radio Cusano.

“Gli insegnanti, amministrativi della scuola e i collaboratori scolastici – ha ricordato il sindacalista – sono gli unici che non hanno preso un soldo in più anche durante il Covid e senza essersi mai fermati. Abbiamo chiesto da giugno un contratto ponte all’Aran, ma siamo già a 17 incontri e non si vece la luce. Ieri nell’intervento all’Aran siamo stati duri, perché sta sempre più venendo meno ad una regola fondamentale: quella di lavorare tutelati da un contratto, perché nel privato questo avviene normalmente 9 volte su 10?”.

Pacifico ha quindi rivelato che “qualcuno ha chiesto al sindacato non firmare il rinnovo contrattuale perché il personale scolastico italiano deve avere stipendi europei. Noi rispondiamo che ha ragione, ma anche sostenendo che 120 euro lordi e quasi 4mila euro di arretrati vanno immediatamente assegnati: con l’impegno di rivederci subito all’Aran, per cambiare le regole e fare avere nuove risorse, finalmente aumenti veri, con la Legge di Bilancio 2023. Il lavoro va retribuito e non è una concessione”.

Parlando della fase di assunzione dei docenti, sempre durante l’intervento a Radio Cusano, Pacifico ha ricordato che “al termine dell’anno di prova si svolge una verifica finale e poi il percorso finisce lì: non si può sottoporre il neo-assunto ad ulteriori verifiche. Se la scuola non funziona è perché accadono queste cose, del tutto gratuite, ma anche perché abbiamo classi non a norma, affollate, senza un organico adeguato. Poi c’è il problema dell’arretramento delle competenze, che non può essere colpa delle insegnanti, ma di un sistema che non li mette nelle condizioni di operare al meglio. Anche l’alto numero di abbandoni precoci della scuola è tutto sulla coscienza di chi non supporta i territori più in difficoltà e non assegna risorse umane maggiori in quelle località: chi governa la scuola non ha compreso che questa deve essere il fulcro per formare cittadini europei del domani”. Il leader dell’Anief ha rinnovato l’appello ai nuovi parlamentari: “Devono mettere la scuola al centro del Paese, lo stesso Federico II lo ripeteva sempre al figlio: se vuoi governare i popoli bisogna studiare”.

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