Riforma scuola. Genitori “scuola statale protetta da concorrenza paritarie serve agli insegnanti, non a famiglie”

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Il nostro portale negli ultimi giorni ha misurato le reazioni delle associazioni professionali e sindacali della scuola alle linee guida governative. Ma che cosa ne pensano i genitori? Ne abbiamo parlato con Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale del Moige, Movimento Italiano Genitori onlus.

Il nostro portale negli ultimi giorni ha misurato le reazioni delle associazioni professionali e sindacali della scuola alle linee guida governative. Ma che cosa ne pensano i genitori? Ne abbiamo parlato con Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale del Moige, Movimento Italiano Genitori onlus.

Presidente, qual è il vostro bilancio? Gli studenti e le famiglie sono stati messi al centro?

“La scuola delle nuove linee guida viene ancora gestita in modo centralistico, senza attivare quelle politiche di sostegno alle scelte libere dei genitori che ne accelererebbero la promozione.  La parità delle scuole non statali riguarderebbe solo la valutazione, tra l’altro, con ulteriori oneri per le scuole non statali. Se la valutazione di tutto il sistema è cosa da fare, lo è altrettanto stabilire i costi standard sui quali realizzare il vero risanamento della scuola. Sulla loro base si dovrebbe allargare l’educazione pubblica, dando spazio alle realtà educative della società civile che possano vantare una valutazione positiva. La valutazione da sola non basta. Il governo faccia chiarezza sulle sue intenzioni, perché il sostegno alle libere scelte dei genitori è l’unica via che può arrivare a un sistema competitivo tra le migliori esperienze di scuola, statali e della società, entro le quali i genitori possano indirizzarsi senza insormontabili impedimenti economici. Così hanno già fatto in Europa tutti i paesi più performanti del nostro (ne hanno economicamente tutto l’interesse). Siamo noi l’eccezione!”.

Ho letto del vostro appello a che il patto per la scuola contenga misure concrete in favore delle famiglie che scelgono le scuole non statali. In che cosa auspicate che si traducano? Per esempio detrazioni fiscali?

“Innanzitutto, da Associazione che raccoglie genitori di diversi orientamenti, ci lamentiamo del fatto che si voglia ridurre il problema della scelta dei genitori a un favore da fare al mondo cattolico. Non è così! Dare la possibilità (anche economica) di mandare i figli nella scuola migliore è un diritto sacrosanto di tutti. Senza pensare di stravolgere il sistema, lo Stato dovrebbe puntare ad avere in tempi rapidi le stesse percentuali di scuola paritaria primaria e secondaria della Francia o della Svezia e cominciare ad adottare una graduale politica di sostegno con voucher da 1.000/1500 euro o detrazioni fiscali per le famiglie al di sotto di  un certo reddito. Questo porterebbe l’istruzione/educazione maggiormente sotto il controllo dei genitori e, soprattutto, ridurrebbe progressivamente un improduttivo centralismo che, a conti fatti, costa molto di più e rende di meno. I risparmi realizzati a regime (si dovrà cominciare prima o poi) potranno confluire nel risanamento della stessa scuola statale che arranca vistosamente, bloccata dal suo stesso gigantismo. In tal senso, le linee guida aggravano il problema senza esplicitare una via di soluzione”.

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Proprio in questi giorni le cronache hanno riportato il caso dei due licei milanesi in cui la valutazione dei docenti è stata fatta da alunni e genitori: pensate che il piano di Renzi avrebbe dovuto tenere in maggior considerazione simili esperienze?

“C’è sempre la tendenza a spostare verso obiettivi meno impegnativi quanto non si riesce a realizzare per l’opposizione del complesso burocratico-sindacale. La vera riforma non si attua solo dando facoltà ai genitori e agli alunni di valutare i docenti: è la libertà del girarrosto, che continua a cuocere a fuoco lento la scuola italiana senza procedere verso una decentralizzazione del sistema. Questa si attua solo con una vera autonomia da concedere alle scuole statali (soprattutto di assumere i docenti adatti ai propri obiettivi di contesto) ma in un quadro di sana competizione con le scuole paritarie del territorio. La scuola statale, come “nicchia” protetta dal centro, serve agli insegnanti ma non più ad alunni e famiglie e tantomeno al mondo del lavoro e al bilancio dello Stato.
E’ mistificante pensare di accontentare le esigenze di democrazia partecipativa dei genitori privandoli, a monte, di un aiuto economico per poter scegliere la scuola che ritengono migliore”.

Capitolo finanziamenti privati alle scuole: c’è chi pensa che l’unico canale possibile possa essere quello delle famiglie. Siete d’accordo?

“Dal nostro punto di vista, la scelta delle famiglie non è l’unico strumento ma è certamente il miglior driver per una riforma radicale ed efficace del sistema. Chi ha altri interessi sostiene che la famiglia media italiana non sia in grado di scegliere una scuola di qualità e, per questo, abbia ancora bisogno di un tutore. Noi pensiamo che non esista agenzia pubblica in grado di vedere più selettivamente della famiglia il contesto scolastico. Certo, molto deve essere ancora fatto nell’opera di orientamento e di chiarificazione del sistema. Fa parte di questo disegno la valutazione trasparente delle scuole, che non va criptata per assicurare la “privacy” di chi non ha fatto un buon lavoro.
Non possiamo nasconderci, tuttavia, che  come dice François Dubet, "Le riforme più conservatrici e più autoritarie sono sempre passate con qualche baratto mentre le riforme più innovative sono state uccise prima di nascere”.
Sarà così anche in tempi di crisi?”.

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