Riforma reclutamento e formazione, Serafini (Snals): “Siamo preoccupati, servono correttivi. Il Ministero ci ascolti”

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La controversa bozza di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che disciplina l’articolo 44 del decreto legge sta attirando non poche critiche nel panorama educativo italiano.

Il nuovo schema di riforma del reclutamento e della formazione iniziale ha alimentato un intenso dibattito, non ultimo da parte del Segretario Generale dello Snals, Elvira Serafini, che ha espresso aperta opposizione al decreto legge 36.

Nelle sue recenti dichiarazioni, Serafini ha delineato una serie di critiche e suggerimenti riguardo alla riforma, lamentando che essa conferma le preoccupazioni da sempre espresse nei confronti della proposta legislativa. Le principali questioni sollevate riguardano la distribuzione delle risorse, la selettività del sistema di reclutamento e formazione, e la centralità delle università nel processo.

Il reclutamento, come proposto dalla riforma, implica un alto livello di coordinamento tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e quello dell’Università. Secondo Serafini, la riforma tende ad attribuire un ruolo eccessivamente dominante alle università, sia nella determinazione dei costi che nella definizione del numero di posti da concedere per i percorsi abilitanti.

Questa prospettiva, secondo Serafini, non solo sottrae risorse dalla contrattazione, ma anche pone una barriera inutilmente selettiva per l’accesso all’insegnamento. La riforma, inoltre, rischia di penalizzare il personale precario e i docenti “ingabbiati” che cercano di ottenere un’ulteriore abilitazione.

Serafini sottolinea che il nuovo sistema di formazione abilitante dovrebbe prevedere adeguate quote di riserva per queste categorie. Inoltre, è fondamentale garantire che l’offerta formativa sia distribuita in tutto il territorio nazionale, mantenendo standard qualitativi uniformi per assicurare alti livelli di professionalità.

Un altro punto di contesa riguarda il finanziamento dei 60 Crediti Formativi Universitari (CFU) richiesti per l’abilitazione. Secondo Serafini, i costi per l’acquisizione di questi crediti dovrebbero essere sostenuti dallo Stato, piuttosto che dalle risorse destinate a supportare la crescita professionale dei docenti.

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