Riforma reclutamento, tutto rimandato: ancora niente votazione. Il testo del maxiemendamento non approda in Aula al Senato

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Un’altra, clamorosa, fumata nera per il decreto 36: la riforma del reclutamento e formazione insegnanti è ancora impantanata in commissione al Senato, rimandando ancora una volta l’approdo in Aula al Senato, previsto per il pomeriggio del 20 giugno.

Dunque il testo del maxiemendamento resta in commissione al Senato perchè, riferiscono fonti parlamentari, ancora si discute su alcune questioni. Al Senato la nuova convocazione è fissata per le 9,30 di domani, 21 giugno.

A quanto pare fra i punti ancora in sospeso sembra esserci lo scontro sul taglio delle cattedre: infatti i senatori, presentando il testo di un maxi emendamento, si evita il taglio al personale docente, le famose 10 mila cattedre previste dal Governo.

Il Mef, ministero dell’Istruzione e Ragioneria dello Stato non hanno accolto le richieste e dunque prosegue il braccio di ferro con le forze parlamentari, compatte nel difendere il proprio testo.

In mattinata il ministro dell’Istruzione Bianchi aveva ricordato che il problema di fondo è “la caduta demografica del nostro Paese” quindi “la carta docente, i concorsi, sono tutte cose importantissime, ma stanno dentro un processo di trasformazione della società. C’è il rischio che in molte parti del Paese non riusciamo a formare le prime”.

Dovrebbe restare salva la carta del docente, invece, almeno fino al 2024. Il testo che propongono i senatori prevede infatti che la formazione dei docenti in servizio venga pagata con un fondo ad hoc, mentre dall’anno successivo il Governo dovrebbe trovare le risorse da mettere in legge di bilancio.

Sulle questioni non di spesa, pur mantenendo il condizionale d’obbligo data la situazione delicata, si segnalano alcuni punti fermi portati avanti già nei giorni scorsi: la possibilità di avviare il percorso di abilitazione sin dalla magistrale, il riconoscimento dei 24 Cfu all’interno di detto percorso, la fase transitoria confermata fino al 2024 e le risposte aperte ai concorsi sin da subito e non dunque dal 2025 come inizialmente previsto. E ancora, il testo su cui si discute prevede lo scorrimento delle graduatorie di merito dei concorsi per gli idonei e l’accesso al Tfa sostegno ai precari con 3 anni di servizio.

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