Rinnovo contratto, Anief chiede al Governo risorse per allineare gli stipendi all’inflazione e chiede modifiche al Ccnl proposto: lavoro agile, diritto disconnessione, violenza di genere e molto altro

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Sul blocco contrattuale della scuola perdurante da 41 mesi, in vista del prossimo incontro presso l’Aran, il sindacato Anief chiede un impegno formale del Governo perché stanzi risorse economiche adeguate per allineare gli stipendi dei docenti e del personale Ata al crescente livello di inflazione e a livelli dei colleghi europei che in media percepiscono dei compensi tra il 30% e il 50%: a questo scopo, si ribadisce l’esigenza di sottoscrivere con sollecitudine un contratto “ponte” che liberi subito le risorse già disponibili per il triennio di lavoro già trascorso, per poi incentrare la contrattazione e il confronto sul Ccnl 2022/2024.

“Il nostro obiettivo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è quello di adeguare ulteriormente i compensi, ma anche di aggiornare la parte normativa considerando che l’impianto base risale al 2006: a questo scopo, oggi abbiamo inviato all’Aran le nostre richieste di modifica alla proposta presentata dalla parte pubblica. Le modifiche riguardano il miglioramento dei rapporti con i sindacati e della gestione del periodo di rinnovamento dei contratti, la maggiore tutela del personale e dei loro compensi, un’ampia revisione dello smart working e l’introduzione del diritto alla disconnessione, un incremento delle tutele per chi fruisce di percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, permettere di fruire del congedo da l’unione civile così come avviene oggi per il congedo per matrimonio, l’aumento del numero dei giorni per i congedi parentali e di tutti i lavoratori che abbiano compiti di cura in qualità di genitori o prestatori di assistenza, provvedimenti specifici a tutela del personale delle Università e dipendente degli enti di ricerca non vigilati dal ministero dell’Università”.

 

 

TUTTE LE MODIFICHE NORMATIVE RICHIESTE DA ANIEF

Alla luce del secondo confronto svolto la scorsa settimana all’Aran e della bozza di proposta ricevuta sempre dalla parte pubblica, Anief ha oggi presentato una serie di richieste di modifica al testo: riguardano il rinnovo del contratto, che può essere rivisto anche alla luce dei rilievi posti da una sola delle sigle sindacali rappresentative; l’impegno dell’amministrazione “a convocare sei mesi prima della scadenza del contratto le” organizzazioni sindacali “per la presentazione delle piattaforme sindacali e per consentire l’apertura della trattativa”; l’incremento dell’anticipazione dei benefici complessivi che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale, che passerebbero così dal 30% al 50% “della previsione Istat dell’inflazione, misurata dall’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, applicata agli stipendi tabellari. Dopo sei mesi di vacanza contrattuale, detto importo sarà pari al 100% del predetto indice”, anziché al 50% proposto dall’amministrazione; un’informazione preventiva ai sindacati, sui dati da trattare, di almeno 7 giorni in vista degli incontri con la parte pubblica; la valorizzazione della “contrattazione collettiva nazionale”.

 

Uno dei punti ritenuti fondamentali dal sindacato è quello di far convenire le parti “ad avviare le trattative per il rinnovo della successiva stagione contrattuale con l’impegno del Governo di stanziare nella prossima legge di bilancio risorse aggiuntive per la valorizzazione del personale scolastico secondo quanto previsto nel Patto per la Scuola al centro del Paese del 21 maggio, per allineare progressivamente il potere d’acquisto degli stipendi al costo della vita e alla media registrati per gli altri lavoratori europei”.

 

Anief ha chiesto, inoltre, di includere anche i lavorati impegnati all’estero tra coloro che hanno i requisiti – sulla base di una richiesta “consensuale e volontaria” – per aderire “al lavoro agile (…), con rapporto di lavoro a tempo pieno o parziale e indipendentemente dal fatto che siano stati assunti con contratto a tempo indeterminato o determinato”. Con la specifica di individuare a priori “il numero delle giornate di lavoro da svolgere in sede e di quelle da svolgere a distanza”. Sempre in tema di smart working, l’amministrazione “avrà cura di facilitare l’accesso al lavoro agile ai lavoratori che si trovino in condizioni di particolare necessità, non coperte da altre misure”. Inoltre, dovrebbe “dare priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici e dai lavoratori con figli fino a 12 anni di età o senza alcun limite di età nel caso di figli in condizioni di disabilità. La stessa priorità è riconosciuta da parte del datore di lavoro alle richieste dei lavoratori che siano caregivers”, con la maggiore anzianità anagrafica che prevarrebbe “in presenza di elevate domande” sempre previa “contrattazione integrativa”. Sempre sull’attivazione del lavoro agile, Anief chiede l’attivazione dell’eventuale “strumentazione che l’amministrazione potrà fornire in comodato d’uso al personale”, oltre che “la formazione” professionale “sull’uso degli strumenti necessari allo svolgimento del lavoro agile e sulla prevenzione da rischi e infortuni”.

 

Anief chiede anche che “nelle giornate in cui la prestazione lavorativa svolta in modalità agile” diventi “possibile per particolari esigenze che saranno oggetto di contrattazione effettuare lavoro straordinario”. Mentre “non è possibile effettuare trasferte, lavoro disagiato, lavoro svolto in condizioni di rischio”. In ambito di diritto alla disconnessione, il giovane sindacato chiede di estendere la “fascia di inoperabilità” relativa al “periodo di lavoro notturno”, che prenderebbe il via alle ore 22,00 per interrompersi alle 7,30 del giorno successivo (anziché alle ore 6,00, come da proposta).

 

Si chiede poi di richiamare in sede il lavoratore solo “per sopravvenute esigenze di servizio documentabili”, previa “comunicazione che deve pervenire in tempo utile per la ripresa del servizio e, comunque, almeno il giorno prima, specificando le sopravvenute esigenze di servizio”. Per quel che riguarda l’aggiornamento professionale, Anief chiede che l’attività del piano della Formazione debba “svolgersi in orario di servizio”, con “specifiche iniziative formative per il tutto il personale che possa avvalersi di tale modalità di svolgimento della prestazione”.

 

L’organizzazione sindacale autonoma chiede anche di raddoppiare il periodo di astensione lavorativa, da 90 a 180 giorni, “da fruire nell’arco temporale di tre anni”, in cui “la lavoratrice, può essere inserita nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, debitamente certificati, ai sensi dell’art. 24 del d. lgs. n. 80/2015”. Tale congedo decorrerebbe sempre “dalla data di inizio del percorso di protezione certificato”. Inoltre, “In sede di contrattazione integrativa sarà riconosciuta alle dipendenti vittime di violenza di cui al presente articolo specifica precedenza per i trasferimenti, le assegnazioni provvisorie e le utilizzazioni presso altre sedi della medesima amministrazione di appartenenza”.

 

Tra le modifiche chiesta da Anief figura poi la necessità che l’unione civile goda della “stessa disciplina in materia di congedo matrimoniale”, così come previsto dalla “direttiva europea 2019/1158, relativa all’equilibrio tra attività legislativo di recepimento professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza”.

 

Sempre sul congedo parentale, Anief chiede di introdurre “l’obiettivo di promuovere il miglioramento della conciliazione tra i tempi della vita lavorativa e quelli dedicati alla vita familiare per tutti i lavoratori che abbiano compiti di cura in qualità di genitori e/o prestatori di assistenza, al fine di conseguire una più equa condivisione delle responsabilità tra uomini e donne e di promuovere un’effettiva parità di genere, sia in ambito lavorativo sia familiare, nelle singole sezioni si definiscono le modalità di utilizzo del congedo parentale secondo i criteri stabiliti nello schema di decreto”. Come chiede di fare entrare “pienamente a regime la nuova tipologia di congedo di paternità, obbligatorio e della durata di 10 giorni lavorativi fruibile dal padre lavoratore nell’arco temporale che va dai 2 mesi precedenti ai 5 successivi al parto, sia in caso di nascita sia di morte perinatale del bambino. Si tratta di un diritto autonomo e distinto spettante al padre lavoratore, accanto al congedo di paternità cosiddetto alternativo, che spetta soltanto nei casi di morte, grave infermità o abbandono del bambino da parte della madre”.

 

Inoltre, “aumenta da 10 a 11 mesi la durata complessiva del diritto al congedo spettante al genitore solo, nell’ottica di un’azione positiva che venga incontro ai nuclei familiari monoparentali. Il livello della relativa indennità è del 30% della retribuzione, nella misura di 3 mesi intrasferibili per ciascun genitore, per un periodo totale complessivo pari a 6 mesi. A esso si aggiunge un ulteriore periodo di 3 mesi, trasferibile tra i genitori e fruibile in alternativa tra loro, cui è connessa un’indennità pari al 30% della retribuzione. Pertanto, fermi restando i limiti massimi di congedo parentale fruibili dai genitori, i mesi di congedo parentale coperto da indennità sono aumentati da 6 a 9 in totale. L’indennità spettante ai genitori, in alternativa tra loro, per il periodo di prolungamento fino a 3 anni del congedo parentale usufruito per il figlio in condizioni di disabilità grave è del 30%”. Tra le proposte di Anief c’è poi l’aumento “da 6 a 12 anni” dell’età “del bambino entro cui i genitori, anche adottivi e affidatari, possono usufruire del congedo parentale indennizzato nei termini indicati nel punto precedente”.

 

Anief chiede poi che “per il personale delle università, l’amministrazione” produca un “decreto di ripartizione del fondo per il finanziamento ordinario di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, sono individuati i criteri di riparto delle risorse di cui alla lettera b) del comma 297 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, tra le singole istituzioni, dopo il confronto con le organizzazione sindacati titolari della contrattazione collettiva nazionale al fine dell’ individuazione dei principi generali per la definizione degli obiettivi e l’attribuzione delle predette risorse al personale tecnico-amministrativo”. Come al “personale dipendente degli enti di ricerca non vigilati dal ministero dell’Università” va “garantito lo stesso trattamento professionale riservato a quello degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’Università come disciplinato dalla legge 30 dicembre 2021, n. 234”.

 

Il sindacato ha infine chiesto di cancellare in toto la parte relativa ai “casi in cui, sulla base di dati consuntivi rilevati nell’anno successivo, non siano stati conseguiti gli obiettivi di miglioramento di cui al comma 1”: in tal caso, secondo la parte pubblica, “le risorse variabili di alimentazione dei fondi destinati ai trattamenti economici accessori, secondo le rispettive discipline di sezione, non possono essere incrementate, rispetto al loro ammontare riferito all’anno precedente; tale limite permane anche negli anni successivi, fino a quando gli obiettivi di miglioramento non siano stati effettivamente conseguiti. La contrattazione integrativa disciplina gli effetti del presente comma sulla premialità individuale”. Per il sindacato, tutto ciò non è plausibile.

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