Riforma scuola. Rembado (ANP): dov’è il merito? Investimenti privati fantascienza

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E’ stato tempestivo il commento dell’Associazione Nazionale Presidi all’ambiziosa riforma della scuola presentata nelle sue linee guida ieri dal premier Renzi. In un comunicato diffuso poche ore dopo, il presidente dell’Anp Giorgio Rembado ha espresso un globale apprezzamento, evidenziando però anche i punti deboli di un programma che definisce, probabilmente non senza qualche ironia, palingenetico. 

E’ stato tempestivo il commento dell’Associazione Nazionale Presidi all’ambiziosa riforma della scuola presentata nelle sue linee guida ieri dal premier Renzi. In un comunicato diffuso poche ore dopo, il presidente dell’Anp Giorgio Rembado ha espresso un globale apprezzamento, evidenziando però anche i punti deboli di un programma che definisce, probabilmente non senza qualche ironia, palingenetico. 

Presidente, tra i punti che la lasciano maggiormente perplesso quello che riguarda la carriera dei docenti. Che cosa non la soddisfa? E’ da tanto che se ne parla e mi sembrava che l’Anp fosse favorevole a questa ipotesi…

“Non mi convince il fatto che non si delinei una carriera professionale in senso proprio, ma semplicemente la sostituzione degli scatti di anzianità con ‘compiti’ e mansioni pro tempore, senza che avvenga una modifica dello status giuridico dei docenti. Come ho scritto anche nel mio comunicato, ci viene presentata una diversa progressione economica, ma non una carriera, che presupporrebbe dei livelli e delle distinzioni di funzioni”. 

E’ vero, nelle oltre 130 pagine che presentano la riforma si parla esplicitamente di mansioni pro tempore da affidare ai docenti, senza alcuna distinzione di funzioni. Secondo lei questi compiti temporanei da chi verranno assegnati? Dai Presidi o dal Collegio Docenti?

“Mi auguro vivamente che non si voglia andare nella direzione di un conflitto di interessi chiamando in causa il Collegio”.

Scrive anche che “colpisce il livello di dettaglio con cui nel documento vengono definiti aspetti che il quadro normativo vigente attribuisce al contratto: la periodicità degli "scatti di competenza” (tre anni), la loro misura (60 euro "netti”), la platea dei beneficiari (il 66%, non uno di più, né uno di meno). Dobbiamo inferirne che la contrattazione non esisterà più o che sarà ridotta ad aspetti marginali del rapporto di lavoro?”. La sua è una domanda retorica o questo dubbio la sfiora davvero? 

“Guardi, snocciolando queste cifre così precise senz’altro si è entrati nel merito della competenza negoziale, ma mi è difficile prevedere se l’intenzione sia davvero quella di interferire anche in questo ambito. Al di là degli aspetti più tecnici, mi preme far notare che negli ultimi mesi non si è fatto altro che parlare di merito, ma di fatto, poi, questo merito dov’è finito? Nello svuotamento delle graduatorie? Nel rinvio del concorso al 2016?”.

Con l’apertura ai finanziamenti dei privati si delinea in maniera abbastanza chiara anche la volontà di infrangere un altro grande tabù della scuola statale… 

“Sì, ma bisogna capire che le uniche risorse private di cui la scuola potrebbe approvvigionarsi sono i contributi volontari delle famiglie per l’acquisto di strumenti e materiali, fermo restando che le spese gestionali spettano al pubblico”.

Beh, ma chiedere alle famiglie un contributo per un servizio che finora è stato erogato gratuitamente potrebbe anche spingerle verso la scuola non statale…

“Magari si creasse un regime di concorrenza! Purtroppo nella maggior parte dei casi le scuole non statali non possono in nessun caso competere con quelle statali”.

Quindi non le sembra nemmeno credibile lo scenario che vede grandi aziende investire nei nostri istituti.

“Ma per carità, questa è fantascienza”.

Di Eleonora Fortunato

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