Rilanciare scuola del Sud valorizzando buone pratiche docenti. Commento

di redazione

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La differenza educativa rilevata dal rapporto Invalsi con una scuola del Sud peggiore di quella del Nord potrebbe essere dovuta allo scarso coinvolgimento dei docenti.

E’ una delle cause ipotizzate da La Voce.info che si è domandato retoricamente per quale motivo gli insegnanti che lavorano nelle scuole del Sud fanno peggio dei loro colleghi che operano nelle scuole di altre regioni italiane, considerando anche il fatto che molti di loro provengono proprio dal Meridione.

Secondo gli autori dell’articolo, Daniele Checchi e Maria de Paola, la risposta è nell’insieme di condizioni che si registrano. Oltre al divario socio-economico che sicuramente non aiuta, il problema potrebbe riguardareL’erraticità delle modalità di reclutamento degli insegnanti utilizzate nell’ultimo decennio (si pensi alla sanatoria che ha immesso in ruolo i diplomati magistrali)” che “non ha certamente contribuito alla selezione dei candidati migliori in termini di competenze o maggiormente vocati alla trasmissione della conoscenza. Al Sud a ciò si aggiunge un contesto sociale poco attento al valore dell’istruzione.

Gli autori suggeriscono anche di riuscire a far emergere i docenti migliori (nel senso di competenza e motivazione) e riuscire anche a coinvolgerli in un processo decisionale sull’organizzazione della scuola. A fronte di molti progetti – che ad avviso dei due esperti – sono di dubbia utilità, sarebbe meglio concentrare gli sforzi (anche economici) per rafforzarele competenze di base e offrire la possibilità a gruppi di insegnanti (per esempio quelli di una sezione) di candidarsi a proporre pratiche didattiche che siano efficaci nell’accrescere le competenze degli studenti e di procedere poi con sistemi rigorosi a accertarne l’efficacia“.

Questo criterio potrebbe portare anche a un bonus retributivo più adeguato della attuale ‘valorizzazione del merito’. Purtroppo, secondo gli autori, queste ipotesi non sono praticabili con “l’attuale legislazione sul pubblico impiego e nel contesto delle relazioni sindacali di oggi“.

Gli autori si dichiarano già timorosi degli interventi annunciati dal ministero dell’Istruzione; temono i progetti speciali a pioggia che finirebbero per soffocare le buone pratiche, invece che farle emergere e valorizzarle, con il risultato di non colmare il divario“.

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