Riforma scuola: la UIL risponde. Abolizione supplenze impossibile. Merito: valorizzare lavoro in classe

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Abbiamo intervistato Massimo Di Menna, leader della Uil Scuola, per chiedergli come il sindacato si pone nei riguardi della riforma della scuola che sarà discussa nel Consiglio dei Ministri di domani 29 agosto.

Abbiamo intervistato Massimo Di Menna, leader della Uil Scuola, per chiedergli come il sindacato si pone nei riguardi della riforma della scuola che sarà discussa nel Consiglio dei Ministri di domani 29 agosto.

Repubblica ha anticipato che ci sarebbe intenzione di ritoccare al ribasso gli scatti di anzianità e integrare lo stipendio lavorando di più , facendo supplenze o assumendo incarichi . Se l’indiscrezione fosse confermata si toglierà a tutti per dare a pochi! Voi che ne pensate?




La risposta è semplice, se fosse così non ha nessuna possibilità di trovare una soluzione la questione. Non si può neanche immaginare di ridurre lo stipendio e lavorare di più, penso che non sia questa l’intenzione del governo. C’è da considerare che, al contrario, una delle emergenze del nostro sistema scolastico che il governo deve affrontare è quella delle basse retribuzioni del personale, siamo agli ultimissimi posti nel sistema europeo. Va fatto uno sforzo al contrario per vedere come riconoscere meglio l’impegno professionale di chi, con tanta passione e fatica, fa funzionare la scuola. Questo è uno dei temi da affrontare.

Per noi del sindacato va affrontato rapidamente con un contratto innovativo e con delle soluzioni che nel tempo possano resistere. Non credo che assisteremo a grandi novità da parte del governo, venerdì su questa materia. Qui c’è un precedente, il governo Monti ha fatto un decreto legge per aumentare l’orario di servizio degli insegnanti e poco dopo lo stesso governo ha dovuto annullare quel decreto sulla protesta, non solo dei sindacati ma di tutti gli insegnanti italiani. Secondo me non è questa l’intenzione del governo. Credo che ci sarà maggiore buon senso da parte del governo, però mai dire mai. Noi siamo abbastanza pronti e sereni per affrontare con disponibilità, responsabilità ma anche con determinazione quelle che saranno le problematiche che attengono al lavoro. Ripeto uno dei temi centrali del nostro sistema scolastico, tra l’altro riconosciuto dallo stesso presidente del Consiglio Renzi, è che ci sono retribuzioni troppo basse degli insegnanti, quindi la risposta non può essere “minore stipendio e lavorare di più”.

Il Ministro ha chiaramente detto al Meeting di CL che ritiene giusto premiare e penalizzare. L’eventuale taglio degli scatti di anzianità è di per sé una penalizzazione, i docenti partiranno già “in punizione”. Al di là delle battute, quale sarebbe la posizione della UIL sulle penalizzazioni?

Se l’intenzione del governo si presentasse come l’intenzione di riconoscere il maggiore impegno professionale e di trovare come fare per riconoscerlo, quindi dando anche retribuzioni aggiuntive, su questo noi siamo molto disponibili. Abbiamo anche qualche idea e qualche suggerimento. L’importante è valorizzare il lavoro in classe quello che si fa con gli alunni e non il lavoro esterno all’aula. Evitare, cioè, che vengano premiati insegnanti che invece di insegnare facciano altre cose, quindi l’importante è mantenere la centralità del lavoro d’aula, il lavoro più difficile e importante che si fa con i ragazzi. Per fare questo occorre un investimento finanziario. Ritornando al punto di precedente, non è ipotizzabile che si possa valorizzare e premi e premiare un impegno professionale intervenendo su una retribuzione media degli insegnanti di 1300 euro al mese.

Se si affronta il contratto di lavoro in cui ci sono risorse aggiuntive per premiare questo impegno e si vuole anche affrontare una revisione della progressione economica per anzianità, noi siamo non solo disponibili ma interessati. Tenendo presente, anche qui, che suggeriamo al governo di non fare pasticci perché il riconoscimento dell’anzianità come elemento dell’esperienza professionale è presente in tutti i Paesi europei, l’unica eccezione in cui questo elemento non è presente è la Svezia, in cui c’è una parte della progressione economica legata all’esperienza e quindi all’anzianità di servizio. Tenendo fermi questi due capisaldi, che bisogna intervenire con finanziamenti aggiuntivi per premiare l’impegno e la professionalità e che il tutto va inserito in un contratto di lavoro, considerando anche una possibile revisione del sistema dei meccanismi di progressione per anzianità.

A questo “merito quantitativo” si aggiungerà, probabilmente, anche uno qualitativo. Vede possibile una valutazione degli insegnanti italiani legata al lavoro didattico svolto, in considerazione delle diverse realtà socio-culturali del paese?

Assolutamente si, questo è uno degli altri ritardi del Paese, cioè che è stata fatta la legge sull’autonomia scolastica e non è stato dato seguito ad aspetti che la stessa legge prevedeva, cioè un efficace sistema di valutazione. E’ ovvio che anche su questo ci sono molte superficialità, non è assolutamente pensabile valutare il lavoro di una scuola, o addirittura di singoli insegnanti, in relazione ai risultati scolastici degli alunni oppure ai livelli di apprendimento perché un conto è insegnare in una zona dove è difficoltoso per gli alunni già andare a scuola e un altro conto è insegnare in un sistema culturale più motivato per la provenienza sociale e familiare. Il sistema di valutazione deve, quindi, essere un sistema che sia in grado di verificare in ogni singola scuola come è avvenuto il processo di apprendimento.

Oggi, impropriamente il sistema di valutazione è stato tutto considerato sui test Invalsi e la legge che entra, tra l’altro, in vigore a settembre prossimo, prevede, oltre al sistema di verifiche Invalsi, anche la presenza di una verifica ispettiva che dovrebbe essere di supporto. Gli ispettori tecnici sono un pezzo importante per il supporto tecnico professionale e anche per la verifica che è il presupposto di una valutazione dei risultati; l’altro elemento importante, che può essere connesso al discorso della qualità del lavoro degli insegnanti, è che una parte di questo sistema sia costituito da insegnanti.

Oggi, faccio qui una provocazione e un elemento di riflessione, tutti dicono agli insegnanti cosa devono fare, il ministro dell’Istruzione ha creato il cosiddetto cantiere a Viale Trastevere per stabilire cosa devono fare gli insegnanti, ma non è presente in esso neanche un insegnante; il sistema, è chiaro, non può essere fatto solo da esterni ma deve prevedere una presenza di insegnanti delle scuole perché la valutazione è un processo. C’è una ragione di fondo che dàuna risposta al perché di tutti questi ritardi ed è il secondo punto, oltre la retribuzione degli insegnanti, di forte criticità del sistema: l’Italia nel rapporto tra spesa per la scuola e totale della spesa pubblica è al penultimo posto del continente europeo, dietro di noi soltanto la Romania. La mancanza di risorse, è evidente, blocca ogni possibile intervento, l’Italia i soldi delle tasse dei cittadini, questa è la verità amara, li spende per altre cose: molti sprechi e molti privilegi che non vogliono toccare.

Si è preannunciato un piano di immissioni in ruolo pluriennale che dovrà svuotare nei primi tre anni le GaE del 30%, per poi raggiungere i 100mila assunti nel 2020. Su questo, immaginiamo, non abbiate obiezioni.

No, purchè le facciano. Il problema è che ci siamo trovati sempre con piani e impegni, poi è arrivato il ministero dell’Economia che ha autorizzato meno immissioni. Ancora oggi c’è una legge dello Stato, che è il piano triennale, che il governo Letta ha reiterato dal governo Berlusconi, che in qualche modo ha portato, grazie anche ad un accordo sindacale, ad una legge che ha stabilito la copertura di tutti i posti dell’organico di diritto.

Con il governo Letta questa legge è stata confermata, le assunzioni in ruolo che stanno facendo in questi giorni, non stanno coprendo questi posti perché il ministero dell’Economia non autorizza queste immissioni in ruolo, poiché la legge dice che devono essere fatte previo autorizzazione del ministero dell’Economia.

Parlare di copertura di tutti i posti dell’organico di diritto, più organico aggiuntivo, più organico funzionale è chiaramente una rivoluzione per la scuola italiana e sarebbe oltremodo positiva. Se il governo Renzi dirà che ci saranno immissioni in ruolo di questo tipo non possiamo che esserne soddisfatti, verificando i costi e le coperture.

Io sarei personalmente più tranquillo se questo impegno del governo venisse non solo da Giannini e Renzi ma anche dal ministro dell’Economia perché lo stesso ministro, mentre si parla di immissioni e assunzioni, in una intervista di ieri ha dichiarato che non è escluso che ci siano tagli anche nel settore dell’istruzione. Il precariato, con l’impegno del governo in tal senso, avrà stabilità e continuità didattica, la stabilità del personale è la terza emergenza che c’è in Italia, dove c’è un’eccessiva presenza di rapporti a tempo determinato nella scuola.

Ogni governo che è arrivato ha modificato la situazione delle graduatorie e ha danneggiato le persone che sono coinvolte. Ci vorrebbe un sistema stabile: laurea, concorso e ruolo fin da giovane; se c’è il problema delle graduatorie dei precari, 50% dalle graduatorie e 50% dai concorsi ma le graduatorie dovrebbero essere stabilizzate, ferme, sena continui aggiornamenti.

E i precari delle Graduatorie d’Istituto? Ci sono 400mila docenti di seconda e terza fascia preoccupati per l’abolizione delle supplenze. Siete d’accordo con il superamento dell’attuale meccanismo delle supplenze?

L’abolizione delle supplenze è impossibile. Un conto è dire c’è un organico funzionale con tot reti di scuole, e questo può essere un organico che consente alle scuole di fare attività organizzate di tipo didattico che tengano conto delle competenze professionale di questi insegnanti, attività che possono essere rivolte ai ragazzi anche in presenza dell’insegnante di classe che si assenta.

Questo sistema consente di coprire queste ipotetiche supplenze, ma se un insegnante si assenta per un tot di giorni deve essere nominato un supplente che copra la disciplina dell’insegnante assente, che non può essere presente l’attività didattica della scuola con l’organico funzionale, a meno che non ci sia un insegnante di ruolo stabile di quella disciplina disponibile. Ma questo avviene anche oggi.

L’abolizione delle supplenze è stata una semplificazione, una scivolata, tra l’altro di cattivo gusto, del ministro Giannini, impossibile da realizzare. La preoccupazione dei precari è anche condivisibile ma qui il problema è il contrario: fare in modo che ci siano più immissioni in ruolo possibili.

Il vero aspetto negativo sui precari, oltre all’attuale sistema, è la riduzione dell’organico, quello è stato apportato a 140mila licenziamenti: se si riduce l’organico si riducono i posti di insegnamento e ciò determina un taglio netto del numero di persone che lavorano; potrebbe esserci qualche supplenza in meno per pochi giorni, quel piccolo margine che già oggi esiste sulla nomina dei supplenti. Per la scuola elementare è un po’ diverso perché non essendoci la diversità tra le discipline, se viene dato alla scuola un numero di insegnanti di ruolo in più consistente, è probabile che possano coprire anche le eventuali assenze dei colleghi che già viene fatto nell’ambito delle ore a disposizione.

Tutto questo costa se vuole essere fatto bene senza danneggiare né la scuola né le persone e quindi, se non ci sono investimenti finanziari e se non si riporta gradualmente l’Italia alla meta della sfida dell’istruzione rispetto alla spesa pubblica in generale, non ci saranno mai i soldi.

Tra Renzi e Giannini ci sarebbero stati attriti sulle scuole non Statali. Il Ministro ha promesso un intervento il giorno 29, il Sottosegretario Toccafondi ha smentito. Secondo lei è giunto il momento di rivedere la legge Berlignuer?

No, io non vedo questa priorità. Il vero problema è che abbiamo bisogno di far funzionare e dare qualità al sistema scolastico italiano, che per il 92% è un sistema della scuola statale. In qualsiasi Paese chi vuole dare una risposta forte per migliorare la qualità del proprio sistema scolastico dovrebbe investire in questo, al di là dell’elemento della Costituzione, c’è una scelta di opportunità politica.

Occorre rafforzare la scuola pubblica; la scuola statale non è la scuola di chi non può permettersi una scuola privata migliore perché non ha soldi. E’ la scuola di tutti e gli investimenti andrebbero fatti lì, non possiamo pensare nelle condizioni finanziarie in cui siamo, di spostare i soldi da questa scuola, che ne ha un grande necessità, per finanziare la scuola paritaria che viene frequentata sostanzialmente per due ragioni: o per la scelta di una formazione di tipo religioso e civico oppure perché è quella più facile dopo una bocciatura nella scuola pubblica. In questo caso la legge di parità, la legge Berlinguer, deve essere attuata e che ci siano tutti i controlli.

Sono invece molto d’accordo quando il ministro dice che occorre fare in modo che ci sia un investimento privato nella scuola statale. Il problema qui non è di opposizione di principio ma che non vedo fila di privati che vogliano dare i loro soldi alle scuole statali, mentre c’è un’altra fila, quella di privati che gestiscono scuole che vogliono i soldi dello Stato, al contrario.

di Patrizia Del Pidio

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