Rinnovo contratto, ritorno in classe e riforma del reclutamento: la crisi di Governo può avere effetti negativi. I sindacati sono preoccupati

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Sono ore di grande tensione in tutto il Paese. E anche la scuola guarda con estrema attenzione gli sviluppi della crisi di Governo, che ha visto le dimissioni del premier Mario Draghi respinte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mercoledì Draghi è atteso in Parlamento. Nel frattempo i sindacati della scuola non nascondono la propria preoccupazione.

Contattate da Orizzonte Scuola, le organizzazioni sindacali hanno mostrato in effetti un certo senso di negatività in merito alla questione. Troppe questioni aperte che rischiano di impantanarsi o peggio ancora di saltare del tutto.

Secondo il segretario della Uil Scuola, Pino Turi, intervenuto ad Orizzonte Scuola: “Le crisi di governo, in una democrazia parlamentare, sono la cura e non la causa delle crisi, che rientrano nella fisiologia del sistema, nella misura in cui le azioni di governo diano risposte ai cittadini”.

Stiamo aspettando le risposte del governo sulla scuola, invochiamo un cambiamento radicale”, prosegue il numero uno di Uil Scuola.

Piuttosto preoccupata Elvira Serafini, segretaria generale dello Snals, che ammette: “Non ci aspettavamo una situazione così incerta. Siamo alla vigilia di un incontro all’Aran per il contratto molto importante. Se è crisi di governo, vuol dire che si ingessa il processo per il rinnovo contrattuale. Siamo preoccupati anche per i fondi del PNRR, servono risposte immediate”.

Contratto e riforme a rischio, ma anche il ritorno a scuola a settembre, secondo la sindacalista resta un rebus: “Non si è fatto nulla, i sistemi di aerazione non sono stati attivati, tranne che in alcuni casi solo grazie alla volontà dei dirigenti scolastici. L’aggiornamento del protocollo di sicurezza non c’è stato e, al momento, non abbiamo notizie in tal senso”.

Preoccupazione condivisa anche da Rino Di Meglio, coordinatore generale Gilda degli Insegnanti:Non posso non essere preoccupato, perché noi speravamo di ottenere da questo Governo risorse aggiuntive per il rinnovo contrattuale. Così, sarà difficile poter proseguire con la legge di bilancio. La situazione non è certamente positiva da questo punto di vista“.

Sul piano di rientro in classe a settembre, Di Meglio dice: “Siamo al terzo anno del covid, nessun governo è mai riuscito a far riprendere le lezioni regolarmente, ovvero nessuno ha veramente messo mano ai problemi importanti come la riduzione del numero di alunni per classe e il ricambio d’aria. Nessun Governo lo ha fatto, né in crisi né in posizione stabile“.

Come accennato in precedenza, la situazione delicata del Governo potrebbe anche incidere sulla riforma del reclutamento recentemente approvata dal Parlamento. Infatti, mancano ancora 14 decreti attuativi, di cui uno da pubblicare entro luglio, per rendere operativa la riforma.

Entro il 31 luglio 2022 il provvedimento della presidenza del Consiglio dei Ministri definirà

  • i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, comprendente attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore.
  • il numero di crediti universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità
  • la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale
  • le modalità di svolgimento della prova finale del percorso universitario e accademico, comprendente la prova scritta e orale

Nell’ambito dei 60 CFU è comunque riconosciuta la validità dei 24 CFU/CFA già conseguiti quale requisito di accesso al concorso secondo il previgente ordinamento. Il decreto stabilirà i criteri per il riconoscimento degli eventuali altri crediti maturati nel corso degli studi universitari o accademici, purché strettamente coerenti con gli obiettivi formativi.

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