Riforme, M5S, stralciare deleghe, su inclusione diritti calpestati

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“Siamo al fianco della rete di associazioni che oggi pomeriggio ha manifestato a Piazza Montecitorio contro i decreti attuativi delle deleghe alla Buona Scuola.

Docenti e genitori che chiedono l’adozione dell’unica azione accettabile: queste misure vanno ritirate. La più odiosa tra queste deleghe è certamente quella sull’inclusione. In piazza c’erano genitori con le lacrime agli occhi per un provvedimento che rischia di riportarci indietro di decenni rispetto all’approccio culturale nei confronti della disabilità. Questo provvedimento sancisce che i bilanci degli istituti vengono prima dei diritti”.

 Così i parlamentari del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura di Camera e Senato.

 Il decreto sull’inclusione scolastica è un vero e proprio attacco al diritto allo studio, che resta sulla carta ma viene sempre più svuotato di senso. Ricordiamo alcuni dei passaggi previsti da questa misura, che non esitiamo a definire ignobile: gli studenti che non hanno una disabilità grave certificata rischiano di perdere le ore di sostegno. Le ore di sostegno saranno decise da un Gruppo di Inclusione Territoriale (GIT), composto principalmente da dirigenti scolastici che non avranno conoscenza diretta dei singoli alunni e dei loro bisogni. Contrariamente a quanto avveniva fino ad oggi, le classi con studenti con disabilità  potranno essere composte da più di 22 studenti. Ci saranno ancora decine di migliaia di posti di sostegno che continueranno a restare scoperti, perpetrando i cronici scompensi della continuità didattica. L’approccio per valutazione diagnostico-funzionale degli studenti sarà affidata a commissioni composte da medici e, dunque, viene a cadere la compartecipazione fondamentale di famiglie, educatori, pedagogisti, psicologi assistenti sociali. C’è n’è abbastanza per chiarire come stiamo parlando di un provvedimento non solo iniquo, ma che dimostra anche una disarmante approssimazione e  ignoranza nell’approccio verso la disabilità. A Pd e compagnia la dura lezione della Buona Scuola non è bastata, vogliono inimicarsi definitivamente studenti, genitori, e insegnanti”.

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