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Riforma pensioni, cosa accadrà dal 1 gennaio 2023?

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I mesi passano ma della riforma pensioni ancora non si parla. Cosa accadrà dal 1 gennaio 2023?

La riforma pensioni è ancora in alto mare e il governo sembra non trovare la quadra al problema previdenziale. La soluzione, promessa per la fine di maggio, sembra ancora lontana e i sindacati spingono  per fare presto. Nessun correttivo alla Legge Fornero è stato inserito nel DEF e, stando così le cose la riforma previdenziale tornerebbe alla sua forma originaria a partire dal 1 gennaio 2023.

La partita, quindi, è attualmente ancora aperta e tutto potrebbe ancora succedere. L’unica certezza che c’è attualmente è che  la Quota 102 non sarà rinnovata all’inizio del 2023. Ma con la misura a scadenza a fine anno il governo deve trovare una misura flessibile che possa mitigare il ritorno della Fornero.

L’ipotesi della pensione a due termpi

L’ipotesi che sta circolando in quest’ultimo periodo è quello di una pensione a due tempi, ovvero assegno in due momenti diversi: prima e dopo i 67 anni. Il sistema in questione, proposto dal presidente dell’INPS Pasquale Tridico, prevede una prima quota di pensione liquidata alla richiesta. In questo caso verrebbe pagata solo la pensione maturata nel sistema contributivo.

La seconda quota, quella retributiva, spetterebbe solo al compimento dei 67 anni di età. L’assegno pieno, quindi, anche anticipando, spetterebbe solo con la pensione di vecchiaia. La pensione in due tempi, come la quota 102, richiede 64 anni di età ed almeno 20 anni di contributi. In questo modo si aprirebbe all’anticipo per tutti quelli che hanno versato almeno 20 anni di contributi.

I sindacati dal canto loro, continuano a chiedere una flessibilità a 62 anni o, in alternativa, con 41 anni di contributi. In ogni caso, resterebbero in vigore le misure previste dalla Legge Fornero, ovvero:

  • pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni;
  • pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne.

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