Riforma scuola. Perchè non c’è anche mobilità intercompartimentale per docenti già di ruolo?

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Il numero di assunzioni previsto è molto consistente: perché non prevedere la mobilità a domanda dei docenti già di ruolo verso altre pubbliche amministrazioni che bandiscono e continueranno a bandire concorsi?

Il numero di assunzioni previsto è molto consistente: perché non prevedere la mobilità a domanda dei docenti già di ruolo verso altre pubbliche amministrazioni che bandiscono e continueranno a bandire concorsi?

La riforma Renzi, o meglio il Patto Educativo come lui preferisce definire, non solo prevede l’assunzione di coloro che hanno maturato almeno tre anni di servizio, che l’Europa ci impone, ma prevede l’assunzione di tutti gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento indipendentemente da questo vincolo (ed anche altre categorie).

Questa scelta è dettata, più che dall’Europa, dall’intenzione di chiudere con le graduatorie ad esaurimento al più presto, per cedere il passo al concorso previsto dalla nostra Costituzione. Fin qui tutto ok.

Ma nell’opuscolo della “buona scuola” c’è anche scritto che solo 50.000 dei circa 150.000 docenti che si prevede di assumere saranno necessari per coprire la necessità di cattedre scoperte (che oggi viene affrontata con le nomine a tempo determinato), per impegnare i rimanenti 100.000 in maniera diversa (educazione fisica, educazione artistica e storia dell’arte, musica, organico funzionale). Disponibili solo 50.000 cattedre, fino a 150.000 con l’organico funzionale?

Non posso non dire che i soldi necessari non vanno risparmiati con gli scatti stipendiali dei docenti.

Ma lasciamo per un secondo questo discorso, anche se rimpiango i tempi di Brunetta che diceva che in ogni pubblica amministrazione, su 100 dipendenti, ci sono 50 dipendenti che lavorano per svolgere il servizio vero e proprio ed altri 50 dipendenti che lavorano per i primi cinquanta.

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Però non è tutt’oro quello che luccica, infatti il Governo di allora si è dedicato a tagli lineari e disastrosi. Ed anche il Governo attuale sta facendo lo stesso con la scuola. Quindi, nulla è innovato sotto questo punto di vista.

Chiamate i dirigenti (che sono pagati per questo, o meglio sarebbero pagati per questo) per farvi dire dove si spreca veramente e fate tagli non lineari !!! Ma lasciamo perdere, dato che mi sento come Don Chisciotte contro i mulini a vento!!! Arrivo al discorso costruttivo di cui al titolo.

Oggi, un dipendente di una pubblica amministrazione può transitare verso un’altra pubblica amministrazione (non sto parlando di scuola), ma solo nel momento in cui in questa seconda pubblica amministrazione si rende vacante un posto in organico. Se nessuno vuole transitare, questa seconda amministrazione bandisce il concorso per occupare il posto vacante. In realtà, le cose sono un po’ più articolate, ma la semplificazione della procedura non fa perdere di significato alla mia proposta.

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni appartengono a categorie ben precise (generalmente A è il personale ausiliario, C l’impiegato, D il funzionario, etc.), quindi un funzionario di categoria D può potenzialmente transitare dalla Provincia al Comune dove è richiesta una figura della stessa categoria D, o viceversa (ovviamente deve coincidere anche il titolo di studio richiesto).

Mentre noi non abbiamo queste categorie e, quindi, siamo difficilmente comparabili (quasi sempre questa comparazione non è prevista e, quindi, il docente viene praticamente escluso).

Eh si, esiste la mobilità intercompartimentale ma, che io sappia, riguarda prettamente il personale ATA, mentre non conosco neanche un docente che ne ha usufruito.

La mia proposta è dunque di snellire la possibilità di mobilità intercompartimentale, privilegiando la figura del docente che, nella quasi totalità dei casi, è plurititolato.

Al riguardo, sono anche sicuro (più che al 100%, sono sicuro al 101%) che almeno 100.000 docenti avrebbero i titoli e il desiderio di coprire quei posti che puntualmente altre amministrazioni bandiscono (non per mancanza di vocazione, ma perché stremati dai continui e repentini cambi di Governo che guardano la scuola come se fosse un salvadanaio da agitare in continuazione e da rompere all’occasione).

Si prenderebbero tre piccioni con una fava:

  • si assumerebbero i 150.000 docenti precari;
  • si farebbero contenti quei 100.000 docenti di ruolo che avrebbero il piacere di dedicarsi ad un’altra esperienza lavorativa;
  • si farebbe una manovra a costo zero, senza dover dire menzogne ai docenti, come quella di premiarli con il merito.

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