Riformare il calendario scolastico, oltre 30mila firme per la petizione. Fiore (autrice di Mdm): “La scuola non è un parcheggio, ma i figli non sono responsabilità solo dei genitori” [INTERVISTA]

WhatsApp
Telegram

La gestione dei figli durante la pausa estiva è diventata una questione sempre più spinosa per le famiglie italiane. Mandare i bambini ai centri estivi comporta un onere economico non indifferente, mettendo in difficoltà soprattutto quelle famiglie che non possono permettersi tale spesa.

Questo aspetto contribuisce ad acuire le disuguaglianze sociali, creando una frattura tra chi può permettersi attività estive formative e chi no.

Oltre ai problemi economici e sociali, la lunga pausa estiva può portare anche alla perdita di competenze cognitive e relazionali nei bambini. Questo fenomeno, noto come “summer learning loss”, è ampiamente studiato e dimostra come la lunga interruzione possa influenzare negativamente il rendimento scolastico.

È tempo di interrogarsi se la durata della pausa estiva in Italia sia ancora adeguata alle esigenze delle famiglie e alla realtà socio-economica del Paese. Le famiglie italiane chiedono una riforma che riduca la durata della pausa o che introduca misure di supporto, come campi estivi gratuiti o finanziati dallo Stato. La questione della pausa estiva rappresenta, quindi, un tema cruciale che merita una riflessione profonda, soprattutto alla luce delle disuguaglianze economiche e sociali che essa perpetua. Una riforma del sistema potrebbe non solo allineare l’Italia con il resto d’Europa, ma anche rispondere alle esigenze delle famiglie.

WeWorld e Mammadimerda, riconosciute piattaforme di voce e sostegno alle famiglie, hanno lanciato una petizione che in pochi giorni ha superato le 30.000 firme. A Orizzonte Scuola interviene Francesca Fiore, mamma di due figli (12 e 10 anni), fondatrice di Mammadimerda e una delle proponenti della petizione su Change.org.

Riformare il calendario scolastico, scuole aperte a luglio e tempo pieno obbligatorio. L’Italia vanta il record di giorni di frequenza scolastica, ma è anche il Paese che chiude le proprie scuole per il periodo più lungo. Non è le sembra un paradosso? Cosa proponete?

“L’Italia detiene il primato europeo per la più lunga chiusura continuativa delle scuole, condividendo questa posizione con Malta e Lettonia. Con 14 settimane di ferie estive e 200 giorni di frequenza scolastica, c’è un crescente bisogno di rivedere e riformulare il calendario scolastico.Una delle principali rivendicazioni è la redistribuzione delle vacanze scolastiche. Attualmente, le scuole italiane restano chiuse per tre mesi durante l’estate, un lusso che non tutti possono permettersi. Per gli studenti provenienti da contesti sociali meno privilegiati, le scuole rappresentano presidi sociali fondamentali che dovrebbero rimanere aperti. La proposta è di allungare le pause durante la primavera e l’autunno, continuare le attività didattiche per tutto giugno e, a luglio, offrire corsi extracurriculari erogati dal terzo settore. Un altro punto cruciale è la condizione degli edifici scolastici italiani. Circa il 50% degli edifici non possiede nemmeno un certificato di agibilità, rendendo urgente un intervento su larga scala in edilizia scolastica. Adattare gli edifici a temperature più rigide è un ulteriore passo avanti. L’ultimo punto della petizione riguarda l’equità tra il Nord e il Sud d’Italia. Attualmente, il 79% degli studenti delle scuole primarie al Sud non ha accesso all’istruzione a tempo pieno. La petizione chiede che il tempo pieno diventi un’opzione obbligatoria offerta dagli istituti per tutti gli studenti fino ai 14 anni.”

Cosa rispondete a chi afferma che la scuola non è un parcheggio? 

“La scuola rappresenta un pilastro fondamentale della società, il luogo dove i nostri figli acquisiscono le competenze e il pensiero critico necessari per diventare individui responsabili. Eppure, l’idea che la scuola sia un “parcheggio” per i bambini è una critica inquietante, soprattutto se viene da un insegnante. Tale opinione svaluta il ruolo imprescindibile dell’istituto scolastico nella formazione delle nuove generazioni. In Italia, c’è una retorica punitiva che colpevolizza i genitori per le responsabilità della crescita dei figli. Questa mentalità non solo aggrava il problema della denatalità, ma mette anche a rischio il benessere delle famiglie. I figli non sono solo una responsabilità dei genitori; sono anche una responsabilità della società, che deve contribuire alla loro educazione e custodia. Non tutti i genitori hanno le competenze pedagogiche necessarie per educare i propri figli, ed è per questo che gli insegnanti svolgono un ruolo cruciale. Quando un docente riduce la scuola a un parcheggio, sta ignorando la complessità e l’importanza del suo lavoro, e questo è preoccupante. La scuola non è solo un luogo dove i bambini vengono “parcheggiati” mentre gli adulti lavorano; è l’architettura stessa della nostra società. La scuola rappresenta un pilastro fondamentale della società, il luogo dove i nostri figli acquisiscono le competenze e il pensiero critico necessari per diventare individui responsabili. Eppure, l’idea che la scuola sia un “parcheggio” per i bambini è una critica inquietante, soprattutto se viene da un insegnante. Tale opinione svaluta il ruolo imprescindibile della scuola nella formazione delle nuove generazioni”.

Le scuole d’estate sono invivibili per via del caldo…

“L’argomento del caldo estivo nelle scuole è spesso motivo di dibattito. Molti sollevano la questione che nelle stesse aule dove si svolgono lezioni gratuite, i centri estivi a pagamento non sembrano avere problemi legati alle alte temperature. Inoltre, in paesi mediterranei come la Spagna e la Grecia, dove il clima è analogamente caldo, le scuole restano aperte per periodi più estesi. Tuttavia, la logica ci dice che il problema potrebbe non essere strettamente collegato alla temperatura. In Italia, già esistono istituzioni educative come le scuole materne e gli asili nido che operano tutto giugno e settembre senza implicazioni pericolose per i bambini. Quindi, se il caldo è davvero una barriera, perché non lo è anche per questi centri? Uno degli aspetti più interessanti è che questa ‘sfida’ potrebbe trasformarsi in un’opportunità. Si potrebbe sfruttare il caldo per introdurre nuove metodologie didattiche, come l’Outdoor Education, e per testare pedagogie trasversali che già esistono e funzionano in altri contesti. Oltre a questo, c’è un forte bisogno di investimenti in edilizia scolastica per adeguare gli edifici. Nessuno chiuderebbe un ospedale in estate perché fa caldo; perché dovrebbe essere diverso per le scuole? Se l’istruzione è una priorità, come dovrebbe essere, gli edifici scolastici devono essere adeguati. Se già oggi le famiglie faticano a gestire mesi di assenza scolastica, cosa succederà quando il clima, sempre più instabile, inizierà a influenzare anche i mesi tradizionalmente più miti come maggio e ottobre?”

Quali sono i prossimi passi della vostra iniziativa?

“La petizione, in realtà, non è il primo passo, perché è da anni che ci battiamo per questo, ad esempio durante la pandemia, quando aveva ancora più senso cambiare il calendario scolastico perché il virus colpiva di più in inverno. Ci saranno altri passi, c’è stata già un’apertura del ministro Valditare in tal senso e speriamo che dia prosieguo alle sue parole. Cercheremo di portare la nostra istanza fino al Ministero”.

WhatsApp
Telegram

Abilitazione all’insegnamento 30 CFU. Corsi Abilitanti online attivi! Università Dante Alighieri