Riforma scuola. Giannini attende resistenze su valutazione insegnanti, a ben ragione. Consultazione, risultati non vincolanti.

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I docenti vogliono essere valutati? Sì, a chiederlo gli stessi docenti. Eppure il Ministro si attende resistenze, chissà perché. Ieri, la Giannini ci ha spiegato a cosa non serve la consultazione pubblica avviata dal Governo sulla riforma della scuola. Poca chiarezza sui criteri.

I docenti vogliono essere valutati? Sì, a chiederlo gli stessi docenti. Eppure il Ministro si attende resistenze, chissà perché. Ieri, la Giannini ci ha spiegato a cosa non serve la consultazione pubblica avviata dal Governo sulla riforma della scuola. Poca chiarezza sui criteri.

I docenti non vogliono essere valutati

Sul settimanale Oggi in edicola da questa mattina, il Ministro disquisisce dei punti cardine della riforma della scuola. Punto nodale, perché, come lei stessa sottolinea, è uno dei pilastri della riforma, la valutazione e il merito dei docenti. Un tema dal quale, afferma "mi aspetto le maggiori resistenze". "Me lo aspetto perché il cambio è notevole, rispetto all’idea che si proceda nella carriera solo invecchiando. Avere stipendi diversi, in base ai risultati raggiunti, non è così scontato nel pubblico impiego, in Italia."

Sicuri che sia così? No. Già dal 2009 la Fondazione Agnelli pubblicava il "Rapporto sulla scuola in Italia" e tra le richieste dei docenti (il 67% per l’esattezza) riteneva utile differenziare i percorsi di carriera in relazione al diverso impegno. Sorpresa? Niente affatto, da anni i docenti e le associazioni nonché sindacati di categoria chiedono una valutazione ed una differenziazione del merito.

Questo il grande pubblico del settimanale "Oggi" non lo sa, ma lo sa il Ministro. Perché, dunque, si attende una resistenza?

Ciò che non piace ai docenti, non è l’essere valutati, il cambiamento di prospettiva e di cultura. Se già nel 2009 si chiedeva di avviare un sistema di valutazione, ad essere in ritardo sono le istituzioni, non i docenti.

Ad essere oggetto di critica è l’impianto del sistema di valutazione che "premia" soltanto il 66% dei docenti, decretando che il restante 34% non è meritevole non per impegno, ma per scarsezza di fondi.

Ciò che i docenti criticano è che si vuole avviare un sistema meritocratico senza investimenti, utilizzando gli stessi fondi, ma distribuendoli solo ad una parte di lavoratori.

Insomma, la Giannini deve far digerire una pillola amara ai docente: quale arma migliore se non sostenere ai quattro venti che i docenti resistono alla valutazione? Stesso metodo utilizzato dall’ex Primo Ministro Monti, quando da Fazio, per far digerire le 24 ore settimanali, affermò che i docenti erano una "corporazione". Affermazioni che trovano facile humus nell’opinione pubblica, in fondo è risaputo che i docenti non vogliono essere valutati e sono una casta, anzi, una corporazione.

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A cosa non serve la consultazione

Molti si sono chiesti e si chiedono che valore avrà la consultazione pubblica (online e offline). Ieri, il Ministro è intervenuto in VII Commissione cultura alla Camera, rispondendo ad alcune domande dei parlamentari. In una di esse ha, finalmente, affrontato lo spirito della consultazione.

Il Ministro ha affermato che "la consultazione pubblica sulla ‘Buona scuola’ non è una rilevazione statistica, non è un sondaggio, non deve arrivare a stabilire orientamenti, né tanto meno deve dare legittimità ad un procedimento di qualche tipo, deve, molto crucialmente aprire uno spazio il più possibile ampio e accessibile e coinvolgente anche in termini quantitativi e le parti interessate il loro contributo di critica di miglioramento al tema dibattuto. I risultati non sono giuridicamente vincolati".

Cosa si farà con i dati raccolti dalla consultazione online e offline?

Il Ministro ha anticipato che tutto il materiale raccolto è già in fase di aggregazione, sarà analizzato e classificato e verrà pubblicizzato in un rapporto alla fine della consultazione.

Per far ciò saranno coinvolte, ha affermato, "tutte le competenze ad hoc che sono già state coinvolte anche per la costruzione della consultazione e che vanno da linguisti computazionali, sociologi e tutti coloro che si occupano della tassonomia delle opinioni e dei contenuti delle opinioni."

"Ci saranno degli assorbimenti delle proposte e critiche, che però – ha concluso la Giannini – non modificheranno l’impianto".

Ci chiediamo se, a fianco del rapporto sui risultati della consultazione, sarà pubblicato anche un report sul metodo utilizzato per la selezione dei suggerimenti e delle critiche. E’ questione fondamentale di trasparenza.

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