Rinnovo contratti PA, incrementi superiori al 4% per tutti i comparti. Per la scuola si attende la chiusura definitiva. Il rapporto ARAN

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Pubblicato il nuovo rapporto ARAN semestrale che fa il punto sui rinnovi contrattuali e la retribuzione dei dipendenti pubblici. Ricordiamo che il CCNL Istruzione e Ricerca è stato l’ultimo ad essere rinnovato, per quanto riguarda la tornata 2019/2022.

Innanzitutto, dal rapporto ARAN viene proposta una tempistica dei rinnovi con una puntuale ricostruzione della durata di tutte le fasi attraverso le quali si arriva alla firma definitiva dei contratti.

Tale rapporto evidenzia un ritardo rispetto alla tempistica fisiologica, dovuto principalmente al tempo occorrente per definire lo stanziamento finale in legge di bilancio delle risorse destinate ai rinnovi.

Si è ormai consolidata una prassi che rende necessarie almeno tre leggi di bilancio (se non quattro) per arrivare allo stanziamento definitivo.

Da considerare anche i tempi non brevi necessari anche per le fasi di verifica e controllo successive alla firma della Ipotesi di contratto.

Si tratta dunque di un endemico slittamento temporale, che forzatamente si produrrà anche nel prossimo triennio 2022-2024, evidenzia ancora una volta una chiara specificità del settore pubblico, relativamente a procedure e pratiche che spesso si è creduto essere facilmente importabili dal settore privato. 

Il rapporto offre poi un’analisi dei contenuti economici dei nuovi contratti, con la indicazione, per ciascun comparto, degli incrementi retributivi riconosciuti.

Il rapporto registra incrementi superiori al 4% per tutti i comparti (con minime variazioni tra di essi), a fronte di una crescita dei prezzi dell’IPCA-NEI, nel triennio 2019-2021, del 2% e di un IPCA complessivo del 2,4%.

Tuttavia, spiega l’ARAN, per avere il quadro complessivo degli incrementi retributivi, occorre tuttavia considerare anche le ulteriori risorse, con finalizzazione specifica o destinate a specifici gruppi professionali o settori dei vari comparti, stanziate nella legge di bilancio per il 2022 o in altri provvedimenti normativi. L’incidenza percentuale di queste risorse registra variazioni più marcate tra comparti.

Nel comparto Sanità, anche in seguito all’eccezionale sforzo che è stato sostenuto durante l’epidemia da Covid-19, tali risorse hanno apportato un ulteriore 2,9% di incrementi. Percentuali inferiori negli altri comparti.

Si passa poi ad analizzare all’interno del rapporto la revisione del sistema di classificazione professionali.

Il Rapporto si sofferma in primo luogo su alcuni fattori di contesto, che hanno creato le condizioni per concludere il negoziato (in primis, il DL 80/2021 e lo stanziamento di risorse dedicate per la fase di prima attuazione).

Sono poi analizzate le principali novità dei nuovi ordinamenti (semplificazione degli inquadramenti giuridici, famiglie professionali, istituzione della area delle elevate professionalità, superamento delle posizioni economiche, possibilità di carriera) e sulle diverse scelte compiute nei vari comparti (ad esempio, con riferimento alla istituzione della “quarta area” o area delle elevate professionalità).

Ad oggi, tutto il personale non dirigente ha non solo rinnovato il CCNL del triennio 2019-2021, ma dispone di una nuova architettura circa gli ordinamenti professionali con la quale si è anche voluto rendere più attrattivo l’impiego pubblico e dunque facilitare l’entrata di nuove figure professionali.

Elemento perequativo

La dinamica aggiuntiva apportata dall’elemento perequativo appare diversificata e, conseguentemente, risulta differenziata anche la dinamica a regime. Ciò è dipeso dal fatto che il metodo seguito per definire gli incrementi è stato quello di mantenere uguale la dinamica retributiva al netto dell’elemento perequativo (3,78% per tutti i comparti), sommando a tale “dinamica di base comune” l’ulteriore incremento percentuale – variabile da comparto a comparto – apportato dalla stabilizzazione dell’elemento perequativo.

Ricordiamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali del comparto istruzione e ricerca hanno firmato nella serata dell’11 novembre un accordo politico sul rinnovo del Contratto scuola, cui ha fatto seguito il 12 novembre l’accordo sulla parte economica firmato in ARAN.

Interessati un milione e 200 mila dipendenti pubblici del comparto Istruzione e Ricerca, di cui oltre 850mila insegnanti.

  • un’anticipazione relativa alla parte economica
  • una disponibilità di 100 milioni di euro per il 2022 da destinare alla componente fissa della retribuzione accessoria per l’anno 2022, nella misura di 85,8 milioni per i docenti e 14,2 milioni per il personale Ata.
  • inoltre sono destinati a decorrere dall’anno 2022 89,4 milioni di euro per gli incrementi del personale docente e 14,2 milioni di incrementi per il personale Ata.
  • l’impegno a reperire ulteriori risorse finanziarie, anche nell’ambito della manovra di bilancio 2023, da destinare alla retribuzione tabellare del personale scolastico.

Il testo dell’accordo politico

Il testo dell’accordo economico: chi percepirà arretrati ed aumenti

Il contratto si applica a tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo determinato dipendente dalle amministrazioni del comparto indicate all’art. 5 del CCNQ sulla definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale del 3 agosto 2021.

Con la locuzione “istituzioni scolastiche ed educative” vengono indicate: le scuole statali dell’infanzia, primarie e secondarie, le istituzioni educative, nonché ogni altro tipo di scuola statale.

Quindi aumenti e arretrati spettano a tutto il personale in servizio nel periodo considerato, sia con contratto a tempo indeterminato che determinato.

Il testo dell’accordo economico

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