Riforma pensioni: quella anticipata con 62 anni di età e senza tredicesima

di Lucrezia Di Dio
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Rendere più flessibile il pensionamento e rivedere la Riforma Fornero nell’ambito delle pensioni,  è diventato lo scopo primario del governo soprattutto per permettere ai giovani di avere più chance nel trovare un lavoro.

Rendere più flessibile il pensionamento e rivedere la Riforma Fornero nell’ambito delle pensioni,  è diventato lo scopo primario del governo soprattutto per permettere ai giovani di avere più chance nel trovare un lavoro.

In una nota diffusa dal ministro dell’Economia Pier Paolo Padoan sono state illustrate le principali misure che il governo potrebbe adottare, che però devono rimanere in linea con la tenuta del sistema nel futuro e con la tenuta dei conti attuali. Proprio per questo motivo il governo sta valutando le varie ipotesi cercando di capire se la flessibilità in uscita sia sostenibile dalle finanze del sistema a lungo termine.

Padoan afferma che trovare una soluzione sarebbe un modo di favorire l’occupazione giovanile, soprattutto per quel che riguarda la pensione anticipata.




Per limitare il più possibile l’impatto sulle finanze di eventuali anticipazioni della pensione si sta pensando ai vari metodi per poterlo permettere e una delle ipotesi avanzate riguarderebbe proprio le penalizzazioni da imporre che fisserebbe l’età minima pensionabile a 62 anni, con almeno 35 anni di contributi e una penalizzazione massima di una mensilità l’anno

Facendo calcoli molto approssimativi la penalizzazione si tradurrebbe in 1500 euro in meno per ogni pensione annua di almeno 19.500 euro. I pensionati dovrebbero quindi ragionare su uno scambio che prevederebbe una anticipazione della pensione di 4 anni in cambio della tredicesima che dovrebbero laciare per sempre nelle casse dello Stato.

A prevedere questo tipo di penalizzazione (8% circa) sono entrambi i decreti depositati da Damiano e Sacconi  che vogliono puntualizzare, però, che continuano a ritenere impensabile alla flessibilità in cambio di un ricalcolo dell’assegno previdenziale con il metodo contributivo; ancora più impensabile, sottolinea Damiano, la minaccia del ricalcolo di tutti gli assegni previdenziali, compresi quelli già erogati con il retributivo. Si rischierebbe, secondo il presidente della Commissione Lavoro, di scatenare uno scontro sociale portando, inoltre, molti pensionati sulla soglia di povertà.

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