Rinnovare il contratto per rinnovare la scuola. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inviato da Biagio Biancardi – Il cammino dell’attuale legislatura volge al termine ed il governo ha l’occasione, l’opportunità di chiudere i contratti nel pubblico impiego.

La scuola con 1 milione di addetti e 800.000 docenti rappresenta la fetta più grossa.

La scuola è stata investita da riforme, riformette e controriforme che hanno peggiorato la sua funzionalità. Ogni ministro ha dato il suo contributo (si fa per dire): Gelmini, Profumo, Carrozza, Giannini e la Fedeli. Il risultato è che invece di andare ad una delegificazione, mai come in questi anni c’è stata un’impennata di leggi e circolari che hanno creato confusione ed incertezze interpretative permettendo alla burocrazia ministeriale di riacquistare potere (altro che autonomia). Alcune leggi come: Dlg. 165-2001, Dlg. 150-2009 (la c.d anzi famigerata Brunetta) e poi “dulcis in fundo” la L. 107-2015 il mostro giuridico che consta di 1 art. e ben 212 commi (un coacervo di norme confuse ed inestricabili) hanno inghiottito il precedente in maniera confusa e dilettantesca.

Nel novembre 2016 è stata firmata un’intesa tra sindacati confederali e governo Renzi che prevedeva lo stanziamento medio (questa parolina quanti equivoci ha generato, eppure il concetto è chiaro) di 85 euro a lavoratore in un triennio. Poca cosa hanno detto i soloni, i qualunquisti ed i ben altristi. Effettivamente la cifra è modesta, esigua, quasi simbolica e non ripaga di 10 anni di mancato rinnovo. Il ceto medio in questi anni si è avvicinato pericolosamente alle soglie dell’indigenza. Ma i sindacati hanno fatto valere un principio: <<a)I contratti si rinnovano; b) vanno rinnovati con i legittimi rappresentanti dei lavorati: ovvero i sindacati>> Questo principio era stato calpestato e vilipeso dal governo Renzi intento a delegittimare la triplice ed ad elargire mance “a destra e manca” mettendo in un angolo i sindacati. Addirittura in una trasmissione della <<7>> con Mentana, auspicò la “reductio ad unum” dei sindacati onde semplificare i rapporti con il potere centrale. Una proposta degna del padrone della Corea del Nord il cicciottello Kim Jong un.

Il governo Gentiloni ha la possibilità di riscattare questo lungo elenco di fallimenti, in primis mettendo risorse vere sul rinnovo del contratto; poi andando ad un nuovo CCNL per la scuola che faccia pulizia del ciarpame giuridico sedimentatosi nel tempo con leggi che si sovrappongono e contraddicono, espungendo quelle che vogliono imporre alla scuola un modello aziendale e verticistico. Di questo ha bisogno la scuola: ridare ai lavoratori che vi operano con impegno ed abnegazione dignità, autostima e considerazione sociale, senza inseguire chimere e falsi miti come “il Merito.” Usato oggi per omaggiare la corte del DS e quelli che non disturbano il manovratore. Solo così il governo potrà riconquistare una credibilità -oggi gravemente compromessa con il mondo della scuola.

Versione stampabile
anief
soloformazione