Rinnovo contratto, Fedeli: in tempi brevi. Anief: bene, ma servono 210 euro di aumento mensile

di redazione
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comunicato Anief – “Sul rinnovo contrattuale, i lavoratori della scuola non hanno bisogno delle rassicurazioni del Ministro dell’Istruzione sui tempi celeri: dopo quasi dieci anni di attesa, quello che chiedono è solo un aumento utile almeno a coprire quell’inflazione che nel frattempo ha divorato le loro buste paga e di avvicinarsi agli standard stipendiali dei Paesi Ocse”.

Lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, commentando le dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli nel corso di un convegno sindacale.

“Appena sarà pronto l’atto di indirizzo dell’Aran, io lo confermo, sono per aprire immediatamente il tavolo di confronto per il rinnovo dei contratti”, ha detto la titolare del Miur. “Non solo perché – ha aggiunto – sono passati tanti anni e non si può aspettare oltre, ma perché il rinnovo dei contratti deve assolutamente accompagnarsi al lavoro che stiamo facendo sui contenuti e sulla qualità per il rilancio della funzione di chi opera dentro la scuola, non solo dei docenti, dei dirigenti e del personale Ata. Il riconoscimento sociale, culturale ed economico di chi sta nel mondo della scuola – ha concluso Fedeli – è necessario al Paese”.

L’Anief apprezza la sensibilità del Ministro Valeria Fedeli sul tema del rinnovo del contratto scaduto nel 2009. Tuttavia, ritiene anche che dopo una così lunga attesa non possano certo bastare gli 83 euro lordi medi, che dovrebbero poi risultare al netto 56 euro, su cui è stata sottoscritta un’intesa, il 30 novembre 2016, tra il Ministro della Funzione Pubblica e le organizzazioni sindacali rappresentative, sia nel mondo della scuola che nel pubblico impiego, e che verranno proposti nelle prossime settimane dopo che la strada è stata spianata dal recente via libera definitivo del Consiglio dei Ministri alla riforma dei dipendenti pubblici.

Il sindacato ricorda che non bastano, di certo, i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni provenienti da Bruxelles.

“Se si misura l’inflazione che è cresciuta in questi anni di blocco stipendiale – spiega il presidente dell’Anief – si evince che l’inflazione è cresciuta di 14 punti percentuali: vorrebbe dire che dobbiamo avere sette punti di aumento in stipendio, mensili, da settembre 2015, ovvero dalla data stabilita dalla Corte Costituzionale.  che si è pronunciata in merito.  Di cosa stiamo parlando in termini di soldi? Per uno stipendio medio di 1.500 euro significa 105 euro netti per 20 mesi di arretrati e poi da oggi a seguire”.

“Ma non va solo salvaguardato il diritto a percepire l’indennità di vacanza contrattuale pari al 50% dell’inflazione: c’è anche da recuperare l’altra parte dell’aumento del costo della vita. Quindi il Governo deve mettere sul piatto 210 euro netti, pari a 320 euro lordi, che sono pari a quasi quattro volte rispetto alla cifra stanziata attraverso le ultime Leggi di Stabilità. Siamo così convinti del nostro ragionamento che stiamo cercando di convincere gli altri sindacati a non firmare questo contratto. Parallelamente abbiamo anche deciso di agire inviando dei modelli di diffida specifici per lo sblocco dei 105 euro di indennità di vacanza contrattuale da settembre 2015 e per l’assegnazione in busta paga della stessa cifra quando si firmerà il contratto. La loro presentazione – conclude il sindacalista Anief-Cisal – dà molte più garanzie del contratto a perdere che il Governo ci vuole rifilare”.

Anief, infine, ha già manifestato la ferma intenzione di non accontentarsi delle 12 mensilità massime di risarcimento previste: perché rappresentano una cifra compensativa irrisoria, anche rispetto alle norme degli altri Stati membri sulle mancate assunzioni a tempo indeterminato. A questo proposito, il giovane sindacato ha già interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.

La questione è stata affrontata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali, che agisce in nome e per conto del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, il quale pochi giorni fa ha pubblicato la presa in carico del reclamo collettivo Anief n.146/2017 sull’abuso di precariato scolastico italiano. L’Italia è stata poi bacchettata dalla Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, al termine del confronto svolto in questi giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio: in autunno, le autorità del nostro paese e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli. Sempre l’Anief, infine, si sta rivolgendo alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo,  per consentire la stabilizzazione dei lavoratori condannati alla precariato perenne.

Per tali motivi, il sindacato autonomo invita tutto il personale a ricorrere fino alla Consulta, che già si è espressa in merito, per ottenere lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale, da assegnare per legge. Per farlo, basta scaricare i modelli di diffida e ricorrere on line: una procedura che possono attuare sia i dipendenti della Scuola, sia i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

31 maggio 2017

Ufficio Stampa Anief

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