Rinnovo del contratto, Anief: servono 180 euro e riconoscere il rischio biologico per il burnout

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Comunicato Anief – Sul “tavolo” di concertazione con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ci sono il rinnovo del contratto scaduto da due anni e le assunzioni dei precari

A ricordarlo è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola. La posizione dell’Anief sul rinnovo contrattuale e sulle stabilizzazioni è inclusa nella memoria di 15 punti fondamentali consegnata la scorsa settimana al ministero dell’Istruzione al termine dell’incontro dello stesso presidente Anief con la ministra Lucia Azzolina. L’obiettivo del sindacato è riuscire a far inserire le sue proposte nella legge di Bilancio. Sul fronte del rinnovo dei contratti, il sindacalista ha ricordato che la ministra “ha riferito che il ministro Dadone sta cercando di mettere delle risorse aggiuntive per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici. Noi riteniamo – ha detto Pacifico – che rispetto ai 100 euro già previsti” con le ultime Leggi di Bilancio quanto meno “nelle more debbono essere messi almeno altri 80 euro per recuperare l’inflazione cresciuta negli ultimi 10 anni”.

Portare un aumento finalmente consistente, più che doppio rispetto all’ultimo del 2018 quando non si andò oltre il 3,48%, è fondamentale per i lavoratori della scuola. Secondo il leader dll’Anief “sarebbe un segnale da parte del Governo, in attesa che si riconosca quel rischio biologico legato a chi insegna e lavora in presenza a scuola” e che si sottopone a degli stress per la salute particolarmente alti: quel “burnout che soprattutto chi lavora nella scuola matura. Bisogna poi andare a rivedere il sistema delle pensioni e aprire delle finestre che permettano al personale docente di poter andare prima in pensione e non avere la classe docente più vecchia del mondo, come succede oggi”.

Il tema del contratto si intreccia con quello delle mancate stabilizzazioni. “Sul reclutamento abbiamo sottolineato che non riteniamo il concorso straordinario”, da oggi sospeso, “come la soluzione al male della supplentite. Questo percorso non deve essere selettivo ma ammettere alla graduatoria annuale chi ha 36 mesi di servizio. Soltanto riaprendo il doppio canale di reclutamento ai precari si può rispettare la norma comunitaria”.

Per cancellare il precariato, che quest’anno è arrivato ad assumere dimensioni gigantesche, si possono però anche “riaprire le GaE annualmente e organizzare sempre annualmente dei percorsi abilitanti aperti a chiunque abbia 36 mesi di servizio. Questo – ha ricordato il sindacalista autonomo – risolverebbe anche il problema degli Itp e dei diplomati magistrale, mentre oggi il concorso straordinario è riservato solamente al personale della scuola secondaria”.

L’attenzione del sindacato è rivolta anche ad amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. “Abbiamo ribadito” al Ministero “che sarà essenziale per il personale Ata rivedere i profili professionali”, andando ad introdurre quelle figure di coordinamento sinora mai attuate; per il personale docente c’è invece “da riconoscere il ruolo della vice dirigenza e per il personale precario la parità di trattamento dei diritti come il personale già di ruolo”.

Poi c’è il problema degli investimenti che scarseggiano e della qualità dell’offerta formativa da elevare: “Non si può pensare – ha detto Pacifico – che in attesa del Recovery fund non si parli più delle classi pollaio. Abbiamo quindi chiesto al ministro di aprire il tavolo previsto dal protocollo sulla sicurezza per riformare i criteri restrittivi della legge 133 del 2008 che ha portato al licenziamento di più di 200mila insegnanti, 50mila amministrativi, 4mila sedi di presidenza e quindi posti di Dsga, alla dismissione di 15mila posti”.

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