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Riforma pensioni post quota 100: 3 le ipotesi ma i sindacati hanno le idee chiare

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Riforma pensioni: le ipotesi più gettonate sono attualmente 3 anche se i sindacati sanno benissimo quello che vogliono.

L’addio alla quota 100 il 31 dicembre 2021 ormai, è una certezza. La riforma pensioni che il governo Draghi, invece, dovrebbe portare a termine entro fine anno di certezze ne da ben poche.

Per la riforma pensioni l’esecutivo pensa a dare maggiore flessibilità in uscita ai lavoratori che appartengono a categorie svantaggiate e prevedere l’accesso alla pensione anticipata ma prevedendo delle penalizzazioni per non far gravare gli anticipi sui conti pubblici.

Riforma pensioni, le ipotesi

Le ipotesi, anche se ne sono state avanzate molteplici, che sembra essere più gettonate al momento sono la quota 102 (64 anni di età con 38 anni di contributi prevedendo lo stesso meccanismo della quota 100), quota 41 per tutti indipendentemente dall’età e l’uscita anticipata a 62 anni ma con ricalcolo contributivo della pensione.

Ovviamente ognuna delle misure appena nominate ha pro e contro sia per il governo che per i lavoratori. Ma i contro che gravano sui lavoratori, quasi sempre, sono rappresentati da un costo troppo alto per rendere l’anticipo conveniente (se si attuano delle penalizzazioni come il ricalcolo contributivo il lavoratore ipoteca tutta la sua futura pensione accettando, come oggi accade nell’opzione donna, una perdita dell’assegno previdenziale che potrebbe toccare anche il 30%).

I sindacati hanno le idee chiare

In questo clima di incertezza per quello che sarà il panorama previdenziale in futuro ad avere le idee chiare sembrano essere solo i sindacati che continuano, imperterriti a chiedere sempre le stesse cose: o la quota 41 per tutti indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni, o la pensione con 64 anni di età e 20 anni almeno di contributi versati sulla falsariga di quello che oggi avviene con la pensione anticipata contributiva (che richiede un assegno di almeno 2,8 volte l’assegno sociale INPS).

Quello che si sospetta, però, è che al 1 gennaio 2022 nessuna riforma sarà realizzata e che si sarà costretti a ritornare di prepotenza ad una legge Fornero.

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