Riforma scuola. Studenti in piazza contro piano Renzi

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Oggi, 10 ottobre, gli studenti sono tornati a riempire le piazze, insieme ai docenti, con manifestazioni in tutta Italia per protestate contro la riforma della scuola prevista nel piano di Matteo Renzi.

Oggi, 10 ottobre, gli studenti sono tornati a riempire le piazze, insieme ai docenti, con manifestazioni in tutta Italia per protestate contro la riforma della scuola prevista nel piano di Matteo Renzi.

La manifestazione più imponente si terrà a Roma dove il corteo studentesco partirà da Piazza della Repubblica per sfilare fino a Piazza SS Apostoli e manifestare sotto il MIUR. Altre manifestazioni sono previste in ogni regione di Italia dalla Basilicata all’Emilia Romagna con 4 manifestazioni, passando per Campania, Calabria con 5 manifestazioni, Abruzzo, Friuli, Marche, Molise, Piemonte, Lombardia con 8 manifestazioni,, Puglia con sei manifestazioni, Sicilia e Sardegna, e arrivando nella capitale, a Roma.

Tanti, quindi, i cortei livello nazionale in questa giornata molto sentita la cui organizzazione è stata diffusa tramite i social network con gli hashtag #entrainscena e #10ot che hanno fatto in modo che le adesioni a cortei, incontri e manifestazioni si moltiplicassero a dismisura.




Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti ha dichiarato, spiegando il significato della giornata di oggi, “Non vogliamo più restare spettatori di fronte a un Governo che in nostro nome vuole distruggere i diritti all’interno delle scuole come dei luoghi di lavoro, instaurare la precarietà come sistema strutturale, instillare la competizione e la valutazione come strumenti di divisione e controllo, far trionfare definitivamente il neoliberismo come modello economico e sociale. L’idea di scuola che traspare dal progetto del Governo ci fa rabbrividire: la Buona Scuola di Renzi apre le porte agli interessi e ai finanziamenti delle imprese; dà più poteri ai presidi; valuta e punisce docenti, studenti e scuole; assume la competizione e le classifiche premiali come unico fine; si appiattisce alle esigenze di un mercato del lavoro che ha bisogno di manodopera a basso prezzo, precaria e senza diritti; abbandona il suo fine educativo a favore di contratti di apprendistato, ossia lavoro gratuito e senza alcuna valenza formativa; finanzia gli strumenti per abbattere la dispersione scolastica”.

Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Unione Universitari, ieri ha commentato che "Domani le studentesse e gli studenti di tutta Italia scenderanno in piazza per chiedere una scuola, un’università, un Paese diverso, che non è certo quello del Jobs Act o dello Sblocca Italia, per dire che siamo noi la grande bellezza di questo Paese e che non possiamo più permetterci di vivere nella precarietà ed essere privati dei nostri diritti" ed ha ribadito che Il premier non può usare la condizione giovanile come uno slogan fine a sé stesso. E’ necessario ripartire investendo sull’istruzione tutta, dalla scuola all’università, questo è l’unico cambiamento che chiederemo domani 10 ottobre".

Lo slogan di oggi degli studenti è “La scuola non si paga e non si vende”. Il portavoce della Rete degli Studenti Medi, Alberto Irone avverte che "La condizione sociale dei giovani non può essere usata come uno slogan mediatico dal premier, bisogna dare risposte vere ad una generazione che vive l’incubo della precarietà e dell’assenza di futuro. Siamo una generazione che si mobiliterà a partire dal 10 ottobre per dire che è la Grande Bellezza di questo Paese e che ha fame di diritti e cambiamento".

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