Riforma in pillole. Dal ruolo del dirigente alle assunzioni e al concorso, dalla chiamata diretta alla valutazione e alle deleghe

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L'analisi di Giuseppe Mariani (Drigente, esperto di diritto scolastico e formatore del personale della scuola. Autore presso la casa editrice EDISES). Il 20 maggio il ddl, con le modifiche apportate in Commissione, fu approvato dalla Camera dei deputati con 316 voti favorevoli e 137 contrari.

L'analisi di Giuseppe Mariani (Drigente, esperto di diritto scolastico e formatore del personale della scuola. Autore presso la casa editrice EDISES). Il 20 maggio il ddl, con le modifiche apportate in Commissione, fu approvato dalla Camera dei deputati con 316 voti favorevoli e 137 contrari.

Il testo passò quindi al Senato per essere incardinato in Commissione Istruzione al Senato: i lavori iniziarono con l’audizione dei sindacati di categoria.

In effetti, lo sciopero del 5 maggio, indetto contro l’approvazione del ddl, aveva riscontrato fra gli insegnanti un’adesione plebiscitaria, la cui onda lunga non era arrivata alla Camera a causa dello stato di avanzamento dei lavori; allo sciopero erano seguiti continui strascichi di manifestazioni e di tentativi di blocco degli scrutini.

La necessità di abbreviare i tempi della discussione in aula e alcuni segnali di sfilacciamento della maggioranza hanno comportato la decisione governativa di porre il voto di fiducia sul testo uscito dalla Commissione: cosa avvenuta, con grande tensione, il 25 giugno (159 voti favorevoli, 112 contrari e nessun astenuto).

Dopo l’approvazione, il provvedimento è ritornato alla Camera dove è in discussione a partire dal 7 luglio prossimo.

L’aver posto la fiducia sul ddl n. 1934 ha comportato che il testo della legge fosse compresso in un unico articolo di 212 commi (c.d. maxiemendamento), con il risultato di disarticolare la razionale struttura su 8 Capi e 26 articoli uscita dalla Camera, producendo una legge di difficile consultazione. Dopo un ultimo passaggio alla Camera, il ddl è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio (legge 13 luglio 2015, n. 107 – Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti ed è in vigore dal giorno successivo.

Quali sono stati gli effetti del passaggio al Senato? Va senz’altro affermato che l’impianto del ddl n. 1934, così come approvato alla Camera, è stato sostanzialmente confermato. Sono quindi valide tutte le indicazioni fornite sopra nel commento al ddl nella versione approvata alla Camera, con l’eccezione di alcune modifiche qui di seguito illustrate.

Il dirigente scolastico

Una prima limatura riguarda il ruolo del dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia: limatura, in verità, solo di facciata, finalizzata a depotenziare l’immagine muscolosa del preside-sindaco fornita a febbraio all’opinione pubblica, stante il criterio generale che nella pubblica amministrazione i poteri di gestione spettano interamente ed esclusivamente al dirigente (v. sopra). Fa specie però non ritrovare nel comma 5 (già art. 2, comma 1) il riferimento al ruolo del dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia.

Alla figura del dirigente scolastico si fa spazio nei commi 78 e seguenti (ex art. 9 “Competenze del dirigente scolastico”), per sottolineare (e non poteva che essere così) che egli agisce “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali”.

Del tutto nuovo è il comma 93 sulla valutazione dei dirigenti scolastici, elemento essenziale di una riforma che affida loro spazi importanti nell’attuazione del POF triennale, nella valutazione dei neo-docenti e nell’individuazione dei docenti cui affidare gli incarichi triennali attuativi del POF.

Chiarito che essa è effettuata ai sensi dell’art. 25, comma 1, del D.Lgs. n. 165/2001, la norma ne fornisce i criteri generali:

a) competenze gestionali ed organizzative finalizzate al raggiungimento del risultati, correttezza, trasparenza, efficienza ed efficacia dell’azione dirigenziale, in relazione agli obiettivi assegnati nell’incarico triennale;

b) valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali del personale dell’istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali;

c) apprezzamento del proprio operato all’interno della comunità professionale e sociale;

d) contributo al miglioramento del successo formativo e scolastico degli studenti e dei processi organizzativi e didattici, nell’ambito dei sistemi di autovalutazione, valutazione e rendicontazione sociale;

e) direzione unitaria della scuola, promozione della partecipazione e della collaborazione tra le diverse componenti della comunità scolastica, dei rapporti con il contesto sociale e nella rete di scuole.

La conseguenza sarà che la retribuzione di risultato non sarà più assegnata a pioggia, come finora avvenuto, ma sulla base delle risultanze del procedimento valutativo.

Il Comitato di valutazione

Una seconda modifica è andata a sanare le preoccupazioni evidenziate (v. sopra) sul nuovo Comitato di valutazione.

E’ stata rafforzata la componente tecnico-professionale: i membri docenti passano da due a tre, di cui due scelti dal collegio dei docenti (che, quindi, torna in gioco) e uno dal consiglio di istituto; ad essi si aggiunge “un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici”.

È stato altresì stabilito che, in sede di valutazione dell’anno di prova dei neo-docenti, il Comitato sia composto esclusivamente dai membri docenti, integrati dal tutor del neodocente, e dal dirigente scolastico: si è così posto rimedio ad una norma di dubbia legittimità, che sarebbe stata fonte di infinito contenzioso.

Si trovò pure il modo di infilare una norma di grazia per i docenti “deboli”: il nuovo comma 119 stabilisce che, in caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova, il personale docente ed educativo sia sottoposto ad un secondo periodo di formazione e prova. C’è da chiedersi se la concessione della ripetizione dell’anno di prova sia d’ufficio, a prescindere dal giudizio negativo sulle prestazioni professionali del neo-docente.

Infine, per quanto riguarda la valorizzazione del merito dei docenti, la legge stessa (comma 129) fornisce i criteri generali ai quale il Comitato deve attenersi:

a) la qualità dell’insegnamento e il contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti;

b) i risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché la collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;

c) le responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale (questo parametro vale per i collaboratori del dirigente scolastico, da lui individuati in numero non superiore al 10% del corpo docente).

La sede di assegnazione docenti: nell’istituto/nell’ambito territoriale

In terzo luogo, per quanto riguarda la questione centrale dell’assunzione a tempo indeterminato dei precari, viene confermata la regola generale dell’incardinamento nei ruoli degli ambiti territoriali, che saranno definiti entro il 30 giugno 2016 dagli USR ed avranno dimensioni inferiori rispetto a quelle della provincia o delle città metropolitane. Entro la stessa data saranno messe in rete le scuole appartenenti al medesimo ambito (comma 70), cos’ da rendere possibili le operazioni di chiamata da parte dei dirigenti scolastici di cui al comma 79.

Rimarranno invece incardinati nei ruoli dell’istituto scolastico (comma 72): – i docenti già di ruolo, a condizione che non chiedano di accedere alla mobilità o che non sia collocati in esubero (in tali casi passano pure loro nei ruoli territoriali);

– i docenti che saranno immessi in ruolo quest’anno sui posti in organico di diritto (con esclusione quindi dei docenti assegnati ai posti aggiuntivi dell’organico potenziato).

Tappe per le immissioni in ruolo dei docenti

Quanto poi, in quarto luogo, alle modalità che saranno seguite per le immissioni in ruolo, esse sono regolate dai commi da 96 a 113 (già art. 10); la sequenza temporale è descritta al comma 98.

In sostanza, si prevede un percorso su tre scaglioni:

1. entro il 15 settembre 2015 saranno assunti sui posti vacanti e disponibili dell’organico di diritto i vincitori del concorso 2012 (50% dei posti) e gli iscritti alle GAE (il restante 50%), assegnando loro una sede provvisoria d’istituto;

2. successivamente saranno immessi in ruolo i docenti per l’organico potenziato, tratti dalle code delle graduatorie di cui sopra: essi quindi non saranno assegnati a cattedre o (nella primaria/infanzia) a posti di insegnamento comune bensì saranno utilizzati per le supplenze fino a 10 giorni o per le attività formative deliberate nel POF triennale;

3. infine, esauriti i posti comunque disponibili nell’ambito territoriale (le province in prima attuazione), i docenti residui saranno assunti sulle disponibilità di altre province da loro stessi segnalate.

La proposta di assunzione va accettata entro dieci giorni dalla sua ricezione; in caso di mancata accettazione, i rinunciatari perdono le possibilità offerte dal piano straordinario di assunzioni e sono depennati dalle rispettive graduatorie (comma 102).

Mentre i docenti di cui al punto 1 sono destinati, a seguito di successive operazioni di mobilità, all’assegnazione di una sede d’istituto, tutti gli altri, assegnati a sede provvisoria per l’anno scolastico 2015/2016, parteciperanno per l’anno scolastico 2016/2017 alle operazioni di mobilità su tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale, ai fini dell’attribuzione dell’incarico triennale.

Infine, a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017, l’inserimento nelle graduatorie di circolo e di istituto potrà avvenire esclusivamente a seguito del conseguimento del titolo di abilitazione (comma 107). Tutto sulle assunzioni

Successivi concorsi

Esaurite le possibilità offerte dal Piano straordinario previsto dal ddl 1934 (a seguito dell’esaurimento totale delle GAE), nell’avvenire l’accesso ai ruoli a tempo indeterminato del personale docente ed educativo della scuola statale avverrà esclusivamente mediante concorsi pubblici nazionali su base regionale per titoli ed esami; saranno messi a concorso anche i posti richiesti dalle istituzioni scolastiche nei piani triennali dell’offerta formativa (comma 108).

Il primo di questi concorsi sarà bandito entro il 1º dicembre 2015 (comma 114) e sarà finalizzato alla copertura di tutti i posti vacanti e disponibili nell’organico dell’autonomia, nonché per i posti che si rendano tali nel triennio.

Limitatamente al predetto bando saranno valorizzati, fra i titoli valutabili in termini di maggiore punteggio:

a) il titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito a seguito sia dell’accesso ai percorsi di abilitazione tramite procedure selettive pubbliche per titoli ed esami, sia del conseguimento di specifica laurea magistrale o a ciclo unico;

b) il servizio prestato a tempo determinato, per un periodo continuativo non inferiore a centottanta giorni, nelle istituzioni scolastiche ed educative statali di ogni ordine e grado.

Le deleghe legislative al Governo

Integralmente confermato l’elenco delle deleghe legislative al Governo di cui all’art. 22 del provvedimento approvato alla Camera. Unica esclusione: il riordino della disciplina degli organi dei convitti e degli educandati.

Le deleghe (commi 177-188) sono dettagliatamente accorpate per aree omogenee. Ne diamo qui una sintesi per sommi capi:

a) riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione, a partire dalla redazione di un nuovo Testo unico;

b) riordino del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria, prevedendo, tra l’altro, l’avvio di un sistema regolare di concorsi nazionali per l’assunzione, con contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale di formazione e apprendistato professionale, di docenti nella scuola secondaria statale.

c) promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, ridefinendo il ruolo del docente di sostegno nonché le modalità della certificazione;

d) revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale;

e) istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia;

f) garanzia dell’effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle competenze delle regioni in tale materia, attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni;

g) promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici e sostegno della creatività connessa alla sfera estetica

h) revisione, riordino e adeguamento della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero;

i) adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato sia del primo che del secondo ciclo.

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