Riforma reclutamento, Buondonno (SI): “Non va nulla, il governo Draghi continua ad aggredire la scuola italiana” [INTERVISTA]

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Dalla riforma del reclutamento al rinnovo del contratto, passando per le politiche scolastiche dei prossimi anni. A Orizzonte Scuola interviene il responsabile Scuola di Sinistra Italiana, Giuseppe Buondonno. 

La riforma del reclutamento docenti è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale; cosa va e cosa non va nel provvedimento?

“Non va nulla, in quel decreto, a cominciare dal metodo assolutamente privo di dibattito e di concertazione con le organizzazioni sindacali, che non sono “uffici”, ma rappresentano milioni di lavoratori e lavoratrici. Il governo Draghi continua ad aggredire la scuola italiana a colpi di decreti legge, quando servirebbe coinvolgere il mondo dell’istruzione, in tutte le sue componenti, in un dibattito partecipato – non infinito, ma reale – per ripensare, con la scuola non contro di essa, nodi fondamentali come il reclutamento e la formazione dei docenti. I quali non sono la controparte, sono invece – tutti, stabili e precari – l’asse portante del sistema formativo della Repubblica. Nel merito è anche peggio, perché trasforma l’immissione in ruolo di docenti (che già insegnano da anni nelle nostre scuole) in un percorso a ostacoli, che sembra voler scoraggiare chi, invece, ha scelto questa professione indispensabile per il futuro del Paese. Oltretutto, non garantisce una formazione reale, che dovrebbe essere lineare e gratuita, mentre si costringe a lavorare part-time chi deve anche pagare per formarsi. Sinistra Italiana ha chiesto che venga ritirato questo decreto e che si apra un dibattito serio, a cominciare dalle aule parlamentari; alcune forze che, a differenza di noi, siedono in maggioranza, criticano il decreto, ma poi piegano la testa. Noi no, non ci omologhiamo, perché non è giusto, per la scuola e per chi ci lavora. Il 7 e l’8 maggio (sabato e domenica prossimi) saremo impegnati a Pisa, al cinema Arsenale, in una conferenza nazionale sulla scuola, sull’università e sulla ricerca (“Pensiero stupendo. Sapere È Democrazia”), anche per parlare di questo, insieme ad organizzazioni sindacali e studentesche, associazioni professionali e intellettuali; e per discutere il progetto di un nuovo disegno di legge anche su reclutamento e formazione. È un incontro aperto, si può partecipare in presenza, o seguire la diretta sulle nostre pagine Facebook”.

La formazione legata agli incrementi stipendiali è la strada giusta?

“No, non lo è, meno che mai nella forma proposta. Si potrebbe discutere di elementi premiali aggiuntivi, per attività formative su base volontaria; ma noi, ad esempio, stiamo ragionando di introdurre periodi sabbatici retribuiti, per la formazione; così come del fatto che i collegi docenti possano svolgere attività – utili e assai meno generiche – di autoformazione. Poi c’è la sostanza: chi cura questa formazione? A quali agenzie (di solito private) viene assegnata? E, soprattutto, verso quali indirizzi? La sensazione che si voglia forzare la formazione verso competenze puramente esecutive, o misurate solo sulle esigenze imprenditoriali, è fortissima. E, ancora una volta, si possono assumere per decreto scelte che incidono sulla qualità della formazione e sullo stipendio di milioni di insegnanti? No, non si può, almeno in una democrazia. Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d’Europa e non sono tra i meno formati. C’è un problema di formazione, certo, soprattutto nel vortice di una trasformazione della conoscenza e della comunicazione; ma, a maggior ragione, bisogna fermarsi, conoscere e ragionare con gli insegnanti, non sugli insegnanti”.

La mancanza di fondi per la scuola rischia di mettere a rischio le politiche scolastiche dei prossimi anni. Cosa si può fare per rimediare?

“Qui, poi, siamo al paradosso; io faccio l’insegnante e sono davvero indignato. Serviva raddoppiare gli investimenti per la scuola e per l’università – e parlo del bilancio ordinario dello Stato, non dei fondi una tantum del PNRR, sui cui indirizzi, tra l’altro, si dovrebbe aprire un altro capitolo persino più amaro – invece (nel DEF) si taglia la spesa complessiva del 12,5%, cioè lo 0,5% del PIL. Nel contempo si aumentano le spese militari portandole ad oltre 100 milioni di euro al giorno; lo voglio ripetere: 100 milioni di euro al giorno! È una scelta talmente grave, che non la commento neanche. A Pisa noi cominceremo a lavorare, invece, per una legge contro la povertà educativa nelle aree più disagiate, per porre un tetto massimo di 15 alunni per classe (assumendo molti più insegnanti), per estendere il tempo pieno e, per la secondaria di II grado, prevedere forme di tempo prolungato, per non lasciare soli gli adolescenti con le loro difficoltà; rilanceremo la nostra proposta di istruzione gratuita, dal nido all’università, sostenuta dalla fiscalità generale, realmente progressiva. Draghi ha giustificato la riduzione dei fondi con la diminuzione delle nascite, come se questo fosse un dato naturale e non la conseguenza della assoluta precarizzazione di milioni di giovani, che i figli spesso non li possono fare; e ignorando del tutto l’ipotesi di ridurre il numero degli alunni, che sarebbe, invece, un’occasione anche per favorire una didattica più inclusiva ed efficace, più attenta alle diffuse fragilità di giovani e bambini. No, proprio non ci siamo; serve una controffensiva del mondo della scuola, prima che sia tardi”.

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