Riforma scuole medie, per MIUR addio bocciature e pagelle

di Anselmo Penna
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Un articolo pubblicato oggi dal quotidiano “Italia Oggi” conferma le nostre indiscrezioni relativamente alla riforma della scuola secondaria di I grado.

Giorno 19 settembre vi annunciavamo la volontà da parte del Ministero di dar seguito alla delega presenta nella riforma della scuola 107 che dà mandato al Governo di rivedere l’esame di licenza media.

Si preannuncia una vera e propria rivoluzione, a partire dai voti che non saranno più numerici (ma espressi in lettere, dalla A alla E), dall’eliminazione delle prove Invalsi tra le prove finali dell’esame ed il loro inserimento durante il percorso di studi, all’eliminazione delle pagelle.

Ciò che, però, farà sicuramente più discutere è l’eliminazione (o meglio la limitazione estrema) delle bocciature.

Infatti, secondo quanto conferma Italia Oggi in un articolo a firma Marco Nobilio, in una scheda elaborata dal Ministero si preannuncia l’eliminazione delle bocciature che sono viste come peggiorative per “la situazione del singolo studente ed prodromica per la dispersione scolastica”.

Pertanto, l’obiettivo è di rivedere il sistema di promozione che dovrà essere disposta “a maggioranza dal consiglio di classe anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Insomma, se il CdC lo riterrà opportuno, potrà decidere di portare avanti anche studenti che non hanno acquisito pienamente le competenze.

Una novità che fa il paio con la riforma delle modalità di valutazione dei docenti che abbiamo anticipato a settembre. Infatti, la volontà del Ministero è di passare dai voti numerici a quelli con lettere.

Si passerà dalla A alla E, dove quest’ultima indicherà quegli studenti che non hanno raggiunto le competenze o meglio che non sono ad una “prima acquisizione”.

Le lettere dalla A alla C indicheranno i voti dal 6 al 10, mentre la D inicherà le insufficienze (o meglio le competenze parzialmente raggiunte).

Addio anche alla pagella, che sarà sostituita dai livelli di competenze raggiunti.

Un riforma che punta anche ad un calo drastico della dispersione scolastica facendola rientrare nei limiti indicati dall’Europa.

Una strategia che, però, non sempre paga. Infatti, se è vero che l’Italia sta lavorando ed ottenendo risultati in termini di dispersione scolastica, è anche vero che a questo calo non è corrisposto un aumento delle competenze degli studenti.

Insomma, per farla semplice: si promuove più facilmente, ma gli studenti non hanno basi e competenze  minime per affrontare il mondo del lavoro.

A dirlo è stata la stessa OCSE che ha bacchettato l’Italia per la mancanza di valutazione d’impatto delle azioni messe in campo

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