Riforma sostegno, Barin: dettata solo dal risparmio. Con risorse adeguate ci sarebbe continuità e professionalità docenti

di Eleonora Fortunato
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Giovanni Barin, tra i fondatori dell’associazione Genitori tosti Onlus (http://www.genitoritosti.it/), è da giorni in prima linea nella lotta contro l’approvazione definitiva del decreto delegato sull’inclusione scolastica degli alunni disabili.

“Un testo inemendabile – ha ribadito nel corso della telefonata con cui l’abbiamo raggiunto a Milano – un attacco gravissimo all’inclusione, al principio di non discriminazione, alla crescita armoniosa degli alunni/studenti “comunque abili”.

Abbiamo ripercorso con Barin i passaggi che hanno portato a quello che sembra l’ultimo atto di una serie di tentativi più o meno conclamati di messa in discussione della Legge 104: “Come famiglie siamo molto preoccupati, questo sembra il punto di arrivo di venti anni di riforme caratterizzate da tagli continui alle risorse della scuola, e chi subisce sono sempre i più deboli. Da tempo chiediamo una inversione di tendenza; la legge 104 ha disegnato un modello di inclusione perfetto o quasi perfetto, per questa ragione, quando il Ministro ci ha domandato ‘cosa cambiereste della 104, , non ho potuto non rispondere che il nostro punto di vista è opposto, perché modifcare la 104? Non hanno saputo darci una risposta adeguata, è chiaro che l’unico interesse risiede nel risparmio di spesa che ne potrebbe derivare. Voglio ribadirlo anche in questa sede, dando risorse adeguate alla scuola si creerebbe tutto il sistema virtuoso che la 104 ha previsto, tra cui anche la continuità didattica e il riconoscimento della professionalità dei docenti. Tutto può essere migliorabile, sia chiaro; per fare solo un esempio, ciò che manca oggi negli istituti comprensivi è un pedagogista preparato in didattica speciale. In base alla mia esperienza di genitore posso dire che l’avere incontrato persone preparate in questo campo ha marcato la differenza. Di pari passo con tutto questo deve andare, naturalmente, anche l’aspetto che riguarda l’assistenza specialistica, dall‘igiene alla comunicazione, punti su cui il decreto 378 non fa chiarezza.

Eppure Barin ci ricorda che un luogo di confronto tra l’istituzione e la base su questi temi esiste già, si tratta dell‘Osservatorio permanente persone con disabilità del Miur. Gli abbiamo poi domandato che cosa succede in Lombardia, se a livello di Regione e di Province si riesce a far fronte alle richieste delle famiglie, ma la risposta è stata negativa: “Noi famiglie mendichiamo da anni il contributo per le disabilità sensoriali.

L’alternativa, parliamoci chiaro, sono le scuole speciali, ma la domanda è, che cosa succede dopo le scuole speciali? Che fine fanno i ragazzi che le hanno frequentate?

Quali orizzonti intravedono le associazioni della Rete65? “E‘ evidente che uno stralcio del decreto 378 sarebbe una sconfitta politica, ma nel contempo anche un atto di assoluta umanità„. Ad oggi continuano a permanere nel testo il GIT,  “organismo inutile che costerà oltre 13 milioni di euro tolti alla scuola dell’inclusione”, i contributi economici alle scuole private, con il rischio delle “scuole speciali”, ma soprattutto, come si legge nel comunicato della Rete del 17 marzo, il fatto che “nessuno quantifica le ore di sostegno necessarie per ogni singolo bambino/a; si prevedono ben 4 momenti valutativi/accertativi ad opera di differenti gruppi di persone; una montagna di carte e una burocrazia pazzesca che dovrà confluire al GIT, organismo costosissimo„. Proprio così, conclude anche Barin, “questo testo è mostruoso e riteniamo una follia l’accondiscendenza mostrata dalla Fish e della Fand.

Tenere in vita la 104 e opporsi al nuovo disegno, sembra dirci questo genitore che non si arrende, significa credere che la nostra società è ancora in grado di occuparsi delle persone con disabilità senza considerarle semplicemente un peso o un costo, ma riconoscendone la dignità di esseri umani, così da accoglierle nel tessuto sociale e, in tanti casi, anche in quello produttivo.

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