Riforma sostegno, Rapisarda: continuità didattica solo stabilizzando i posti in deroga

di Gianluca Rapisarda
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Il nuovo anno è appena cominciato e grandi novità si prospettano già per l’inclusione scolastica.

Infatti, come già documentato su Orizzonte scuola con un mio recente articolo, in questi giorni, al MIUR, ferve la discussione sulla definizione del nuovo profilo dell’assistente alla comunicazione, da portare quanto prima in Conferenza Stato-Regioni per il definitivo riconoscimento giuridico di tale importante figura a supporto degli alunni con disabilità.

Ma la “new entry” più significativa sul sostegno sarà rappresentata senza dubbio dal nuovo Decreto sull’inclusione, la cui bozza è stata già presentata nelle scorse settimane dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca alle Associazioni facenti parte dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.

Lo scopo dichiarato dell’attuale Governo è il superamento del D. Lgs 66 del 2017, attuativo della cosiddetta Buona Scuola, la cui entrata in vigore è stata rinviata all’1 settembre 2019 dalla recente legge di bilancio.

Uno degli aspetti più innovativi della riforma del sostegno dell’esecutivo pentastellato dovrebbe essere costituito dallo stralcio della parte del D. Lgs 66/17 che permetteva di riconfermare, su richiesta della famiglia, l’insegnante di sostegno dell’anno precedente (mai entrato in vigore e sul quale il CSPI aveva espresso parere fortemente negativo).

Il nuovo testo introdurrebbe invece, secondo quanto previsto dalla medesima legge 107 del 2015, la continuità didattica dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno con disabilità.

Se tali indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi saranno effettivamente confermate dal nuovo decreto sull’inclusione scolastica su cui sta lavorando il MIUR, chi scrive, oltre ad insistere sulla necessità di un sostegno garantito dal contesto e non soltanto dal docente specializzato, attraverso il non più procrastinabile riconoscimento del profilo dell’assistente alla comunicazione, non potrà che condividere questi interventi correttivi da parte del Ministero.

Infatti, anche il sottoscritto non ha dubbi che, per i nostri ragazzi, la continuità didattica sarà ancora una “chimera”, senza il vincolo per gli insegnanti di sostegno di permanenza con il medesimo alunno/studente disabile (almeno) per l’intero segmento formativo.

Tuttavia, su tale delicatissimo argomento, mi sento di suggerire al Governo giallo-verde un’ulteriore scatto d’ali e salto di qualità se, a quanto pare, nonostante il preannunciato imminente decreto di modifica della Buona scuola sull’inclusione, il 40% dei posti di sostegno continuerà ad essere coperto da docenti precari “in deroga”.

Al riguardo, i numeri prodotti quest’anno sono allarmanti: se oltre 2 milioni e mezzo di alunni (il 33% dell’intera popolazione scolastica) si sono trovati con almeno un insegnante nuovo in classe, è andata ancora peggio agli alunni con disabilità, perché almeno 130.000 di loro (il 41%, ovvero 4 su 10) hanno cambiato il docente di sostegno rispetto al precedente anno scolastico e il 12% lo ha dovuto cambiare nel corso dell’anno.

Si ricordino in proposito le diverse e cicliche Note Ministeriali susseguitesi nel corso di questi ultimi anni ad inizio a.s., in base alle quali, in caso di esaurimento degli elenchi degli insegnanti di sostegno compresi nelle graduatorie ad esaurimento, i posti eventualmente residuati possono essere assegnati dai dirigenti scolastici delle scuole in cui esistono le disponibilità, utilizzando gli elenchi tratti dalle graduatorie di circolo e d’istituto, di prima, seconda e terza fascia». Migliaia di cattedre di sostegno sono state perciò affidate a docenti senza alcun tipo di specializzazione e perfino non abilitati, costringendo in tal modo le famiglie di persone con disabilità a ricorrere sempre più spesso ai giudici per dare un’istruzione adeguata ai loro figli.

Pertanto, sono fortemente convinto che nessuna Riforma dell’inclusione potrà mai cambiare l’attuale stato delle cose in Italia almeno fino a quando non verranno stabilizzati i 60.000 posti in deroga degli insegnanti di sostegno. Infatti, senza alcun intervento strutturale del MIUR finalizzato al transito di quest’”esercito” di docenti precari dall’organico di fatto a quello di diritto, per gli allievi disabili del nostro Paese, la continuità didattica resterà desolatamente un’”utopia” ed un diritto solo “sulla carta”.

Consigliere della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi

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