Riforma pensioni 2014: con la flessibilità del progetto Damiano si tornerà alla pensione di anzianità?

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Nella prossima legge di stabilità si tornerà a parlare di riforma delle pensioni e, dopo il caso dei Quota 96, il mondo della scuola attende con ansia le possibili novità che questa riforma potrebbe portare sui metodi di pensionamento.

Nella prossima legge di stabilità si tornerà a parlare di riforma delle pensioni e, dopo il caso dei Quota 96, il mondo della scuola attende con ansia le possibili novità che questa riforma potrebbe portare sui metodi di pensionamento.

Si torna a parlare di pensione anticipata e di flessibilità alle modalità di accesso alla pensione, ipotesi ventilate dal ministro Poletti e da Vittorio Conti, commissario straordinario dell’Inps.

RIforma pensioni e progetto Damiano
Anche con il progetto di Cesare Damiano, firmatario di una proposta di legge del 30 aprile 2013 insieme a Baretta e Gnecchi, sembra voler essere rilanciata per permettere una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione anticipata. La proposta del presidente della commissione lavoro prevede la possibilità di pensionamento per coloro che hanno 62 anni di età e 35 anni di contributi. Secondo alcuni potrebbe essere una reintroduzione della vecchia pensione di anzianità.

In realtà la proposta di Damiano prevede anche un sistema di premialità e penalità e riguarda una fascia di età compresa tra i 62 e i 70 anni e si basa su una somma tra anzianità contributiva ed età anagrafica (come la Quota 96).




Premi e penalità
Per quanto riguarda i premi e le penalità contenuti in questa possibile riforma delle pensioni riguardano principalmente l’uscita dal mondo del lavoro: più si anticipa il pensionamento e maggiore sarà la decurtazione sulla rendita pensionistica (l’8% per chi decide di uscire dal mondo del lavoro a 62 anni, 7% per chi decide di andare il pensione a 63 anni fino ad annullarsi al compimento dei 66 anni di età), al contrario più si ritarda l’uscita oltre i 66 anni e maggiori saranno i benefici economici (l’incremento dell’assegno sarà del 2% l’anno per ogni anno per arrivare ad un beneficio massimo dell’8% se si decide di andare in pensione al compimento del settantesimo anno di età).

Uno dei requisiti per poter accedere all’uscita anticipata dal mondo del lavoro è che l’importo dell’assegno previdenziale sia pari o superiore ad 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, la somma erogata ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate (pensione sociale).

Con la flessibilità nella riforma della pensione si cerca di porre un rimedio al problema degli esodati e a quello dei quota 96 della scuola, ma resta comunque il problema delle copertura finanziarie che sicuramente dovrà essere affrontato e risolto prima della prossima legge di stabilità, che sarà approvata entro la fine dell’anno. Reperire le risorse necessarie resta, quindi il problema principale, anche se si era parlato di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte, ipotesi poi accantonata dopo l’indignazione e le minacce da parte dei sindacati.

 

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