Riforma reclutamento docenti, il decreto arriverà prima in Senato: le forze politiche si preparano alle modifiche

WhatsApp
Telegram

Sarà incardinato al Senato il nuovo decreto legge Pnrr contenente il piano di reclutamento insegnanti previsto dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Prima però, il testo licenziato dal Governo deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Proprio quest’ultimo passaggio, la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, è il primo step che porterà all’approvazione definitiva il nuovo impianto per diventare insegnanti.

Da quel momento partirà l’iter parlamentare, che dunque, si avvierà  al Senato. Alla Camera, invece, come ormai prassi parlamentare, il testo arriverà blindato e con zero chance di modifica.

Saranno senz’altro due mesi di fuoco per la scuola: dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ci vorranno almeno 45-50 giorni (dunque a metà giugno) per vedere il provvedimento diventare legge dello Stato.

Le forze politiche promettono battaglia in Parlamento

Le forze politiche “scaldano i motori” e già hanno annunciato la volontà di modificare il nuovo reclutamento pensato dal Ministro Bianchi.

“Si lavora agli emendamenti per correggere il ‘pacchetto’ sul reclutamento dei docenti legato al decreto sul Pnrr, che ha avuto il via libera del Consiglio dei ministri”, dice il senatore Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e vicepresidente della commissione Cultura a Palazzo Madama, spiegando che “il documento è deficitario in particolare su punti fondamentali quali abilitazione e stabilizzazione, di fatto ignorati”.

L’impressione è che si cerchi di imporne definitivamente l’utilizzo con il ‘miraggio’ dei concorsi a cadenza annuale, che però, come ben sanno gli addetti ai lavori, nella scuola sono tecnicamente impraticabili. Servirebbero solo a giustificare un impianto sicuramente più veloce ed economico (che certamente piace al Mef), ma che, com’è largamente riconosciuto, comporterebbe uno scadimento senza precedenti nella qualità del corpo docente” , continua il parlamentare.

“Il Partito Democratico agirà perché il provvedimento sulla formazione degli insegnanti, previsto dal PNRR, sia realmente all’altezza delle esigenze di miglioramento qualitativo della scuola italiana attraverso la formazione degli insegnanti e la valorizzazione delle professionalità dei docenti. Si tratta di una riforma attesa da quando il ministro leghista Bussetti cancellò con un tratto di penna il percorso di formazione introdotto nel 2017, che per l’esigenza di rispettare la tabella di marcia prevista dal PNRR non è stata preceduta da una adeguata condivisione con le forze di maggioranza”, commenta Manuela Ghizzoni, responsabile scuola del Pd.

Testo da correggere anche per la capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris: “Il Decreto approvato dal Governo sulla Riforma per abilitazione e assunzioni docenti, incentivi di stipendio legati alla formazione presenta numerose criticità e va assolutamente corretto”, afferma.

Il decreto – spiega la presidente De Petris – non risolve l’annoso problema del precariato e costringe i vincitori di concorso a una condizione paradossale: sino all’entrata in vigore fissata per il primo gennaio 2025 non potranno entrare in ruolo ma, in attesa di conseguire i 30 CFU, resteranno part-time e le ore restanti saranno coperte da neolaureati. Per quanto riguarda la formazione in servizio e la carriera, la proposta va molto oltre quanto previsto dal PNRR. Vista l’importanza della formazione continua, ma considerata la delicatezza in materia salariale, si ritiene che debba essere oggetto di contrattazione sindacale”.

C’è qualcuno della maggioranza, ad ogni modo, che plaude al piano Bianchi: “Il decreto Scuola appena approvato in Consiglio dei Ministri contiene il positivo principio del modello integrato tra formazione e abilitazione, attraverso le lauree abilitanti con 60 crediti aggiuntivi, fortemente voluto e sostenuto da Forza Italia”, dichiara in una nota la deputata di Forza Italia Valentina Aprea, responsabile del Dipartimento Istruzione del partito azzurro e capogruppo in commissione Cultura alla Camera.

Non negativo nemmeno il commento di Gabriele Toccafondi, deputato di Italia Viva:È importante che formazione e merito tornino centrali nella scuola italiana – ha affermato -. L’esperienza della legge 107 viene sostanzialmente ripresa. Certo, ora occorre che la formazione sia davvero di qualità e gli aumenti retributivi arrivino a chi li merita realmente”.

Sul fronte sindacale si registra un no convinto alla nuova riforma e hanno annunciato già una dura protesta, ipotizzando di una giornata di sciopero che potrebbe cadere entro la prima quindicina di maggio.

Appuntamento per martedì 26 aprile alle ore 15.00, in diretta su FacebookYouTube e sul nostro sito (www.orizzontescuola.it).

ISCRIVITI al canale You Tube di Orizzonte Scuola

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur