Riforma pensioni: flessibilità in uscita, decurtazioni e maggiorazioni

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Il governo deve intervenire sulla riforma delle pensioni per presentare un progetto che renda più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro, soprattutto in vista di quanto annunciato per il 2016, anno in cui l’aspettativa della vita porterà i lavoratori a rimandare l’età della pensione di 4 mesi.

Il governo deve intervenire sulla riforma delle pensioni per presentare un progetto che renda più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro, soprattutto in vista di quanto annunciato per il 2016, anno in cui l’aspettativa della vita porterà i lavoratori a rimandare l’età della pensione di 4 mesi.

Le proposte avanzate sono tante ma al momento i fatti ancora non ci sono anche se il ministro Giuliano Poletti ha confermato di nuovo che un intervento sulla riforma delle pensioni è all’ordine del giorno. Dalle parole del ministro si evince che le decisioni al riguardo saranno prese con la prossima legge di stabilità anche se ancora non è chiaro come l’esecutivo intende intervenire.

Il nodo resta comunque quello sulla flessibilità in uscita, intervento che punta a risolvere le situazioni più calde che riguardano esodati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali.

Poletti ribadisce che bisogna intervenire prima sulle situazioni che socialmente sono più delicate di chi, una volta perso il lavoro, non riesce a maturare i requisiti per il pensionamento.




Pensionamenti flessibili

La proposta che al momento sembra piacere di più è quella avanzata da Cesare Damiano sulla flessibilità in uscita che porterebbe i lavoratori a poter accedere alla pensione al compimento dei 62 anni con 35 anni di contributi e una penalizzazione massima dell’8%.

Vediamo quali sarebbero le penalizzazioni con le diverse età anagrafiche e con diversi anni di contributi:

62 anni di età e 35 anni di contributi: – 8%
62 anni di età e 36 anni di contributi: – 7,7%
62 anni di età e 37 anni di contributi: – 7,3%
62 anni di età e 38 anni di contributi: – 6,9%
62 anni di età e 39 anni di contributi: – 6%
62 anni di età e 40 anni di contributi: – 3%
63 anni di età e 35 anni di contributi: – 6%
63 anni di età e 36 anni di contributi: – 5,7%
63 anni di età e 37 anni di contributi: – 5,3%
63 anni di età e 38 anni di contributi: – 4,9%
63 anni di età e 39 anni di contributi: – 4%
63 anni di età e 40 anni di contributi: – 2%
64 anni di età e 35 anni di contributi: -4%
64 anni di età e 36 anni di contributi: -3,7%
64 anni di età e 37 anni di contributi: -3,3%
64 anni di età e 38 anni di contributi: -2,9%
64 anni di età e 39 anni di contributi: -2%
64 anni di età e 40 anni di contributi: -1%
65 anni di età e 35 anni di contributi: -2%
65 anni di età e 36 anni di contributi: -1,7%
65 anni di età e 37 anni di contributi: -1,3%
65 anni di età e 38 anni di contributi: -0,9%
65 anni di età e 39 anni di contributi: -0,5%
65 anni di età e 40 anni di contributi: -0,3%
66 anni di età e contributi per 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41 anni l’assegno pensionistico rimane al 100%
67 anni di età e contributi per 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41 anni l’assegno pensionistico è maggiorato del 2%
68 anni di età e contributi per 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41 anni l’assegno pensionistico è maggiorato del 4%
69 anni di età e contributi per 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41 anni l’assegno pensionistico è maggiorato del 6%
70 anni di età e contributi per 35, 36, 37, 38, 39, 40 e 41 anni l’assegno pensionistico è maggiorato dell’8%
Con 41 anni di contributi è possibile il pensionamento sempre, senza vincoli di età e con l’assegno pensionistico al 100%.

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