Riforma reclutamento docenti, il governo vara il provvedimento dopo una giornata di tensione con le forze politiche

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La riforma del reclutamento docenti arriva in Consiglio dei Ministri. Il governo intende fare presto e ha inglobato il provvedimento atteso dal mondo della scuola all’interno del Decreto PNRR 2, approvato mercoledì scorso dall’esecutivo. 

Secondo le informazioni raccolte dalla nostra redazione, l’accelerazione del governo non è ben vista e i partiti politici non hanno nascosto la loro irritazione per quanto è previsto e diversi componenti della Commissione Istruzione di Camera e Senato hanno saltato la riunione con il ministro dell’Istruzione.

Un percorso universitario di formazione iniziale con almeno 60 crediti formativi, con una prova finale abilitante, cui accedere “anche durante i percorsi di laurea triennale e magistrale o della laurea magistrale a ciclo unico”, poi un “concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale” e un periodo di prova di un anno. Cambia così il reclutamento per i docenti, secondo la bozza all’esame del Consiglio dei ministri. Al concorso potranno accedere anche i precari che abbiano svolto servizio presso le istituzioni scolastiche statali per almeno 3 anni scolastici, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni.

Consiglio dei Ministri presieduto da remoto dal premier Mario Draghi

Concluso il Consiglio dei Ministri, iniziato alle 17.30. La riunione è durata circa un’ora. Sul tavolo, secondo quanto raccolto, è tornato il decreto legge Pnrr 2 approvato la settimana scorsa per modifiche volte a dare spazio a nuove norme sull’arruolamento di docenti. Il premier Mario Draghi, nella residenza di Città della Pieve a causa della positività al Covid, ha presieduto la riunione da remoto.

All’ordine del giorno della riunione, figura anche il decreto legge “per lo svolgimento contestuale delle elezioni amministrative e dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2022 – si legge nella convocazione – nonché per l’applicazione di modalità operative, precauzionali e di sicurezza ai fini della raccolta del voto”.

All’ordine del giorno c’è inoltre un decreto del presidente del Consiglio recante modifiche al Regolamento di riorganizzazione del ministero della Giustizia.

Pittoni: “Comportamento del governo incomprensibile, siamo senza parole”

“Sono passati mesi senza alcun coinvolgimento, si è arrivati all’ultimo Consiglio dei ministri utile per approvare un decreto entro giugno. Ora si presenta una proposta molto poco condivisa e a poche ore dal Consiglio dei Ministri veniamo convocati”. Così il senatore Mario Pittoni, responsabile Istruzione della Lega e membro della Commissione del Senato, spiegando perché molti parlamentari non si siano presentati.

“Come responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega – aggiunge Pittoni – ho presentato una relazione con i nostri suggerimenti prima delle feste di Pasqua, dopo che nei mesi precedenti avevo portato addirittura un’articolata proposta già pronta. Non ho ricevuto riscontri. Non sono stato convocato da nessuno per valutare e approfondire le nostre considerazioni. E mi risulta che nella stessa situazione si siano trovate anche altre forze della maggioranza e lo stesso fronte sindacale. Siamo senza parole”.

“Il tutto – conclude – su un provvedimento come la riforma del reclutamento dei docenti fondamentale per un futuro di qualità del sistema scolastico”.

Rampi: “La riforma è necessaria”

”Mettere un punto fermo sulla modalità con cui si diventa insegnanti in questo Paese è molto importante per chi come noi crede alla cultura come chiave della democrazia e dello sviluppo”. Così il senatore Roberto Rampi, capogruppo Pd in commissione Istruzione.

“La riforma è necessaria non solo perché collegata agli impegni persi con l’Europa, ed è bene che sia condivisa da una larghissima maggioranza perché deve durare per decenni”.

“Approfondiremo nel dettaglio il testo e daremo il nostro contributo per renderlo il migliore possibile, avendo come faro l’idea che il lavoro di insegnare è uno dei più preziosi per un Paese’‘, aggiunge Rampi.

Riforma reclutamento docenti, il governo tira dritto: entro la settimana il testo può essere già in Gazzetta Ufficiale

La riforma: approvazione entro giugno. 70 mila immissioni in ruolo entro il 2024

Si tratta di anticipazioni presenti all’interno di una bozza che il Ministro dovrà presentare alla Commissione Europea, trattandosi di una riforma direttamente connessa al Pnrr. Dunque, i contenuti potrebbero anche essere modificati.

La riforma, così come previsto nel PNRR, dovrà arrivare al traguardo entro giugno. I concorsi, in base a quanto si legge nel documento, saranno su base annuale. L’obiettivo è arrivare entro il 2024 a 70mila immissioni in ruolo.

Sono previsti due percorsi separati per quanto concerne la riforma del reclutamento: uno incentrato sulla formazione iniziale che interessa principalmente i neolaureati e uno dedicato ai precari con tre anni di servizio.

Formazione iniziale per i neo laureati: come diventare insegnante

Il primo percorso, quello dedicato a chi vuole diventare insegnante nei prossimi anni, prevede una Laurea Magistrale o a ciclo unico, un corso di formazione che verrà impartito da centri di Ateneo per il conseguimento di 60 crediti formativi e una prova di abilitazione che darà l’accesso al concorso a cattedra. Al superamento di quest’ultimo si accederà all’anno di prova che si concluderà con la valutazione finale e la definitiva immissione in ruoloPer quanto riguarda la formazione presso gli Atenei, è prevista la creazione dei percorsi in stretta correlazione con il mondo della scuola.

Precari con 3 anni di servizio: ecco il percorso dedicato per l’immissione in ruolo

L’altro canale del reclutamento si concentra sui docenti precari: si prevede infatti un percorso dedicato per supplenti storici che abbiano al loro attivo 36 mesi di attività. Questi insegnanti potranno accedere direttamente al concorso pubblico e procedere successivamente ad un riallineamento formativo tramite un contratto part-time ed un percorso finalizzato all’acquisizione di 30 CFU nei centri di Ateneo, con successiva prova di abilitazione e anno di prova.

Fase transitoria fino al 2024

Ma la riforma prevede una fase transitoria, che vedrebbe l’intenzione di accelerare l’immissione in ruolo dei docenti fino al 2024.

Questa fase transitoria è prevista nei seguenti termini:chi ha la laurea magistrale e 30 CFU formativi universitari e accademici, potrà accedere al concorso docenti. Una volta superato il concorso si otterrà un contratto di supplenza part time e si integrerà la formazione iniziale con altri 30 CFU e si andrà alla prova finale per ottenere l‘abilitazione. Con questa si potrà insegnare nelle scuole paritarie, mentre, per completare il percorso e insegnare nelle scuole statali si dovrà intraprendere l‘anno di prova al termine del quale è prevista la valutazione finale. Chi avrà valutazione positiva sarà infine immesso in ruolo.

Formazione continua incentivata per il personale docente

Una grossa novità contenuta all’interno della bozza di riforma del reclutamento riguarda la formazione continua per il personale. Per incentivarla il governo ipotizza una progressione stipendiale accelerata per i docenti che frequentano con profitto corsi selezionati.

Il percorso di formazione e aggiornamento permanente è articolato in cinque gradi. Il primo grado è conseguito al termine di un percorso di durata quadriennale. Tutti i successivi gradi, dal secondo al quinto, durano cinque anni. Ogni livello si conclude a seguito di una verifica finale collegata anche a una “valutazione del miglioramento dei risultati scolastici degli alunni degli insegnanti che accedono al percorso di formazione e aggiornamento”.

Al raggiungimento di ogni livello di formazione scatta la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale attualmente legata esclusivamente all’anzianità di servizio.

Scarica bozza decreto

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