Riforma Renzi indebolisce e squalifica scuola pubblica. Lettera

di redazione
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Riflessione del maestro di scuola primaria in pensione Nino Cinquemani – Non sfugge a nessuno che la società attuale è soggetta a mutamenti rapidi e spesso convulsi che riguardano non solo il settore tecnologico ma anche e soprattutto il costume, le abitudini, i valori. La nostra vita, sotto l’influenza di questi mutamenti, è costretta ad adeguarsi non senza un diffuso disagio da parte dei più anziani. Non è raro sentire frasi di questo tenore: – Non ci sono più valori; non c’è più rispetto; la continua competizione trasforma la vita in un inferno ; troppo egoismo e poca solidarietà; l’arricchimento è il solo obiettivo dominante; non esiste più il merito.

Lo stesso Pontefice Papa Francesco spesso è dovuto intervenire per denunciare gli eccessi del neoliberismo selvaggio, il consumismo sfrenato, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tutta questa serie di riflessioni ci dovrebbe spingere alla ricerca sistematica delle motivazioni e delle dinamiche che danno origine a certi tipi di mutamenti e soprattutto ricercare perché mai ci riesce difficile dominare, controllare, guidare questi mutamenti.

A questo punto è lecito e doveroso chiederci: l’Istituzione Scolastica di Stato, che ha come finalità “ la formazione dell’uomo e del cittadino nel quadro dei principi della Costituzione “, come si pone di fronte ai mutamenti repentini, che mettono spesso in discussione e superano gli obiettivi della sua funzione educativa e gli stessi principi ispiratori della Costituzione ? E quali sono le centrali occulte che spingono verso certi tipi di cambiamenti e chi le manovra? E ancora un’altra domanda: è accettabile che la Scuola di Stato si lasci influenzare dai cambiamenti decisi da altri, adeguando e piegando i propri obiettivi e modelli formativi agli interessi non sempre legittimi di componenti sociali dominanti ( il mercato libero, il mondo bancario e finanziario, il sistema decisionale globalizzato , etc.); o se al contrario deve essere la Scuola ad elaborare nuovi modelli valoriali della società in evoluzione, sempre sulla base dei bisogni dell’uomo in quanto tale e della Comunità tutta dove è integrato? Nel dilemma la scelta per noi è scontata: l’Istituzione educativa di Stato va privilegiata in quanto si ispira ai valori della Costituzione Italiana che è la Carta a garanzia di tutti i cittadini per diritti, pari dignità, uguaglianza davanti alla legge.

Per dettato costituzionale è alla Scuola di Stato che viene attribuita la nobile e primaria funzione di formare l’uomo e il cittadino nella pluralità dei suoi bisogni ( artt.33 e 34 Costituzione ) che in sintesi sono : avere coscienza del proprio essere e del proprio ruolo; acquisire la capacità di sapere essere e sapere fare ; avere capacità autonoma di ricercare i saperi; avere piena conoscenza dei propri diritti e doveri; essere partecipe della vita della Comunità; sapere esprimere in tutta autonomia il proprio pensiero costruttivo ma anche critico, divergente, dubitante ; acquisire la piena dimensione della convivenza democratica.

Sull’altro versante, ristrette consorterie che possiedono immense risorse economiche ed un potere illimitato, possono prevaricare e imporre stili di vita, valori etici, bisogni e interessi che non coincidono con quelli della intera Collettività. Rebus sic stantibus, una verifica periodica sullo stato di salute della Scuola di Stato si impone con particolare attenzione e riferimento alla recentissima riforma del luglio 2015 n° 107 che va sotto il nome di BUONA SCUOLA. Si impone inoltre constatare allo stesso tempo se i singoli contenuti di questa riforma risultino ancora in linea con lo spirito e la lettera del dettato costituzionale o se invece gli stessi non si siano allontanati da quei principi.

A due anni circa dall’entrata in vigore di questa riforma le osservazioni critiche sono molteplici e provengono anche da settori che l’hanno votata, ma soprattutto dal mondo sindacale e politico di opposizione, dagli studenti, dai docenti e dai genitori. Si è generata una insoddisfazione diffusa, un malumore strisciante che si riflette negativamente sul clima del lavoro scolastico che per definizione dovrebbe essere il più sereno possibile.

Non è un caso che sono in molti a pensare malignamente che la denominazione della riforma BUONA SCUOLA sia considerato uno slogan strumentale per meglio celare obiettivi tutt’altro che BUONI.
Quali sono le innovazioni apportate al sistema scolastico dalla legge n.107 del luglio 2015 che vengono fortemente criticate in quanto lesive di diritti di utenti e lavoratori e che in più si ritiene confliggano con i principi della Costituzione? Ecco un elenco di alcune fra queste innovazioni fortemente contestate:

Previsione della presenza di scuole di eccellenza e scuole meno qualificate anche attraverso finanziamenti privati con l’assegnazione del 5 x mille. ( E’ negativa questa riforma perchè prevede una concorrenza conflittuale tra scuole non sempre leale; e perché si verrebbe a creare una offerta formativa di non pari qualità per cittadini che la Costituzione considera uguali per diritti e per pari dignità)
L’assegnazione di un Bonus ai docenti meritevoli (con questo bonus, assegnato senza regole precise e stringenti, si viene a creare un clima conflittuale fra docenti che nuoce pesantemente sull’efficacia del lavoro didattico e può facilmente diventare oggetto di arbitrio da parte del Dirigente);

Assegnazione delle cattedre per chiamata diretta. (In questa innovazione c’è una forte lesione di diritti dei docenti che possono vantare titoli di priorità non valutati come una volta; e ancora si lascia alla discrezione del solo Dirigente che dovrà decidere senza criteri oggettivi da rispettare);

Formazione obbligatoria in servizio. (Sarebbe una innovazione utile e necessaria se accompagnata da un corrispettivo in danaro per le ore in più prestate dai docenti , tenuto conto anche del fatto che i nostri docenti già sono malpagati rispetto ai colleghi di altri Paesi europei. Altra considerazione è che riforme di qualità non si possono fare a costo zero);
Alternanza scuola lavoro. (Anche in questa idea innovativa manca una regolamentazione chiara che eviti incertezza nella applicazione e soprattutto eviti squallidi episodi di sfruttamento delle prestazioni degli studenti. E’ una delle innovazioni più contestate);

Dirigente scolastico tuttofare con attribuzioni decisionali che pervadono tutta la scuola. Non ha al suo fianco un collaboratore eletto dal Collegio. (E’ la gestione manageriale di una scuola che viene considerata come una azienda. E’ la gestione Autoritaria di una scuola che per dettato costituzionale deve educare alla democrazia. Non si vuole capire che una azienda produce cose, mentre la scuola forma uomini. Tra un oggetto e un uomo la differenza è infinita)

CONCLUSIONE
Questa è una riforma voluta anche coscientemente da centri decisionali nazionali e internazionali che mal sopportano che in giro per il mondo ci siano ancora residui di democrazia. Infatti questa riforma avrebbe dovuto fare tandem con l’altra riforma soggetta a referendum del 4 dicembre 2016 che non ebbe successo e che avrebbe indebolito di molto la democrazia parlamentare in Italia.

Questa riforma autoritaria è un duro colpo che impoverisce e squalifica del tutto la scuola di Stato per potenziare nei fatti le scuole private: un po’ come avviene nel settore sanitario là dove liste d’attesa, con tempi inaccettabili , costringono i pazienti a ricorrere alla Sanita’ privata. In ultima analisi impoverire e squalificare la scuola di Stato equivale anche a ridurre e indebolire quella formazione necessaria a tutti i cittadini per acquisire la consapevolezza di sé e dei propri diritti inficiandone la vigile e attenta partecipazione alla vita democratica. Si ha la netta sensazione che questa riforma, la BUONA SCUOLA , rappresenti una prova tecnica per chi desidera uno Stato autoritario che esige cieca obbedienza da sudditi privi di elementare formazione alla convivenza democratica e alla autonomia di pensiero.
Cavete, Magistri, ne rei publicae schola evertatur

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