Riforma reclutamento, Pittoni (Lega): “Abilitazione, nessun test a crocette, graduatorie di merito per tutti i concorsi e assegnazione provinciale interprovinciale ai docenti vincolati” [VIDEO]

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Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e vicepresidente della commissione Cultura a Palazzo Madama, è intervenuto a Orizzonte Scuola TV, in merito alla riforma del reclutamento docenti. 

“La correzione più importante da apportare al testo del Governo di riforma del reclutamento dei docenti? Nella fase transitoria del nuovo meccanismo di reclutamento dei docenti, va invertito l’ordine dei fattori. Prioritario non sia il concorso, ma la disponibilità di percorsi formativi abilitanti all’insegnamento senza numero chiuso e senza dover prima superare l’ennesima selezione, e l’accesso diretto ai corsi di specializzazione sul sostegno con tre annualità di esperienza specifica (attualmente oltre un docente di sostegno su tre non è specializzato)”.

“Le categorie interessate a percorsi formativi abilitanti all’insegnamento sono parecchie: docenti precari che insegnano nella scuola statale (seconda fascia Gps), nelle paritarie e nei centri IeFP, con anzianità di servizio pari o superiore a tre anni; docenti di ruolo, cosiddetti “ingabbiati”; dottori e dottorandi di ricerca, cui va riconosciuto il valore esperienziale del percorso di dottorato, ribadendo parallelamente l’importanza di frequentare e superare uno specifico percorso formativo dedicato all’insegnamento nella scuola secondaria”.

“Per riuscire a modificare quanto ci viene chiesto di approvare senza che vi sia stato alcun reale confronto né all’interno della maggioranza né con le forze sindacali, si lavora a emendamenti da condividere con i due relatori. Se la preoccupazione sono i tempi, questi si possono ridurre drasticamente tenendo conto delle annualità di servizio, cioè dell’esperienza sul campo (non solo degli ultimi cinque anni)”.

“Situazioni diverse richiedono soluzioni diverse. Altrimenti si produce ulteriore disparità di trattamento e la dispersione di un bagaglio d’esperienza fondamentale per la qualità del servizio, in controtendenza rispetto al resto d’Europa. La fase transitoria – che ha un precedente significativo nella legge 417 emanata nel 1989 su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e di Sergio Mattarella, allora ministro dell’Istruzione – preveda un piano riservato ai docenti precari di lungo corso, categoria per categoria, normandone il percorso formativo per l’abilitazione e l’eventuale specializzazione sul sostegno, con accesso finale al ruolo”.

“Il concorso ordinario, con procedura semplificata per garantire cadenza regolare e ravvicinata nel tempo, presti invece particolare attenzione a conoscenze disciplinari e capacità comunicativa e relazionale. Nessuna prova preselettiva e – come per il transitorio – nessun test a risposta chiusa, cioè niente selezione a crocette: del docente vanno valutate attitudine, capacità, maturità e possibilmente anche la conoscenza della lingua italiana. Una prova scritta efficace può consistere, ad esempio, in un insieme di quesiti/tracce che richiedano l’elaborazione di un breve saggio strutturato. Condizione per l’ammissione al concorso sia il titolo di studio congiunto all’abilitazione all’insegnamento, così da evitare numeri difficilmente gestibili. Oltre allo scritto a carattere disciplinare con sviluppo – come detto di tematiche particolari, sia previsto un orale consistente nella simulazione di un’unità didattica. Tutte soluzioni ampiamente testate con buoni risultati”.

Ancora: “Va inoltre restituita ai docenti vincolati la possibilità di assegnazione provvisoria interprovinciale, divieto che nella fase attuale sta comportando decisamente più problemi che vantaggi. E sia ripristinata in tutti i concorsi la graduatoria di merito degli idonei, così da poter coprire totalmente i posti vacanti e disponibili, garantendo insegnanti titolari che sono un diritto degli studenti”.

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