Riforme. Anief, senza modifiche sulle leggi delega della 107, per il MIUR l’autogol è sicuro

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Anief – Sulle deleghe della Buona Scuola, il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli sembra non avere molti dubbi: vuole portare a compimento la Legge 107 del 2015 e pure in modo determinato.

Il Ministro lo ha scritto, senza nascondersi nel “burocratese”, nell’Atto d’Indirizzo che elenca le priorità dell’amministrazione per il 2017. A pochi giorni dall’arrivo al Dicastero di Viale Trastevere, quindi, risulta già chiara la linea intrapresa dal nuovo Ministro: una linea in piena continuità rispetta alla precedente gestione.

Di esplicita intenzione, da parte di Fedeli, “di portare a compimento tutte le deleghe previste dalla legge 107/15” parla anche la stampa specializzata. La quale pone però anche il problema sulle modalità che il Ministro intende adottare “per salvare le deleghe la cui scadenza è fissata per metà gennaio 2017. Davanti alla Fedeli – scrive Tuttoscuola – vi possono essere due possibili strade: chiedere (e ottenere) dal Parlamento una proroga (tre mesi almeno) per il varo delle deleghe mediante un provvedimento d’urgenza oppure sollecitare le commissioni parlamentari ad esprimere (e deliberare) il richiesto parere, in modo da far scattare la clausola speciale prevista dalla 107/15 per la proroga automatica di 90 giorni, rispetto al termine ufficiale del 15 gennaio 2017”.

“La proroga – continua la rivista – , oltre a consentire la messa a punto dei testi delle nove deleghe, consentirebbe di recepire anche l’eventuale parere (non previsto ma politicamente opportuno) del CSPI, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e, integrazione importante, prevedere che per talune deleghe non ci si limiti a richiedere alle Regioni il semplice parere, bensì l’intesa, al fine di evitare rischi di incostituzionalità (decreti legislativi Madia docent)”.

Allo stesso modo, Anief ritiene che nessuna intesa possa superare l’illegittimità e le discriminazioni insite in diverse norme della Legge 107/2015: ad iniziare dagli ambiti territoriali e la conseguente chiamata diretta che, nel suo primo anno di applicazione, hanno determinato un’innumerevole sequenza di errori e nomine discrezionali. Per non parlare, poi, del vincolo triennale sulla mobilità che non permette ai neo-assunti di chiedere trasferimento almeno per tre anni (anche gli educatori verso la primaria, pur facendone parte a tutti gli effetti).

Alcuni aspetti indispensabili da cambiare rispetto alla ‘Buona Scuola’, sono senz’altro il bonus per il “merito” annuale e l’aggiornamento professionale (500 euro), da cui sono stati incredibilmente esclusi tutti i supplenti, oltre che gli educatori e il personale Ata, nonché l’abolizione del vincolo dei 36 mesi di supplenze, oltre il quale il precario non verrebbe più nominato, prevista anche questa dalla Legge 107/2015, che sovverte le indicazioni espresse dalla curia europea secondo cui scatta l’assunzione e non il respingimento del lavoratore.

Tra le modifiche da apportare alla L. 107/15 c’è, poi, l’aggiornamento annuale delle Graduatorie ad esaurimento, come quelle d’istituto; l’inserimento in una fascia aggiuntiva delle GaE di tutti coloro che oggi risiedono solo nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto, pur essendo regolarmente abilitati all’insegnamento; la possibilità di presentare domanda di supplenza non più ad appena 20 scuole ma, bensì, all’intero ambito territoriale dove sono collocate; all’apertura ai laureati, iniziando a dare loro la possibilità di partecipare ai Concorsi a cattedra, ma anche nella terza fascia delle graduatorie d’istituto.

“La lista di cose da sistemare, rispetto alla Legge 107, è lunga: quella completa – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – l’abbiamo consegnata in Parlamento di recente, attraverso oltre 70 emendamenti alla Legge di Stabilità 2017. Molti di questi, se non tutti, li ripresenteremo all’interno del decreto Milleproroghe. È bene che il Governo ne tenga conto nella stesura dei decreti delegati: una norma incostituzionale rimane, infatti, tale nonostante siano tutti d’accordo nell’imporla”.

“Per questo motivo – continua Pacifico – le leggi delega potrebbero almeno sanare una parte delle storture presenti nella riforma targata Renzi-Giannini che, secondo noi, andrebbe sempre cancellata e rifatta da daccapo. Pensare di attuare delle deleghe, in perfetta sintonia con dei profili di incostituzionalità, sarebbe infatti un clamoroso autogol: significa che la lezione derivante dalla bocciatura della Consulta dei decreti legislativi voluti per la Pubblica Amministrazione dall’ex ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, non è servita a nulla”.

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