Riforma reclutamento docenti, situazione delicata. Partiti all’assalto per cambiarla, il ministro Bianchi cerca di resistere

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La riforma del reclutamento docenti sarà la madre di tutte le partite politiche per il Ministero dell’Istruzione. La situazione, come già segnalato nei giorni scorsi, è particolarmente delicata.

Già il varo del provvedimento, contenuto all’interno del Decreto PNRR 2 (con altre misure che non riguardano la scuola) aveva fatto discutere e non poco.

Nel 2023 si vota e lo scontro sulla riforma appare, alle volte, semplicemente volto alla conquista dell’elettorato. Il risultato è che non manca giorno senza una polemica o senza dichiarazioni improvvide o roboanti da una parte e dall’altra.

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, si trova in una situazione delicata anche se, al contrario di altri inquilini di Viale Trastevere si trova in una posizione “di vantaggio”: è un tecnico, anche se di area (vicino al Partito Democratico) e non ha mire (almeno allo stato attuale) di candidature o altro. Come ha riferito più volte, una volta terminata l’esperienza come ministro tornerà a fare il professore.

Al di là del quadro personale, però, la partita politica che si gioca sulla riforma del reclutamento è altissima e soprattutto c’è chi porta avanti lo spettro della Buona Scuola, la legge 107 del 2015 che ha diviso il mondo della scuola e ha contributo a offuscare il prestigio politico di Matteo Renzi.

L’ultimo spiffero che arriva da Viale Trastevere è particolarmente gelido: le dimissioni di Mario Ricciardi, consulente per i rapporti con i sindacati e la gestione del contratto, sono clamorose e soprattutto rappresentano una bocciatura dell’attuale linea imposta da Palazzo Chigi alla riforma del reclutamento. Lo scontro tra Fiorentino e Ricciardi ha visto vincere il primo, ma non senza pesanti strascichi che dovranno essere valutate nel corso dei prossimi giorni.

Politica e sindacati guardano ai lavori della Commissione Istruzione per le modifiche, ma allo stato attuale, è difficile immaginare uno stravolgimento del provvedimento: ci sarà poche e mirate modifiche. Dunque non ci sarà spazio per illusioni di grandi cambiamenti. Bisognerà, però, capire quando il provvedimento diventerà legge, come sarà applicato (serviranno diversi decreti attuativi). Questa, però, è un’altra storia, tutta da scrivere e dall’esito assolutamente imprevedibile.

TESTO IN GAZZETTA UFFICIALE [PDF]

ITER DELLA RIFORMA

La formazione iniziale e l’abilitazione

Si definiscono le modalità di formazione iniziale, abilitazione e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria.

Sono previsti:

  • Un percorso universitario abilitante di formazione iniziale (corrispondente ad almeno 60 crediti formativi), con prova finale
  • Un concorso pubblico nazionale con cadenza annuale
  • Un periodo di prova in servizio di un anno con valutazione conclusiva

Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea oppure durante il percorso formativo in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo. È previsto un periodo di tirocinio nelle scuole. Nella prova finale è compresa una lezione simulata, per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento.

L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l’immissione in ruolo di chi vuole insegnare. I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

In attesa che il nuovo sistema vada a regime, per coloro che già insegnano da almeno 3 anni nella scuola statale è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

Durante la fase transitoria, coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

La formazione continua e la Scuola nazionale

La formazione in servizio dei docenti diventa continua e strutturata in modo da favorire l’innovazione dei modelli didattici, anche alla luce dell’esperienza maturata durante l’emergenza sanitaria e in linea con gli obiettivi di sviluppo di una didattica innovativa previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La formazione sulle competenze digitali e sull’uso critico e responsabile degli strumenti digitali sarà parte della formazione già obbligatoria per tutti e si svolgerà nell’ambito dell’orario lavorativo.

Viene poi introdotto un sistema di aggiornamento e formazione con una pianificazione su base triennale che consentirà agli insegnanti di acquisire conoscenze e competenze per progettare la didattica con strumenti e metodi innovativi. Questa formazione sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa. I percorsi svolti saranno anche valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

I percorsi di formazione continua saranno definiti dalla Scuola di alta formazione che viene istituita con la riforma e si occuperà non solo di adottare specifiche linee di indirizzo in materia, ma anche di accreditare e verificare le strutture che dovranno erogare i corsi, per garantirne la massima qualità. La Scuola, che fa parte delle riforme del Pnrr, si occuperà anche dei percorsi di formazione di dirigenti e personale Ausiliario, Tecnico e Amministrativo.

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