Riforma pensioni: la flessibilità e reddito minimo, la proposta di Boeri

di Lucrezia Di Dio
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Il presidente dell’Inps Tito Boeri propone una flessibilità sostenibile per una riforma delle pensioni che permetterebbe di aiutare i lavoratori in crisi a raggiungere i requisiti per la previdenza sociale.

Il presidente dell’Inps Tito Boeri propone una flessibilità sostenibile per una riforma delle pensioni che permetterebbe di aiutare i lavoratori in crisi a raggiungere i requisiti per la previdenza sociale.

Da un lato Boeri auspica l’introduzione di un ammortizzatore sociale che vada a tutelare coloro che, dai 55 anni in poi, sono rimasti senza lavoro avendo un reddito basso. Sarebbe un reddito minimo ce potrebbe  essere finanziato, secondo la visione del presidente dell’Inps, dalle pensioni più alte ottenute con criteri più vantaggiosi. Secondo Boeri da questo contributo di solidarietà si potrebbero ottenere 1,5 miliardi l’anno. Il presidente dell’Inps fa notare che, nonostante non è mai bello, sugli assegni al di sopra di un certo importo si necessita comunque di un intervento. La proposta sarà ufficializzata entro il prossimo giugno e andrebbe, quindi a tassare i pensionati più ricchi senza tenere conto dei contributi effettivamente versati.




Secondo Cesare Damiano la proposta potrebbe essere pericolosa e il deputato auspicherebbe prima una revisione di chi è stato liquidato con contribuzioni più basse e regole sull’anticipo pensionistico più generose, come ad esempio i dirigenti che hanno avuto accesso alla pensione con l’80% della retribuzione e 30 anni di contributi.

Un altro capitolo fondamentale della riforma pensioni riguarda la flessibilità in uscita, su cui sta già lavorando la Commissione Lavoro alla Camera. La proposta che al momento appare la più gradita sembra essere quella che prevede un anticipo sulla pensione di 4 anni rispetto all’età pensionabile di 66 anni, con penalizzazioni. Il Ddl Damiano prevede una penalizzazione del 2% l’anno per un massimo di decurtazione dell’8%.

Un intervento deciso è urgente, però sul fronte età pensionabile delle lavoratrici, senza una correzione alla legge attuale nel 2016 l’età pensionabile delle donne passerebbe a 65 anni e 7 mesi, contro i 63 anni e 9 mesi attuali.

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