Rinnovo del contratto, Anief: su alcuni punti c’è ancora molta distanza tra amministrazione e sindacati

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La parte normativa del Contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca potrebbe essere ad una svolta: domani, alle ore 10,30, l’Aran ha convocato confederazioni e organizzazioni sindacali, per la prosecuzione dalla trattativa riguardante il triennio 2019/2021.

Il confronto proseguirà nelle giornate a seguire del 25 e 26 gennaio: le parti si sono dette d’accordo nell’esaminare articolo per articolo del contratto oggi in vigore da rinnovare, soprattutto perché vi sono norme che hanno ormai 50 anni e che non possono più essere adatte alla scuola dell’autonomia e del Pnrr.

Su cosa verterà il confronto con i sindacati? L’Aran ha già manifestato l’intenzione di eliminare le posizioni economiche oggi in godimento del personale: le somme risparmiate verrebbero a confluire in quelle disponibili per le scuole per l’affidamento degli incarichi specifici. Questo comporterebbe la riduzione dei compensi degli attuali beneficiari di tali posizioni. La parte pubblica ha anche chiesto di creare un’unica area in cui far confluire personale con la qualifica di funzionari e personale con la qualifica di elevata qualificazione, con il rischio di creare un funzionario precarizzato e subordinato ad un incarico “triennale” e finirebbe ad essere gerarchicamente sottomesso al dirigente.

Il sindacato Anief ritiene che se per docenti, ad esempio per i tutor, è prevista una gratificazione economica, peraltro inadeguata e neppure a regime perché finanziata con i fondi del Pnrr che prevedono stanziamenti triennali, per il personale Ata i nuovi profili non garantiscono con chiarezza gli emolumenti permanenti del ruolo professionale superiore. “La valorizzazione del personale non si può effettuare a costo zero o con somme una tantum – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e poi non comprendiamo perché ancora non si introducano nel contratto figure ormai presenti nelle scuole di fatto ma non riconosciute, come quelle che operano a livello di middle management. Per i docenti, inoltre, devono essere previste delle indennità – di rischio, per chi opera fuori sede, per chi è collocato in aree disagiate ed altre – da tempo previste per qualsiasi altro dipendente della PA”.

“Per quanto riguarda il personale Ata – dice il presidente Anief – continuiamo a non comprendere per quale motivo si continuino a negare elementi basilari per qualsiasi lavoratore pubblico, come i buoni pasti, l’indennità per i videoterminalisti e la carta annuale da 500 euro per l’aggiornamento professionale. Ci sono anche delle norme da cancellare, degli anni 70, come la ‘temporizzazione’ che penalizza ingiustamente molto i segretari diventati Dsga. In conclusione – conclude Pacifico – l’ipotesi di contratto presentata non porterebbe quella valorizzazione del personale, ad iniziare dai DSGA, che l’Atto di indirizzo del ministero dell’Istruzione indicava”.

PROPOSTE E TRATTATIVA SULLE NUOVE NORME

Gli incontri dal 24 al 26 gennaio serviranno a ridurre la distanza fra la proposta Aran e quella dei sindacati, a partire dalla valorizzazione del personale DSGA e i nuovi profili ATA: lo “scontro”, scrive la stampa specializzata, “riguarda il riordino dei profili professionali, con il punto d’arrivo che vedrebbe l’eliminazione delle posizioni economiche ATA. Soluzione che vede i sindacati contrari. La proposta dell’Aran, come già nei precedenti incontri, prevede un sistema di classificazione articolato su quattro aree: collaboratori (come oggi); collaboratore esperto (dalla precedente area AS, formata solo dai CS delle aziende agrarie, si passa ad un’area dove possono accedere tutti i collaboratori scolastici)”, con “un freno che limita i passaggi dall’area A alla B (occorrono almeno 5 anni di permanenza se si possiede il titolo, altrimenti ne servono 10), poiché richiede il passaggio da A ad AS prima di andare in B”; poi abbiamo “l’area degli assistenti. Con la soppressione dell’area C, gli assistenti rimarrebbero fermi nell’area di appartenenza. Gli amministrativi e tecnici potrebbero passare nell’area dei funzionari, che però non esiste; infine, c’è l’area delle Elevate Qualificazioni, che prevede incarichi triennali irrinunciabili (a chi è stato ‘facente funzione’ per almeno tre anni) conferiti dall’Ambito Territoriale e garantiti solo in caso di posto libero come DSGA. Per il Direttore dei servizi generali e amministrativi, inoltre, entrerebbero in gioco tre posizioni diverse: gli attuali, i nuovi funzionari (gli attuali facenti funzione), i vincitori di concorso. Per il futuro, nell’area delle Elevate Qualificazioni si potrà accedere solo per incarico, secondo quanto avviene anche in tutti gli altri settori pubblici.

ALTRI AUMENTI IN ARRIVO

Domani, però, si potrebbe anche fare cenno agli aumenti stipendiali ancora non effettuati, sulla base dell’accordo sottoscritto il 6 dicembre scorso, con un’integrazione dell’atto d’indirizzo che renderà a breve esigibili i 300 milioni di euro riferiti alla Rpd (Retribuzione professionale docenti), grazie a risorse già stanziate nella legge di bilancio 2022 e inizialmente stanziate per la valorizzazione del merito. A questi si aggiungono 100 milioni una tantum che dovranno finanziare la componente fissa della retribuzione accessoria di docenti e Ata per il 2023 (si tratta nello specifico di 85,8 milioni di euro sono per i docenti e 14,2 milioni di euro per ATA per il 2022, destinati alla RPD e al CIA).

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