Riforma reclutamento docenti, Bianchi “gela” i partiti: pochi cambiamenti, fondamentali i soldi UE

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L’esame della riforma del reclutamento docenti entra nel vivo. Domani, mercoledì 25 maggio, alle 14.30 (in diretta su Orizzonte Scuola TV su Facebook e YouTube) ci sarà l’audizione del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Il titolare del dicastero di Viale Trastevere sarà audito dalle commissioni riunite I e VII (Affari costituzionali e Istruzione).

I partiti sono già all’opera per le modifiche anche in vista del termine ultimo per la presentazione degli emendamenti, giovedì 26 maggio.

Così come segnala Italia Oggi, c’è malumore tra le forze di maggioranza. Ci sono forti perplessità per l’impianto del provvedimento e non mancano le criticità, dal sistema di reclutamento alla stabilizzazione dei precari passando per la formazione obbligatoria per gli insegnanti.

Poche illusioni, in realtà, per un reale stravolgimento del decreto legge. Pare, infatti, che il ministro dell’Istruzione abbiamo fermato qualsiasi tentativo di modifica: l’impianto di base prospettato tramite i fondi UE non si cambia. Sì ai miglioramenti, ma devono essere mirati.

I sindacati, intanto, promettono battaglia. Entro la settimana ci sarà un nuovo incontro all’Aran per il rinnovo del contratto. Poi c’è la questione dello sciopero di lunedì 30 maggio in cui le forze sindacali proveranno a mettere pressione al governo.

I margini di una manovra, però, sono davvero stretti e le modifiche al provvedimento non saranno epocali a meno di clamorosi colpi di scena.

TESTO IN GAZZETTA UFFICIALE [PDF]

ITER DELLA RIFORMA

La formazione iniziale e l’abilitazione

Si definiscono le modalità di formazione iniziale, abilitazione e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria.

Sono previsti:

  • Un percorso universitario abilitante di formazione iniziale (corrispondente ad almeno 60 crediti formativi), con prova finale
  • Un concorso pubblico nazionale con cadenza annuale
  • Un periodo di prova in servizio di un anno con valutazione conclusiva

Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea oppure durante il percorso formativo in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo. È previsto un periodo di tirocinio nelle scuole. Nella prova finale è compresa una lezione simulata, per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento.

L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l’immissione in ruolo di chi vuole insegnare. I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

In attesa che il nuovo sistema vada a regime, per coloro che già insegnano da almeno 3 anni nella scuola statale è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

Durante la fase transitoria, coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

La formazione continua e la Scuola nazionale

La formazione in servizio dei docenti diventa continua e strutturata in modo da favorire l’innovazione dei modelli didattici, anche alla luce dell’esperienza maturata durante l’emergenza sanitaria e in linea con gli obiettivi di sviluppo di una didattica innovativa previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La formazione sulle competenze digitali e sull’uso critico e responsabile degli strumenti digitali sarà parte della formazione già obbligatoria per tutti e si svolgerà nell’ambito dell’orario lavorativo.

Viene poi introdotto un sistema di aggiornamento e formazione con una pianificazione su base triennale che consentirà agli insegnanti di acquisire conoscenze e competenze per progettare la didattica con strumenti e metodi innovativi. Questa formazione sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa. I percorsi svolti saranno anche valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

I percorsi di formazione continua saranno definiti dalla Scuola di alta formazione che viene istituita con la riforma e si occuperà non solo di adottare specifiche linee di indirizzo in materia, ma anche di accreditare e verificare le strutture che dovranno erogare i corsi, per garantirne la massima qualità. La Scuola, che fa parte delle riforme del Pnrr, si occuperà anche dei percorsi di formazione di dirigenti e personale Ausiliario, Tecnico e Amministrativo.

LE FAQ

Come si consegue l’abilitazione?

L’abilitazione sarà requisito per accedere ai concorsi a cattedra per l’accesso al ruolo. Sarà fornita da percorsi universitari a numero chiuso sulla base del fabbisogno nazionale. Tali percorsi dovranno rilasciare non meno di 60 crediti formativi, incluso un periodo di tirocinio non inferiore a 20 crediti.

Il titolo non permetterà di accedere ai ruoli, ma a un concorso a cattedra.

Chi potrà partecipare ai concorsi?

Per i posti comuni i docenti dovranno essere in possesso di laurea magistrale o magistrale a ciclo unico o diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica o titolo equipollente o equiparato coerente con la classe di concorso per la quale si partecipa.

Per gli insegnanti tecnico-pratici, la laurea o diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica o titolo equipollente o equiparato coerente con la classe di concorso per la quale si partecipa.

Per i posti di sostegno la specializzazione specifica.

La partecipazione al concorso sarà garantita anche a quanti avranno tre anni di servizio anche non continuativi, nei 5 anni precedenti il bando del concorso. I bandi prevederanno il 30 per cento di posti riservati per ciascuna regione

In cosa consisterà il concorso?

Nel sostenimento e superamento di una unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla o strutturata, volti all’accertamento delle conoscenze e competenze del candidato sulla disciplina della classe di concorso o tipologia di posto per la quale partecipa, nonché sulle metodologie e le tecniche anche della didattica disciplinare, sull’informatica e sulla lingua inglese.

Prova orale nella quale si accertano oltre alle conoscenze disciplinari le competenze didattiche e le capacità e l’attitudine all’insegnamento;

Valutazione dei titoli;

Basterà vincere il concorso per avere accesso al ruolo?

No, i vincitori dovranno superare un anno di prova.

Quanti hanno avuto accesso con i tre anni di servizio, dovranno, inoltre, conseguire 30 crediti formativi universitari che consentirà loro di ottenere il titolo di abilitazione.

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