Rinnovo contratto, è la fase decisiva: Aran propone come destinare altri 442 milioni, Anief replica e chiede di tutelare di più i supplenti con contratti “brevi e saltuari” che sono stati licenziati

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È entrata nella fase decisiva, probabilmente quella finale, la trattativa per il rinnovo contrattuale del personale della scuola relativa al Ccnl 2019-2021: molto importante è la posizione dell’Aran, che ha reso pubblica la sua posizione su diversi aspetti.

L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, a questo scopo ha diffuso alcuni chiarimenti sui numeri e sulle risorse disponibili per il rinnovo contrattuale nel settore dell’istruzione, ricordando che oltre agli incrementi già erogati attraverso l’accordo firmato nel dicembre 2022 per la parte economica, che ha utilizzato il 96% dei fondi destinati al rinnovo contrattuale, sono ancora disponibili 442 milioni.

La proposta, ripresa dalla stampa specialistica e che raccoglie una parte delle richieste del sindacato, si procede innanzitutto con il residuo risorse contrattuali, pari a 85 milioni di euro; con la valorizzazione dei docenti in base all’atto di indirizzo Valditara, per altri 220 milioni di euro; ci sono poi l’una tantum di 100 milioni di euro e i finanziamenti per l’ordinamento del personale ATA che corrispondono a ulteriori 37 milioni di euro. Partendo da queste risorse, l’Aran ha proposto di incrementare l’RPD docenti in media di 13,90 euro mensili a decorrere dal 1° gennaio 2022; la CIA al personale ATA, pari a 8,37 euro mensili a partire dal 1° gennaio 2021; l’indennità di funzione per i DSGA, che corrisponde ad un aumento medio di 49 euro mensili per 13 mensilità a decorrere dal 1° gennaio 2021. Con questo incremento, l’incremento complessivo di tale personale raggiunge circa il 7%. Pe quanto riguarda l’uno tantum, per i docenti sempre l’Aran ha proposto 63,84 euro, mentre per il personale Ata l’incremento sarebbe di 44,11 euro. Altri 48 milioni di euro servirebbero per coprire alcune norme contrattuali che hanno un costo indiretto, come i 2 giorni di permesso annuo per il personale a tempo determinato. Infine, sono destinati 37 milioni di euro alle progressioni verticali per il personale ATA.

L’Anief ritiene importante la presenza nella proposta dell’Aran di una serie di risposte alle questioni sollevate dallo stesso sindacato: il giovane sindacati ha sempre rivendicato l’esigenza di retribuire tutti e tre i giorni di permesso ai precari, poiché non è possibile contrarre un diritto relativo alla parità di trattamento con il personale di ruolo, come di aumentare il salario accessorio del personale ATA e l’indennità di direzione dei Dsga con lo stanziamento di almeno ulteriori 10 milioni di euro, sempre dopo aver contribuito allo stanziamento previsionale delle attuali quote.

“Le trattative continuano a ritmo serrato, in attesa della modifica dell’atto di indirizzo, anche per retribuire tutto il personale degli Atenei e di specifiche risorse per retribuire tutto il personale degli Enti di ricerca – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –  Deve essere chiaro che se le nostre richieste non troveranno spazio nel contratto, saremo anche stavolta obbligati a rivolgerci al giudice del lavoro. Oggi è stato, ad esempio, l’ultimo giorno di lezione per i supplenti con contratti ‘brevi e saltuari’ e sulla fine del loro rapporto di lavoro ci sono diversi punti che non vanno bene. E noi lo denunciamo: per capirci, sulla Retribuzione professionale docente, come pure per la Cia che riguarda i pagamenti del personale Ata, ma anche altre questioni come la Carta del docente e la monetizzazione delle ferie non godute, i tribunali continuano a darci piena regione sostenendo che i nostri ricorsi sono più che fondati”, conclude Pacifico.

Il sindacato ricorda che è parte attiva anche in Parlamento: vi sono delle trattative in corso – nel decreto legge Enti territoriali e Salva-infrazioni, dopo l’accantonamento alla Camera di diversi emendamenti nel decreto legge PA n. 44/2023 – su una serie di problemi che necessitano di interventi aggiuntivi, per evitare che il prossimo anno scolastico sia caratterizzato dal caos: le immissioni in ruolo da tutte le Gps, l’organico aggiuntivo di almeno 40mila unità, le graduatorie concorsuali da allargare a tutti gli abilitati, le abilitazioni da attivare in fretta tenendo conto di chi ha svolto precariato, il reintegro dei dirigenti scolastici e  dei docenti assunti in ruolo con anno di prova svolto e poi licenziati. Infine, all’Aran si sta trattando sull’equiparazione, rispetto al personale di ruolo, di una lunga serie di diritti, come pure sullo stanziamento delle risorse finanziarie per pagare a chi non è di ruolo i tre giorni annuali di permesso retribuito sinora riservati a chi è stabilizzato.

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