Rime buccali, queste sconosciute: il lessico oscuro dei burocrati

di Andrea Carlino

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Il 14 settembre gli studenti di tutta Italia torneranno a scuola, dovranno rispettare le misure di sicurezza e soprattutto il distanziamento fisico di un metro fra le rime buccali tra gli alunni (come scrive testualmente il Comitato Tecnico Scientifico).

Qual è la giusta distanza da tenere in classe? Un metro fra le rime buccali degli alunni. Hanno fatto sicuramente sensazione le parole della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel corso della conferenza stampa tenuta venerdì scorso con il premier Giuseppe Conte.

Il documento del Comitato Tecnico Scientifico

In realtà la ministra faceva riferimento al documento del Comitato Tecnico Scientifico che ha aggiornato le linee guida introducendo questa definizione: “Con riferimento alle indicazioni sanitarie sul distanziamento fisico, si riporta di seguito l’indicazione letterale tratta dal verbale della riunione del CTS tenutasi il giorno 22 giugno 2020: ‘Il distanziamento fisico (inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni), rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione”

Rime buccali, niente a che vedere con la poesia

Che cosa significa rime buccali? Beh, nulla a che vedere con la poesia, ma la rima buccale indica l’apertura delimitata dalle labbra a forma di fessura trasversale tra le due guance (buccae). Si traduce, per i non addetti ai lavori, con il fatto che gli alunni devono stare a un metro da bocca a bocca. Pertanto la distanza di un metro non è più tra i banchi, ma tra la bocca di un alunno e di un altro. Allo stesso tempo è chiaro che diminuirà la distanza interpersonale tra le persone. Con questo principio sarà possibile recuperare spazio nelle aule e riuscire nell’impresa di far rientrare tutti gli alunni in aula.

Il burocratese, linguaggio oscuro e di difficile comprensione

Non si può, però, non notare che rima buccale è l’ennesima parola tecnica che fa parte, a pieno titolo, del campionario del burocratese tra periodi infiniti e formule astratte.

Tra rime buccali, geometrie d’aula variabili e cruscotti informativi, ce n’è per tutti i gusti.

La domanda che si pongono addetti ai lavori e non è sempre la stessa: perché parlare con questo linguaggio così tecnico ad una platea così sterminata che coinvolge anche chi non è dentro la burocrazia dei Palazzi?

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