Rinnovo contratto, Fedeli: massimo impegno per aumenti. Anief: senza certezze lecito dubitare

di redazione
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comunicato Anief – “Un fatto è un dato concreto e intellegibile: continuare a dire che ci si sta impegnando per migliorare gli stipendi del personale scolastico non significa che si otterranno con certezza aumenti adeguati.

Si continua a rimare fermi agli annunci con un milione di docenti, Ata e dirigenti scolastici fermi ai compensi di nove anni fa: questa è l’unica certezza”. Lo ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, replicando alla Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che interpellata sulle proteste sindacali per i ritardi dell’Atto d’indirizzo del contratto e delle poche risorse sinora stanziate, ha tenuto ad assicurare il massimo impegno per produrre “fatti e non solo parole”, aggiungendo che “i fatti in genere li dimostro: ho detto che aprivo la scuola in tempo utile con tutti gli insegnanti in classe e l’ho mantenuto, dico che mi spendo per i rinnovi contrattuali e lo sto facendo”.

Anief-Cisal ritiene che il personale tutto della scuola, come le istituzioni sindacali che lo rappresentano, ha pieno diritto di avere grossissime perplessità sull’operato di chi governa il Paese e la Scuola: quella di bloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici per tutto questo lasso di tempo è stata una decisione gravissima che non ha eguali in altri Paesi. Siamo arrivati al punto che solo Slovacchia e Grecia possono contare su buste paga inferiori a quelle dei nostri insegnanti. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento nel corso della carriera. E tutto ciò fa ancora più rabbia se si pensa che il nostro corpo insegnante lavora assai di più in media rispetto ai colleghi europei.

“La verità è una sola: per incrementare gli stipendi dei dipendenti pubblici occorrono molti più soldi di quelli stanziati, almeno 17 miliardi di euro, a fronte dei 3 scarsi che potrebbero arrivare con le ultime tre Leggi di Bilancio, compresa quella prossima. Solo con questo intervento – continua Pacifico – si potrebbero adeguare gli stipendi al 50 per cento del costo della vita che negli ultimi anni è crescita di 14 punti percentuali. E applicare aumenti adeguati. Allo stesso tempo, occorre trasformare con immediatezza i posti dall’organico di fatto a quello di diritto. In questo modo, infatti, sarà possibile finirla con il continuare a chiamare ancora quasi 100mila supplenze annuali, a partire dai 40mila in deroga per il sostegno: posti vacanti a tutti gli effetti ma che continuano ad andare al personale precario, perché così lo Stato risparmia ai danni dei lavoratori e degli studenti”.

“Non sono da meno le mancate immissioni in ruolo del personale Ata: perché si lasciano 12mila posti in supplenza, poiché in questo modo si continuano a far sottoscrivere contratti a tempo determinato con scadenza 30 giugno anziché 31 agosto. Ecco come stanno le cose. Si fa cassa sul personale, precario e di ruolo. Siamo arrivati al punto di ottenere la miseria di 85 euro lordi per il triennio 2016-2018; dobbiamo sperare nell’intervento provvidenziale di un Ministro in perenne contesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Noi, come sindacato autonomo che tutela i lavoratori, non ci stiamo: ecco perché diciamo che è ora di finirla con i buoni propositi. E ci rivolgiamo al giudice”.

Per tali motivi, secondo Anief-Cisal risulta necessario inviare una diffida per sbloccare l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale al 50% dell’inflazione per recuperare 1.300 euro annui per docenti e Ata. La questione è stata trattata e discussa anche da Udir, sindacato che si batte per i diritti dei dirigenti scolastici, per il comparto dirigenziale: per loro, la cifra da recuperare sarebbe 3mila euro. Anche in questo caso è stato predisposto un apposito ricorso.

07 ottobre 2017

Ufficio Stampa Anief

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