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Riforma pensioni: la ricetta dell’INPS prevede Ape sociale allargata e quota 63

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All’Ape sociale allargata si affianca la quota 63 proposta da Tridico che però, a nostro avviso, potrebbe non interessare tutti.

L’INPS da il suo contributi alla riforma pensioni presentando delle proposte a impatto economico ridotto e che, quindi, costerebbero poco allo Stato. Ma se da una parte si propone l’Ape sociale rivista ed ampliata, dall’altra spunta la quota 63. Vediamo di cosa si tratta e chi coinvolgerebbero le misure proposte dall’INPS.

Riforma pensioni INPS

Si sa, ormai, che la prossima riforma pensioni deve avere costi contenuti perchè le casse dello Stato non possono accollarsi anche gli anticipi pensionistici, non in un periodo come questo, in cui il debito pubblico è alle stelle. E mentre il Parlamento lavora sull’eventuale proroga dell’Ape sociale fino al 2026 con una platea di beneficiari allargata, Pasquale Tridico avanza un’altra proposta.

Il presidente dell’INPS fa sapere, in ogni caso che la proroga dell’Ape sociale costerebbe alle casse dello stato 1 miliardo di euro (in 3 anni), un costo accettabile e sostenibile. Ma secondo Tridico all’Ape sociale serve un sostegno, essendo destinata, appunto, solo a determinate categorie di lavoratori.

E rispunta la cosiddetta quota 63, ovvero la pensione proposta dall’INPS con la quota contributiva. L’aveva già proposta Tridico, a 62 o 63 anni una pensione che rendesse disponibile al lavoratore solo la quota contributiva maturata.

Ed ora la ripropone a 63 o 64 anni con la liquidazione all’accesso solo della quota contributiva dell’assegno. Il riconoscimento della restante pensione, quella derivante dalla quota retributiva, si avrebbe solo al compimento dei 67 anni. In questo modo si permetterebbe ai lavoratori che ricadono nel sistema misto di poter accedere alla pensione ad un massimo di 64 anni come oggi accade con la pensione anticipata contributiva riservata, però, solo ed esclusivamente ai lavoratori che non hanno anzianità contributiva prima del 1 gennaio 1996.

In questo modo il lavoratore nel sistema misto potrebbe richiedere in anticipo solo la quota contributiva della pensione e la cosa potrebbe tornare comodo a coloro che si trovano senza lavoro e senza reddito: avere una sorta di anticipo sulla pensione realmente spettante al compimento dei 67 anni.

Un’indennità sostitutiva della pensione da vedersi erogare fino all’accesso alla pensione di vecchiaia, insomma, che poco o niente potrebbe far gola a coloro che sono in costanza di rapporto di lavoro.

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