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Riforma pensioni, in arrivo con Legge di Bilancio o si ritorna alla Fornero?

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Gli scenari di pensionamento per il 2023 non sono certo rosei: cosa rimarrebbe ai lavoratori senza un intervento?

Ancora tanta incertezza per quel che riguarda la riforma delle pensioni. Attestato che entro fine anno non si può sperare in alcun modo in un intervento strutturale che riesca a modificare e limare la Legge Fornero, l’unica alternativa ad  un ritorno brusco ai requisiti dell’attuale legge previdenziale è l’inserimento in Legge di Bilancio di qualche proroga o di misure sperimentali.

Riforma pensioni, a che punto siamo?

Le proposte si rincorrono e vanno dalla pensione quota 41 per tutti all’anticipo a 62/63 anni con le quote. La penalizzazione, in ogni caso, incombe sui lavoratori perchè quello che risulta chiaro in questo clima di incertezza è solo che le casse dello Stato non possono sostenere anticipi pensionistici. L’unico modo per permettere a tutti di uscire a piacimento dal mondo del lavoro è con il sistema contributivo visto che quest’ultimo restituisce la pensione calcolata sui soli contributi versati.

Altra cosa che, ormai, è chiara a tutti è che dopo le elezioni gli scenari possono essere solo due:

  • Ritorno alla Legge Fornero con tutte le sue rigidità e le sue criticità;
  • Interventi temporanei in attesa che possa essere redatta una riforma pensioni strutturale.

Per cambiare strutturalmente la legge che regola i pensionamenti in Italia occorre uno studio approfondito e tempi tutt’altro che brevi. Sicuramente il nuovo governo non avrà il tempo necessario di occuparsi della riforma non appena insediato e per forza di cose non si riuscirebbe ad intervenire per i pensionamenti 2023. E dal 1 gennaio del prossimo anno la situazione per chi vuole accedere alla pensione potrebbe farsi davvero critica senza un intervento, seppur temporaneo.

La scadenza della quota 102 e al contempo la scadenza delle proroghe di Ape sociale e opzione donna, infatti, toglierebbero 3 possibilità importanti di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro.

Se non ci saranno interventi  in Legge di Bilancio dal 1 gennaio 2023 i lavoratori potranno pensionarsi solo con la pensione di vecchiaia a 67 anni (3 anni in più di quelli attualmente richiesti dalla quota 102) o con la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne (ed anche in questo caso lo scalino, rispetto ai 38 anni richiesti dalla quota 102, è abbastanza pesante).

Certamente rimarrebbero in vigore misure di anticipo, ma tutte sono destinate solo a platee abbastanza ristrette:

  • pensione anticipata contributiva a 64 anni con 20 anni di contributi destinata solo a chi non ha contributi prima del 1996;
  • quota 41 che comprende solo lavoratori precoci che rientrano in determinati profili di tutela;
  • RITA, misura sicuramente interessante, ma che taglia fuori tutti coloro che non sono titolari di un fondo previdenziale complementare.

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