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Riforma pensioni, per l’INPS da 36 a 41 anni di contributi

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Riforma pensioni, 3 le proposte avanzate dall’INPS che vanno dai 36 ai 41 anni di contributi ma molti anche i nodi da sciogliere.

Pasquale Tridico, presidente dell’INPS ha presentato alla Camera l’annuale Rapporto dell’Istituto nel quale sottolinea il bisogno, per l’Italia, di rimettere a posto il mercato del lavoro per ridurre le diseguaglianze che la crisi COVID non ha fatto altro che ingigantire. Necessaria, secondo l’INPS, un riforma previdenziale che, oltre ad essere sostenibile economicamente, permetta di essere equa dal punto di vista intergenerazionale.

La crisi COVID

“Gli interventi messi in atto dall’Istituto hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari, pari a circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva di 44,5 miliardi” spiega Tridico nella relazione sottolineando che gli aiuti economici per la crisi sono passati quasi interamente dall’INPS.

Ma oltre alle varie indennità COVID e alla cassa integrazione il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza hanno aiutato a ridurre le tensioni sociali. Un italiano su 3 è stato, quindi, assistito dall’INPS durante la crisi pandemica.

Ma se per oltre un anno i posti di lavoro sono stati garantiti dal blocco dei licenziamenti, ora si deve fare i conti anche con lo stop a tale blocco che, inevitabilmente porterà molti lavoratori a trovarsi senza un’occupazione.

Ma il punto caldo della relazione resta sicuramente quello in ambito previdenziale dove Tridico sottolinea la preoccupazione sul futuro della pensioni accentuato anche dall’invecchiamento demografico della popolazione.

Necessario, per il presidente dell’INPS, favorire la natalità per non avere una popolazione prevalentemente vecchia, e sostenere sia l’occupazione giovanile che quella femminile.

Per quel che riguarda le misure di flessibilità sono state favorite le fasce più forti della popolazione  poichè la quota 100 ha permesso il pensionamento di 180mila uomini e solo 73mila donne. Ad utilizzare la misura, poi, prevalentemente uomini con redditi medio alti e, tra le altre cose, l’anticipo pensionistico non ha favorito maggiori assunzioni.

Nelle intenzioni del governo che ha introdotto la quota 100, infatti, uno dei vantaggi della misura era quello di far aprire le porte del mercato del lavoro ai giovani mentre così non è stato.

Riforma pensioni, le proposte

Nel rapporto l’INPS avanza anche 3 proposte di riforma in ambito previdenziale.

  • Pensione con 41 anni di contributi per tutti, indipendentemente dall’età
  • Pensione a 64 anni con 36 anni di contributi e calcolo contributivo dell’assegno previdenziale
  • Pensione a63 anni calcolata solo sui contributi versati nel sistema contributivo, al raggiungimento dei 67 anni spetterebbe anche la quota retributiva.

Gli aspetti finanziari delle 3 proposte sono stati esaminati da Tridico che afferma “Dall’approfondimento emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi”

Non solo aspetti economici, però, visto che deve essere affrontato anche un importante problema strutturale: età di pensionamento e coefficienti di trasformazione oggi sono uguali per tutti e non tengono presente il tipo di lavoro svolto. Tridico sottolinea che “i cittadini con le pensioni più basse e che vivono meno a lungo finanziano i cittadini con le pensioni più alte che vivono più a lungo” molto probabilmente perchè hanno svolto lavoro meno pesanti.

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