Riforma reclutamento, Pittoni: “Doppio canale e concorsi, ma prima fare i Pas. Garantire assegnazione provvisoria interprovinciale ai vincolati”

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“Nella fase transitoria del nuovo meccanismo di reclutamento dei docenti, va invertito l’ordine dei fattori indicato dal decreto legge 36”.

Inizia così una nota del vicepresidente Commissione Cultura Senato e Responsabile Dipartimento Istruzione Lega, Mario Pittoni.

“Prioritario non sia il concorso, ma la disponibilità di percorsi formativi abilitanti all’insegnamento senza numero chiuso e senza dover prima superare l’ennesima selezione, e l’accesso diretto ai corsi di specializzazione sul sostegno con tre annualità di esperienza specifica (attualmente oltre un docente di sostegno su tre non è specializzato)”, aggiunge.

Le categorie interessate a percorsi formativi abilitanti all’insegnamento sono:

1) Docenti precari che insegnano nella scuola statale (seconda fascia Gps), nelle paritarie (per carenza di docenti forniti di abilitazione) e nei centri IeFP, con anzianità di servizio pari o superiore a tre anni;

2) Docenti di ruolo, cosiddetti “ingabbiati”, cui è attualmente sottratta la possibilità di conseguire l’abilitazione all’insegnamento per una classe di concorso diversa e/o per un diverso grado di istruzione pur possedendo il titolo di studio idoneo (il conseguimento dell’abilitazione è condizione imprescindibile per partecipare alla mobilità professionale prevista dal CCNL di categoria);

3) Dottori e dottorandi di ricerca, cui va riconosciuto il valore esperienziale del percorso di dottorato, ribadendo parallelamente l’importanza di frequentare e superare uno specifico percorso formativo dedicato all’insegnamento nella scuola secondaria.

Se la preoccupazione sono i tempi, questi si possono ridurre drasticamente tenendo conto delle annualità di servizio, cioè dell’esperienza sul campo (non solo degli ultimi cinque anni).

Il contenimento dei tempi della fase transitoria non può basarsi su “trappoloni” a crocette per eliminare “fisicamente” il precariato storico, che specie nell’ultimo decennio si è fatto carico di puntellare il sistema.

Situazioni diverse richiedono soluzioni diverse. Altrimenti si produce ulteriore disparità di trattamento e la dispersione di un bagaglio d’esperienza fondamentale per la qualità del servizio, in controtendenza rispetto al resto d’Europa. Perché non valorizzare tale formazione riformando un sistema che oggi privilegia pesantemente la conoscenza (semplificando: la memoria) sulla competenza (l’esperienza)?

La fase transitoria – che ha un precedente significativo nella legge 417 emanata nel 1989 su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e di Sergio Mattarella, allora ministro dell’Istruzione – preveda un piano riservato ai docenti precari di lungo corso, categoria per categoria, normandone il percorso formativo per l’abilitazione e l’eventuale specializzazione sul sostegno, con accesso finale al ruolo.

Il concorso ordinario, con procedura semplificata per garantire cadenza regolare e ravvicinata nel tempo, presti invece particolare attenzione a conoscenze disciplinari e capacità comunicativa e relazionale.

Nessuna prova preselettiva e – come per il transitorio – nessun test a risposta chiusa, cioè niente selezione a crocette: del docente vanno valutate attitudine, capacità e maturità. Una prova scritta efficace può consistere, ad esempio, in un insieme di quesiti/tracce che richiedano l’elaborazione di un breve saggio strutturato.

Condizione per l’ammissione al concorso sia il titolo di studio congiunto all’abilitazione all’insegnamento, così da evitare “assalti alla diligenza” con conseguenti difficoltà di gestione. Oltre allo scritto a carattere disciplinare con sviluppo – come detto – di tematiche particolari, sia previsto un orale consistente nella simulazione di un’unità didattica. Tutte soluzioni ampiamente testate con buoni risultati.

Va inoltre restituita ai docenti vincolati la possibilità di assegnazione provvisoria interprovinciale, divieto che nella fase attuale sta comportando decisamente più problemi che vantaggi. E sia ripristinata in tutti i concorsi la graduatoria di merito degli idonei, così da poter coprire totalmente i posti vacanti e disponibili, garantendo insegnanti titolari che sono un diritto degli studenti.

Attenzione a non rinunciare a tali graduatorie pure per il futuro! Non c’è alcuna garanzia che si riesca a rispettare la cadenza annuale dei concorsi su cui punta la riforma del reclutamento: nella scuola è già difficile chiuderli in due anni. Si rischiano accavallamenti, moltiplicando i problemi. Prendere impegni del genere con Bruxelles è un autentico salto nel buio.

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