Riforma Scuola. Faraone: nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica

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Quanti soldi arriveranno in ogni istituto con la riforma Renzi della scuola? Ce lo spiega in pillole il sottosegretario Faraone, il quale assicura che sono stati destinati alla scuola 3 miliardi.

Quanti soldi arriveranno in ogni istituto con la riforma Renzi della scuola? Ce lo spiega in pillole il sottosegretario Faraone, il quale assicura che sono stati destinati alla scuola 3 miliardi.

“Questo è un governo che per la prima volta dopo tanti anni torna a investire nella scuola”. L'avrete sentito ripetere a me, al premier Renzi, al Ministro Giannini, a vari parlamentari più volte nel corso di questi mesi di gestazione del ddl #labuonascuola. È così. È un dato incontrovertibile che non può essere negato: in legge di stabilità ci sono 3 miliardi destinati alla scuola. L'ultima volta che si è parlato di soldi e scuola il numero era un 8, sì, ma con un segno meno davanti. Oltre ai 3 miliardi, molte altre sono le risorse che verranno investite sui singoli istituti. Perché senza fondi a disposizione l'autonomia rimane sulla carta. Ma al di là dei macro numeri, quanti e quali soldi arriveranno effettivamente alle scuole? Vediamoli insieme.

1. Fondo di funzionamento: si tratta di risorse di cui la scuola dispone per comprare dal pennarello per la lavagna al toner della stampante o per organizzare attività e progetti. Già all'inizio di quest'anno il Miur ha destinato agli istituti 50 milioni in più per l'anno scolastico 2014/2015. Si è passati dai 111 milioni dell'anno precedente a 161 milioni: una scuola che aveva 15.000 euro per il suo funzionamento, per esempio, se n'è visti arrivare altri 7.000. Con #labuonascuola? Ulteriori risorse: oltre 123 milioni per il 2016, 126 milioni all'anno dal 2017. Ovvero altri 15 mila euro circa che ogni istituto avrà già da settembre. Nessuno potrà più dire che nelle scuole non ci sono nemmeno i soldi per la carta igienica.

2. Innovazione digitale: finora è dipesa dalla buona volontà della comunità scolastica o da fondi legati a progetti specifici e solo per alcune scuole. Non si è intervenuti in maniera sistematica ma solo con iniziative spot. Con #labuonascuola, grazie al Piano nazionale per la scuola digitale non ci saranno scuole di serie A o scuole di serie B: tutte disporranno delle stesse risorse per stare al passo coi tempi. Nel 2015 saranno circa 10 mila gli euro in più per ogni scuola per l'acquisto di materiale tecnologico o per l'attivazione di progetti che sviluppino le competenze digitali dei ragazzi. Dal 2016, invece, 3.500 a regime. Acquistare tecnologia costa, ma costa ancora di più mantenerla efficiente e funzionante. Grazie a questi fondi in più – stabilmente – le scuole potranno sostituire le lampade delle lavagne digitali, per esempio, o cambiare i toner delle stampanti o rivolgersi all'assistenza tecnica in caso di bisogno. Senza problemi.

3. Card per il docente: 500 euro a insegnante per l'aggiornamento e per le spese culturali. Che sono sì un bonus ai docenti, ma anche e soprattutto un investimento sulla qualità della didattica. Pensiamo a una scuola con 100 docenti: è come se un dirigente scolastico avesse 50 mila euro all'anno in più per l'aggiornamento dei suoi insegnanti. Oltre ai circa 5.000 euro all'anno dal 2016 del fondo – 40 milioni – per la formazione in servizio. Finora i fondi a disposizione per tutte le scuole sono stati circa 2 milioni: un bel salto di qualità, grazie al quale i dirigenti potranno sostenere il miglioramento del loro istituto e la professionalità degli insegnanti, in linea con la progettualità della scuola.

Senza contare le risorse per la valorizzazione del merito, quelle per l'edilizia scolastica, quelle per l'alternanza scuola-lavoro. Risorse che non vengono date alle scuole una tantum: dirigenti scolastici, docenti e studenti sapranno di poter contare su quei fondi stabilmente. Potranno così lavorare in maniera organica e in prospettiva senza doversi inventare modi per finanziare i loro progetti o le loro iniziative. Calcolatrice alla mano, l'investimento è evidente. Ce la stiamo mettendo tutta. Non per sentirci dire “bravi” ma perché siamo convinti che per scommettere sul futuro bisogna credere fortemente nel presente.

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