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Riforma pensioni: si potrà uscire tutti a 62 anni?

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Sarà possibile dopo il 2022 andare in pensione a 62 anni? Le casse dell’INPS sosterranno l’uscita anticipata.

La prospettiva paventata dall’OCSE di una pensione futura solo al compimento dei 70 o 71 anni di età spaventa anche se è, purtroppo, realistica per chi oggi entra nel mondo del lavoro. E la prospettiva diverrà, tristemente, realtà se non si interviene in maniera strutturale in ambito previdenziale.

E questa dovrebbe essere la riforma a cui è chiamato l’esecutivo a partire dal prossimo anno. E anche se le parti sociali insistono per un pensionamento flessibile a 62 anni il primo interesse, al momento, sembra essere quello di far quadrare i conti, non solo oggi ma anche in futuro.

Quello che serve, quindi, è un sistema previdenziale che sia sostenibile e che non richieda il pagamento degli errori passati da parte dei giovani che entrano nel mondo del lavoro solo in questi anni.

Riforma pensioni

Per il 2022 i giochi sono fatti con una quota 102 che, però, a fine 2022 finirà e con una proroga annuale di Ape sociale e opzione donna.

Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, a tal proposito afferma che “Lunedì siamo stati convocati – ha aggiunto – si avvii una vera riforma perché la legge Fornero così com’è non va bene”. Il sindacalista ricorda che l’impegno della riapertura dei tavoli di confronto “è stato preso a novembre. Non so se è già un risultato dello sciopero, vedremo. Si apra una vera trattativa, un confronto con i sindacati. L’ascolto non basta”.

La CGIL, quindi, ha fretta di iniziare a vedere fatti per quel che riguarda la riforma previdenziale.

Pensione a 70 anni

Ma cosa porterà i giovani ad andare in pensione a 70/71 anni? l’Inps prevede “un aumento dell’aspettativa di vita di due mesi ogni due anni dal 2033 e di tre mesi ogni due anni dal 2040” mentre oggi, con le varie opzioni di anticipo l’età media di pensionamento è di 61,8 anni.

Se non si interviene strutturalmente sulla legge previdenziale, quindi, è realistico pensare che in futuro il pensionamento sarà possibile solo dopo i 70 anni.

Ma proprio in base a queste premesse la riforma della pensioni appare complicata: se da una parte i sindacati vogliono una flessibilità in uscita a 62 anni, dall’altra ci sono le modifiche strutturali che occorrono al sistema per renderlo sostenibile.

E una pensione a 62 anni non è sostenibile dal sistema previdenziale a meno che non si preveda subito un passaggio al calcolo contributivo. Ad oggi, infatti solo 200mila lavoratori ricadono interamente nel sistema retributivo (e quindi con calcolo contributivo solo a partire dal 2012). Chi accede oggi alla pensione, infatti, già ha, nella maggior parte dei casi, almeno due terzi della pensione calcolata con il sistema contributivo. Sempre meno, secondo i sindacati, l’età di pensionamento ha un’incidenza sui costi da sostenere (considerando i coefficienti di trasformazione che già penalizzano la pensione se si accede prima).

Ma solo con il passaggio interamente al contributivo sarà possibile cambiare definitivamente approccio al problema previdenziale perchè abbassare l’età pensionabile costerà meno e potrà essere lasciato direttamente alla volontà del lavoratore scegliere a quale età accedere alla quiescenza.

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