Riforma reclutamento e formazione, sindacati sul piede di guerra: il 9 maggio tentativo di conciliazione. Se fallisce sarà sciopero

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“Il 9 maggio saremo chiamati per un tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro. Ci andremo con serietà. Altrimenti faremo il primo sciopero”. Sono le parole di Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, durante l’assemblea sindacale online svolta il pomeriggio del 6 maggio.

La protesta contro la riforma targata Patrizio Bianchi potrebbe inasprirsi nei prossimi giorni, dunque, con lo sciopero generale che incombe. Ecco perché l’ultima chance per scongiurarlo da parte del Governo è il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro, con la presenza di rappresentanti sindacali.

Dall’incontro del tentativo di conciliazione le organizzazioni sindacali avrebbero tre giorni per decidere se andare in piazza o meno ma appare più probabile l’ipotesi che si possa decidere la data immediatamente dopo la fine dell’incontro.

Pensiamo che il Ministero non stia decidendo niente sulla scuola, che questo decreto sia stato deciso in altre sedi. Questo decreto va stracciato. Non c’è stato nessun confronto con le forze politiche e con chi rappresenta i lavoratori“, aggiunge il numero uno della Flc Cgil.

Secondo Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola, “si interviene con un’impalcatura farraginosa sulla formazione del personale. Gli insegnanti non possono essere invitati a fare un percorso formativo di tre anni. Abbiamo necessità di riaprire il tavolo contrattuale. Cose serve agli insegnanti lo sanno gli insegnanti“.

La scuola è ancora una volta sotto attacco, lavoriamo tutti insieme con solidarietà e unità. Abbiamo bisogno di capire come contrastare tutti insieme questo decreto che avvicina sempre di più la scuola ad un centro di formazione professionale. La scuola non è del Governo è dello Stato“, tuona Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.

Questo provvedimento è la seconda puntata della legge 107 del 2015, la famosa Buona Scuola” – prosegue il sindacalista – La scuola si sta trasformando in un’azienda e sta perdendo la sua vera natura. Questi provvedimenti incidono sul lavoro delle persone,  orientato verso una dimensione aziendalista della scuola, si vorrebbe arrivare persino a resettare le sinapsi culturali dei docenti“.

Si tratta di un decreto legge che va a sottrarre la contrattazione. Vogliono distruggere la scuola pubblica? Non vogliono capire che la scuola è l’asse portante del nostro Paese. Dove andremo a finire con il reclutamento? Con il concorso bocciamo i nostri docenti che da anni sono in cattedra. Allora bocciamo l’università italiana? “, ha detto Elvira Serafini, leader dello Snals Confsal.

Abbiamo un bisogno estremo di informare la categoria con rapidità della situazione che si è verificata sia per quanto riguarda il contratto che per il reclutamento. Pensiamo al reclutamento, con quella forma cervellotica e lunga, nei prossimi anni saremo costretti a importare gli insegnanti dall’estero. Quando fa comodo siamo europei, ma in nessuno Paese europeo esiste un sistema di reclutamento così”, ha detto invece Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda degli Insegnanti. “Poi non ci lamentiamo se si vanno a comprare le abilitazioni all’estero”, aggiunge.

Come ipotesi si pensa agli ultimi due giorni di maggio o il 1° giugno ma ancora una decisione non è stata presa.

Non è esclusa la partecipazione anche di Anief, già impegnato nello sciopero del 6 maggio.

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