Riforma pensioni e prestito pensionistico: converrà ai redditi più bassi

di Lucrezia Di Dio
ipsef

La flessibilità in uscita deve in ogni caso avere un costo, non può essere gratis e così il prestito pensionistico, o APE, avrà un costo anche se le penalizzazioni saranno quasi pari a zero per chi versa in una condizione economica di bisogno.

La flessibilità in uscita deve in ogni caso avere un costo, non può essere gratis e così il prestito pensionistico, o APE, avrà un costo anche se le penalizzazioni saranno quasi pari a zero per chi versa in una condizione economica di bisogno.

A prometterlo e Tommaso Nannicini che spiegando il progetto del governo sulla riforma pensioni afferma che la decurtazione per chi deciderà di uscire con 3 anni di anticipo rispetto ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia, sarà basata sull’importo dell’assegno pensionistico.

La flessibilità non può essere gratis e in ogni caso sarà prevista una decurtazione sull’assegno ma per i soggetti cui serve una tutela gran parte della penalità sarà sulle spalle dello Stato.




"L'importante è prendere atto che la flessibilità in uscita non può essere gratis: a parte alcune proposte che avevano un rapporto disinvolto con il principio di realtà, quelle avanzate finora avevano tutte un costo fisso per ogni anno di anticipo. La nostra non fa eccezione, ma a differenze delle altre riusciremo a modulare questo costo con una detrazione fiscale che aiuta i soggetti meritevoli di tutela"
 spiega il sottosegretario alla Presidenza.

Il prestito pensionistico prevede uno sconto di 3 anni sui requisiti richiesti per l’uscita con la pensione di vecchiaia grazie al prestito pensionistico che il lavoratore restituirà, con rate ventennali, grazie a microprelievi effettuati sulla pensione di vecchiaia. Ma tale restituzione sarà basata sul reddito e per i soggetti più deboli economicamente sarà pari all’1%. In sostanza la decurtazione sarà pari al 3% totale sull’assegno pieno, meno di quanto era previsto con il disegno di legge Damiano che prevedeva una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo (quindi il 6% totale).

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