Riformare il calendario scolastico, 18mila firme in una settimana per la modifica. Gori: “Per quale ragione la scuola italiana deve fermarsi per più di 3 mesi?”

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La petizione lanciata su Change.org da Weworld e Mammadimerda ha raccolto quasi 18mila firme in una settimana, puntando alle 25mila come obiettivo.

Il dibattito sulla durata delle vacanze estive scolastiche in Italia è un argomento che torna periodicamente alla ribalta, alimentato da preoccupazioni reali ma anche da resistenze e ostacoli.

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, si è unito alla causa, argomentando su Twitter che la lunga pausa estiva amplifica le disuguaglianze sociali e ostacola il benessere delle famiglie e degli studenti: “Per quale ragione la scuola italiana deve fermarsi per più di 3 mesi? Nessun altro Paese, salvo Malta e la Lettonia, ha una pausa così lunga. Le famiglie non riescono a seguire i ragazzi, salvo sacrificare il lavoro delle donne”.

La preoccupazione riguarda soprattutto le famiglie numerose, dove l’accesso a vacanze e attività ricreative diventa un lusso e non una norma.

Ogni anno, all’avvicinarsi dell’estate, le discussioni sulle tredici settimane di pausa si infiammano, ma quando arriva il momento di considerare modifiche concrete ai calendari scolastici, la situazione diventa complessa. Questo perché le competenze in materia sono regionali e quindi spetterebbe alle singole regioni operare variazioni, entro il limite dei 200 giorni di lezione imposti dalla legge. Tuttavia, nelle ultime stagioni, si è notata una lieve tendenza a iniziare la scuola qualche giorno prima a settembre.

La principale resistenza a un inizio anticipato a settembre è il caldo estivo. Molte scuole non sono dotate di aria condizionata, rendendo difficile un inizio lezioni con temperature elevate. Il settore turistico, inoltre, spinge per mantenere le vacanze estive lunghe, garantendo introiti anche nei primi giorni di settembre. Senza dimenticare le resistenze da parte degli insegnanti e la logistica degli esami di terza media e maturità.

Come potremmo procedere? Una soluzione potrebbe essere ridurre leggermente la durata dell’anno scolastico, già tra i più lunghi d’Europa, recuperando quei giorni durante l’anno per brevi pause. Questo potrebbe bilanciare le esigenze di famiglie, studenti e insegnanti, dando vita a un calendario scolastico più flessibile e adattato alle esigenze contemporanee.

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